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Lavoro nero: come fare denuncia e cosa si rischia

14 Maggio 2017
Lavoro nero: come fare denuncia e cosa si rischia

Come scaricare il modulo con la denuncia alla guardia di Finanza e come rivolgersi all’Ispettorato del lavoro; i rischi per chi denuncia il lavoro in nero e le sanzioni.

Hai iniziato a lavorare per un’azienda ma l’assunzione non è stata denunciata al centro per l’impiego? Hai più volte richiesto che il tuo contratto sia regolarizzato ma il tuo datore di lavoro non ne vuole sapere e ora, dopo aver pazientato a lungo, ti stai chiedendo come denunciare il lavoro in nero? Non solo la strada è molto semplice, ma il dipendente non rischia alcunché: il tuo rapporto di lavoro, infatti, sarà automaticamente convertito in un contratto full time a tempo indeterminato. Con la conseguenza che il datore non potrà più licenziarti se non per una giusta causa (leggi Come licenziare un dipendente a tempo indeterminato).

Esistono diversi modi per denunciare un lavoro in nero. Il primo, e forse più semplice, è quello di inviare una segnalazione alla Guardia di Finanza, compilando il modulo che trovi sul relativo sito o che puoi scaricare da questo link: modulo per denunciare un lavoro in nero. La denuncia non può essere anonima, tuttavia giurisprudenza [1] e Ministero del lavoro [2] ritengono che tanto il nome del denunciante quanto le dichiarazioni dei lavoratori acquisite dalle autorità nel corso dell’ispezione debbano rimanere segrete. In altri termini, il datore di lavoro non ha diritto all’accesso agli atti amministrativi per conoscere chi lo ha segnalato e cosa, nel corso della verifica, hanno detto i suoi dipendenti. E la ragione è molto semplice: evitare che, a seguito della fuga di notizie, ci possano essere poi atteggiamenti discriminatori nei confronti di chi ha avuto il coraggio di denunciare un lavoro in nero. Sul punto, però, esistono sentenze che ritengono invece che la riservatezza del lavoratore debba invece cedere il passo al diritto del datore di conoscere i nomi di chi lo ha denunciato, in modo da potersi meglio difendere [3].

La denuncia di lavoro in nero fatta alla Guardia di finanza, però, può essere anche presentata da un soggetto terzo, non necessariamente dipendente dell’azienda interessata, il che consente di superare il rischio che l’azienda possa, in un modo o nell’altro, risalire al nome del denunciante.

Una volta ricevuta la denuncia di lavoro in nero, la Guardia di Finanza può decidere se interessare di ciò l’Ispettorato del lavoro (presso la Direzione del Lavoro), cui trasmette gli atti per competenza, oppure procedere direttamente all’ispezione con i propri dipendenti.

Un secondo modo per denunciare un lavoro in nero è rivolgersi alla Direzione del lavoro, ufficio dell’Ispettorato del lavoro più vicino al luogo ove vi è la sede dell’azienda dove tu sei impiegato. La denuncia può essere inviata con Pec (posta elettronica certificata) o con raccomandata a.r. dell’avvocato. In alternativa il lavoratore può presentarsi presso gli uffici e sporgere la denuncia di lavoro in nero allegando un documento di identità.  L’Ispettorato ha ormai preposto un ispettore di turno che riceve tali denunce e ne lascia copia al diretto interessato (in precedenza veniva invece consegnata solo un’attestazione di presentazione).

A questo punto possono verificarsi due ipotesi. Se la questione oggetto di denuncia comprende questioni di carattere retributivo viene fissato un accordo di conciliazione (cosiddetta «conciliazione monocratica»). Nel corso di tale incontro, l’Ispettore del lavoro tenterà un accordo e imporrà all’azienda la regolarizzazione nonché il pagamento di tutti gli arretrati al dipendente. All’azienda viene dato un termine entro cui adempiere; così la riunione viene rinviata a qualche giorno dopo. Se entro tale lasso di tempo non è intervenuta la regolarizzazione e il pagamento di tutti i contributi, parte l’accesso vero e proprio e l’ispezione, con tutte le sanzioni che ciò comporta.

Invece, se oggetto della denuncia è solo la presenza di lavoro in nero (avendo il dipendente percepito tutti i compensi a lui dovuti) o comportamenti del datore con rilievo penale, alla denuncia segue direttamente il controllo in azienda mediante gli ispettori del lavoro. È, ad esempio, il caso del mancato pagamento dell’idennità di malattia o dell’indennità maternità o degli assegni familiari: in tali ipotesi, infatti, l’Inps effettua in busta paga la compensazione con i contributi previdenziali dovuti dall’azienda e tale conguaglio determina la consumazione del reato di indebita percezione di contributi statali.

