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Separazione e assegno di mantenimento: cosa cambia per la moglie?

15 Maggio 2017


Separazione e assegno di mantenimento: cosa cambia per la moglie?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2017



Mi sto per separare: la nuova sentenza della Cassazione che ha cambiato il criterio del calcolo dell’assegno di mantenimento vale anche per la separazione o solo per il divorzio?

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha modificato i criteri di calcolo dell’assegno divorzile stabilendo che l’importo da versare all’ex coniuge non vada più rapportato al tenore di vita che la coppia aveva durante il matrimonio (circostanza che portava a una sorta di compensazione del reddito del coniuge benestante con quello dell’altro se disoccupato). Oggi, l’assegno di mantenimento deve essere rivolto solo a garantire l’autosufficienza (ossia l’indipendenza) economica, a prescindere dalle condizioni di reddito dell’ex. Quindi anche se, ad esempio, il marito è particolarmente ricco non è detto che la moglie debba incassare un assegno elevato. Sul punto rinviamo agli articoli Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo, Come modificare le condizioni di divorzio e, non in ultimo, per una critica sugli effetti per i redditi più bassi, leggi anche Mantenimento: cosa cambia per redditi alti e bassi.

La sentenza della Cassazione però si è riferita solo al caso del divorzio (a riguardo, più propriamente, si deve parlare di «assegno divorzile») e non a quello della separazione (per la quale, sebbene con funzione similare, si parla invece di «assegno di mantenimento»). È possibile estendere il principio anche a quest’ultimo caso? Sul punto la Suprema Corte non ha fornito alcun chiarimento e no c’è dubbio che lo farà nei prossimi giorni. Il sospetto è però che i due momenti vengano tenuti distinti a separati, visto il fatto che, durante la separazione, la coppia si considera ancora sposata, mentre non lo è più col divorzio.

C’è però anche da dire che, ormai, la questione riveste poco interesse attesi i tempi brevi con cui, oggi, si può arrivare al divorzio. Se, invece, qualche anno fa servivano tre anni, oggi invece, al più, ne può passare uno solo. Difatti, il termine per chiedere il divorzio è di:

  • 6 mesi, nel caso di separazione consensuale (quella in cui le parti trovano l’accordo e si separano o in un’unica udienza davanti al Presidente del Tribunale, in Comune o con la cosiddetta «negoziazione assistita» ossia l’atto stilato dai rispettivi avvocati);
  • 1 anno, nel caso di separazione giudiziale (quella cioè che avviene con una causa). Anche in tale ipotesi, però, il termine inizia a decorrere dall’inizio del giudizio (ossia dalla prima udienza presidenziale che fissa le condizioni temporanee della separazione) e non dalla fine (ossia con la pubblicazione della sentenza). Il risultato è che si può intraprendere il divorzio anche se la separazione è ancora in corso.

Posti dunque i risicati tempi della separazione, poco importa che le nuove regole del divorzio possano essere estese anche al precedente procedimento. In ogni caso, infatti, il coniuge tenuto a pagare l’assegno di mantenimento potrà immediatamente agire per ottenere il divorzio con applicazione del principio recentemente affermato dalla Cassazione.

AGGIORNAMENTO: LEGGI Assegno di mantenimento dopo la separazione e il divorzio.


note

[1] Cass. sent. n. 11538/17.

Autore immagine: 123rf com


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