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Prescrizione cartella esattoriale: cosa fare

15 Maggio 2017


Prescrizione cartella esattoriale: cosa fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2017



Cartelle prescritte, come chiedere annullamento e sospensione in autotutela o al giudice.

Spesso, quando si riceve una cartella di pagamento evidentemente prescritta (perché decorsi numerosi anni da quando il debito andava pagato o sollecitato) si vorrebbe risolvere la questione senza bisogno di cause, giudici e avvocati: una semplice istanza dovrebbe essere sufficiente per ottenere lo sgravio e chiudere la partita con il fisco (almeno così ci si attenderebbe da una amministrazione efficiente). Invece non sempre questo avviene, così la legge ha improntato alcune soluzioni a tutela del contribuente. Ebbene, una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia [1] illustra appunto come muoversi e cosa fare se c’è prescrizione della cartella esattoriale. Il tutto peraltro alla luce della recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [2] che ha stabilito che tutti i crediti erariali, ossia le pretese di pagamento provenienti dalla Pubblica Amministrazione (come Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni, Regioni ecc.) si prescrivono nel termine breve di cinque anni (resta però il termine di 10 anni quando la cartella sia stata oggetto di impugnazione e il giudice abbia rigettato il ricorso, stabilendo con sentenza definitiva l’obbligo di pagamento del contribuente).

Non in ultimo ricordiamo che, a seguito del passaggio di consegne da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, a partire dal 1° luglio 2017, le vecchie regole su riscossione e procedure non cambiano. Per cui le stesse norme precedentemente previste per la prescrizione delle cartelle esattoriali valgono anche con il nuovo esattore.

La prima cosa che può fare il contribuente in caso di cartella di pagamento prescritta è presentare all’ente titolare del credito e all’Agente della riscossione una richiesta di sgravio in autotutela, chiedendo appunto l’annullamento dell’atto perché illegittimo. La richiesta può essere inviata con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata (Pec); essa inoltre non sospende i termini per presentare ricorso (60 giorni di norma; 40 giorni per le richieste dell’Inps e Inail; 30 giorni per le cartelle riguardanti multe stradali). Poiché l’amministrazione non è tenuta a rispondere (e spesso non lo fa), bisognerà preparare le carte del ricorso in prossimità della scadenza dei suddetti termini.

Una seconda strada da percorrere in caso di prescrizione della cartella esattoriale è inviare all’Agente della riscossione (anche in questo caso, con raccomandata a.r. o con Pec, ma compilando appositi moduli messi a disposizione dall’esattore) una domanda per la sospensione della riscossione dei ruoli ritenuti appunto estinti per prescrizione o decadenza [3]. Il concessionario la gira agli enti creditori che la esaminano e, nel caso in cui il contribuente non riceva risposta successivi 220 giorni, la cartella si intende annullata. Nel corso di questo spazio di tempo, la cartella viene sospesa e l’esattore non può intraprendere misure esecutive, fermi o ipoteche. Tuttavia, come nell’ipotesi precedente, il termine per presentare ricorso non si sospende; per cui, anche in questo caso, è sempre meglio tenere pronte le armi per la richiesta al giudice onde cautelarsi in caso di risposta negativa.

Volendo fare un esempio, se riceviamo quest’anno una cartella di pagamento per il mancato pagamento del bollo auto del 2007 e dell’Irpef del 2006 e 2007, possiamo inviare una Pec al concessionario per la sospensione dei ruoli. Se gli enti non rispondono nei successivi 220 giorni una volta ricevute le domande dal concessionario, la cartella si considera annullata e non più dovuta. La tassa auto, infatti, si prescrive in tre anni dalla data dell’omesso pagamento, mentre l’Irpef – secondo le ultime indicazioni – si prescrive in 5 anni.

Che succede se, entro 220 giorni, l’Agente della riscossione non dà alcuna risposta al contribuente? Come detto la cartella si intende annullata per prescrizione. Per cui il contribuente dovrebbe stare al sicuro da pignoramenti, fermi o ipoteche. Se però dovesse subire ugualmente una di queste misure potrebbe far ricorso al giudice e ottenerne l’annullamento non tanto per intervenuta prescrizione, quanto per decorso dei 220 giorni dall’istanza di sospensione senza che gli enti abbiano fornito risposta.

note

[1] CTR Lombardia, sent. n. 805/20/2017.

[2] Cass. S.U. sent. n. 23393/16 del 17.11.2016.

[3] Ai sensi della legge 228/12.

Autore immagine: 123rf com


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