La denuncia del lavoro in nero comporta l’applicazione di pesanti sanzioni al datore di lavoro che sarà anche tenuto a regolarizzarti e a pagare i contributi per il periodo in cui non sei stato regolarizzato. Ma questo non ti garantire il recupero di tutti quei crediti di lavoro dipendente che non ti sono stati a suo tempo riconosciuti (pensa agli straordinari, alle indennità per i giorni di malattia o per quelle dei giorni di festività, all’eventuale lavoro notturno, ecc.). Per ottenere tali somme sarai necessariamente costretto a fare causa all’azienda: si tratta di un giudizio che può avviare solo il tuo avvocato ricorrendo al tribunale del lavoro (che è una sezione del tribunale ordinario della città più vicina al luogo ove si è svolto il rapporto di lavoro). Sul punto ti rinviamo alla guida Fare causa per lavoro in nero dove troverai tutti i chiarimenti sui termini di prescrizione (5 anni dalla cessazione del rapporto), sulle prove da produrre (di solito si tratta di testimoni), sui costi da sostenere (se hai un reddito inferiore a 11.528,41 euro annui puoi accedere al gratuito patrocinio), ecc.

Cosa rischia chi denuncia un lavoro in nero? Nulla, se non nel caso in cui stia percependo, nello stesso momento, l’indennità di disoccupazione (Naspi). In tale ipotesi, infatti, questi potrebbe essere denunciato per indebita percezione di contributi statali. Più gravi sono invece le conseguenze per l’azienda, la quale è soggetta a sanzioni particolarmente elevate (sul punto leggi Lavoro in nero: conseguenze per datore di lavoro e azienda).


note

[1] Cons. St. sent. n. 736/2009 del 9.02.2009.

[2] DM n. 757/1994.

[3] Tar Basilicata, sent. n.797/02; Tar Veneto, sent. n. 1801/06; Tar. Abruzzo, sent. n. 497/08. Con la sent. n.1842/08 il Consiglio ha seccamente ritenuto che nessuna ragione possa giustificare una deroga al principio di riservatezza che fa capo ai lavoratori che hanno reso dichiarazioni, quand’anche il rapporto di lavoro sia cessato. Ma la grossa novità introdotta da questa decisione sta nell’aver spostato, per la prima volta, il baricentro della questione sul fondamentale interesse della Pubblica Amministrazione ad acquisire tutte le informazioni necessarie allo svolgimento di un efficace accertamento ispettivo.

Autore immagine: 123rf com


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9 Commenti

  1. Come faccio a denunciare un lavoro in nero per due ani messo senta le ferie e senza il sabato e la domenica è la trendicezima???

  2. Io fato una prova per 10 giorni nel albergo 3 stelle in nero lavorato giorno è poi andavo anche di sera il datore di lavoro non fato contratto poi non parlava di stipendio quindi era umilianti non era una situazione disagevole io uscita è non sono più retornata il questo posto di lavoro perché non sapevo si mi teneva ho visto che la prova non finisce più contratto niente sono andata una denuncia si poi fare? La finanza?

  3. Ho Lavorato nel comune di Castelpetroso provincia d’isernia nell’ estate del 2017 per due mesi e mezzo con la promessa di un contratto ma Mai eseguito. Ho Lavorato interrottamente per due mesi senza essere retribuito, fatta la denuncia Dai Carabinieri Cantalupo (che sono stati efficienti e conoscevono la situazione) e fatta l’ istanza presso l’ ispettorato del lavoro d’ Isernia ancora dall’ Anno scorso non SI vede giustizia. Chi mi puo’ aiutare?

  4. l’azienda che sta operando nel giardino ha tutti i dipendenti in nero..io non sono una di loro…come posso denunciare?stanno facendo lavorazioni in quota senza nessuna certificazione ne assunzione regolare poichè è una ditta forfettaria con i regimi de minimis che non può avere dipendenti.grazie

  5. l’azienda che sta operando nel giardino ha tutti i dipendenti in nero..io non sono una di loro…come posso denunciare?stanno facendo lavorazioni in quota senza nessuna certificazione ne assunzione regolare poichè è una ditta forfettaria con i regimi de minimis che non può avere dipendenti.grazie

  6. Governi di incapaci, abbassino drasticamente il costo del lavoro, anzichè dire solo baggianate su immigrazione e strategie politiche in quelle trasmissioni politiche in onda su tutte le emittenti dopo il TG, programmi che altro non sono che richiami per fagiani, e in Italia ce ne sono tanti.

  7. Buongiorno, visto che tutti si esprimono ci provo anche io.
    Sono un artigiano edile con difficolta’ economiche come molti e qundi spesso si accetta modalita’ e metodi di pagamento non troppo fini. Io stando molto tirato ho il durc non in regola, ma molte imprese ti danno lavoro lo stesso E sono incappato in una impresa la quale prima mi ha fatto lavorare consapevole verbalmente che il durc non vi era, e dopo si e attaccata al durc per non pagarmi. La cosa peggiore e che altri lavoretti prima di quello li ha sempre pagati….Tutto in nero ovviamente…All’ importo x me importante mi ha fregato. Ora so di aver sbagliato anche io, ma nonostante sappia le noie alle quali andro incontro non voglio fagliela passare liscia….Posso fare nomi e cognomi, ho foto di quello che ho fatto, e anche se il proprietario dell’immobile non lo sa …io posso tirarlo in causa visto che ho lavorato nel suo immobile praticamente in nero.Sicuro il cliente e allo scuro che l’impresa fa lavorare gente non in regola…vorrei dei consigli e se serve anche un consulto a pagamento …

  8. Per tutti questi contadini della val dei laghi Trento che fanno lavorare pensionati in nero cosa si può fare…il bello è che prendono in giro chi non lavora

    1. Tralasciando l’aspetto delle sanzioni previste a carico del datore di lavoro (che sono state notevolmente inasprite dal Jobs Act con maxi multe fino a 36 mila euro per ogni lavoratore abusivamente occupato) devi sapere che i rischi che corre il pensionato scoperto a svolgere un qualsiasi lavoro dipendente o una qualunque attività autonoma in nero comportano automaticamente l’accertamento e il recupero a tassazione dei maggiori redditi evasi. Se il rapporto di lavoro in nero viene accertato dalla Guardia di Finanza o da un altro organo ispettivo, questi trasmetteranno gli atti che documentano l’entità e la consistenza del “nero” all’Agenzia delle Entrate, che ricalcolerà l’Irpef dovuta secondo il ben noto meccanismo di scaglioni e aliquote applicabili. Il reddito di lavoro dipendente o autonomo, infatti, si sommerà agli altri redditi imponibili già dichiarati, come il reddito di pensione, e sul cumulo complessivo la tassazione salirà notevolmente, per la progressività delle aliquote. Ad esempio, se hai 30 mila euro di pensione e nessun altro tipo di reddito pagherai 7.720 euro di Irpef (deduzioni e detrazioni a parte, ad esempio per familiari a carico, spese sanitarie, mutui, ecc.) che ti saranno già state trattenute in partenza dal tuo sostituto d’imposta; ma se a questo importo aggiungi altri 15 mila euro di redditi da lavoro svolto in nero, l’imposta dovuta sarà di 13.420 euro in totale; infatti per la parte eccedente scatta l’aliquota prevista per lo scaglione superiore, che è del 38%: in soldoni, quasi 6 mila euro in più, e su questi saranno applicate le sanzioni nella misura del 30% più interessi fino al giorno del pagamento.

      Inutile dire che se non paghi scatteranno le procedure esecutive previste dalla riscossione, con possibilità, tra l’altro, di eseguire proprio il pignoramento della pensione, sia pure nei limiti previsti (ad esempio, un decimo per le pensioni fino a 2.500 euro mensili). Ma non finisce qui, perché se sei un lavoratore in nero autonomo dovrai pagare anche i contributi previsti e non versati (che invece nel lavoro dipendente sono a carico del datore): anche qui l’omissione costa cara, perché è punita con la sanzione del 30% dell’ammontare dei contributi evasi, oltre i consueti interessi di mora. Ecco cosa succede se non si versano i contributi. Anche l’Inps, come l’Agenzia Entrate Riscossione, potrà agire in via coattiva per il recupero delle somme e arrivare a pignorarti facilmente la quota della pensione. Infine, se sei titolare di Pensione di cittadinanza e lavori in nero potrai subire la decadenza dal beneficio, dovrai restituire gli importi percepiti nel periodo in cui hai lavorato e, nei casi più gravi, potresti essere chiamato a rispondere dei reati di indebita percezione di contributi pubblici e di false attestazioni per ottenere questi benefici, come anche nel caso di tutti gli altri ammortizzatori sociali o sussidi di cui potresti aver usufruito grazie ad un Isee dichiarato più basso del reale, perché non teneva conto dei proventi ottenuti con il lavoro in nero.

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