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Se il dipendente non viene ascoltato può essere licenziato?

15 Maggio 2017


Se il dipendente non viene ascoltato può essere licenziato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2017



Illegittimo il licenziamento del lavoratore che, dopo la lettera di contestazione del datore di lavoro, abbia preso posizione sulle accuse chiedendo inoltre di essere ascoltato, ma non viene convocato.

Se il datore di lavoro invia una lettera di contestazione al dipendente e questi, nel rispondere per iscritto, oltre a prendere una puntuale difesa su ogni punto, chiede di essere ascoltato, è necessario procedere alla sua convocazione. Diversamente qualsiasi sanzione – tanto più il licenziamento – è illegittima per mancato rispetto delle forme previste dallo statuto dei lavoratori. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1], secondo cui, se il dipendente non viene ascoltato non può essere licenziato. Un esempio servirà a capire meglio come stanno le cose.

Immaginiamo di ricevere una lettera di contestazione da parte del nostro datore di lavoro per un comportamento, a suo dire, particolarmente grave che avremmo commesso qualche giorno prima. La lettera ci preannuncia anche che, se non forniremo sufficienti chiarimenti, scatterà il licenziamento. Così rispondiamo in termini molto precisi e puntuali, offrendo diversi punti a tutela del nostro operato. Tuttavia, nella risposta, chiediamo anche di essere convocati dall’azienda per poter esporre oralmente le nostre difese. In verità, vorremmo solo ricalcare a voce ciò che già abbiamo scritto: il tutto per rimarcare alcuni punti e perché riteniamo che, di persona, possiamo essere più suggestivi e convincenti. Il datore, che però non vuol perdere tempo, ritenendo che sia inutile una convocazione per ribadire ciò che è già scritto nella nostra lettera di difesa, non ci convoca e prende ugualmente la sua decisione: così ci comunica il licenziamento. Ebbene, secondo la sentenza in commento, il licenziamento è illegittimo.

Contestazione e licenziamento: cosa prevede la legge?

Per comprendere le ragioni per cui, se il dipendente non viene ascoltato non può essere licenziato, è bene verificare cosa prevede la legge e, in particolare, lo Statuto dei lavoratori. Tutte le volte in cui l’azienda vuol procedere a un «licenziamento disciplinare» – quello cioè dettato da comportamento colpevole del dipendente – deve adottare la seguente procedura (che non vale solo per colf, badanti, donne delle pulizie e altri lavori domestici).

Il primo adempimento è l’obbligo di inviare una lettera di contestazione nel più breve tempo possibile dall’accertamento dell’illecito (deve cioè essere tempestiva). La lettera deve essere anche precisa e individuare lo specifico comportamento contestato (deve cioè essere specifica). La contestazione deve contenere la manifestazione non equivoca dell’intenzione del datore di lavoro di considerare le circostanze addebitate come illecito disciplinare.

Il lavoratore può produrre, entro 5 giorni dal ricevimento della contestazione, le proprie difese e controdeduzioni in forma orale o scritta. Pertanto, prima dei 5 giorni, il lavoratore non può essere licenziato, salvo che il lavoratore abbia già esercitato pienamente il proprio diritto di difesa facendo pervenire al datore di lavoro le proprie giustificazioni, senza manifestare alcuna esplicita riserva di ulteriori produzioni documentali o motivazioni difensive. Il contratto collettivo può prevedere un termine più lungo di 5 giorni per le difese scritte.

Il lavoratore può richiedere, nella propria lettera di difese, di essere convocato di persona per essere ascoltato oralmente. Se non lo chiede, il datore non è tenuto a convocarlo; ma se lo chiede, detta convocazione è obbligatoria, a pena di illegittimità del licenziamento. Secondo la giurisprudenza, a tale incontro può partecipare un sindacalista nominato dal dipendente, ma non il suo avvocato difensore.

La contrattazione collettiva può fissare anche un termine a difesa più lungo rispetto a quello previsto dalla legge; in tal caso deve trovare applicazione il termine di maggior durata, il mancato rispetto del quale implica la violazione della procedura.

Una volta che l’azienda ha ricevuto le difese del lavoratore, valuta se adottare o meno il licenziamento e, in caso positivo, deve comunicare tale decisione al lavoratore in modo tempestivo e per iscritto, con la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.

Convocazione orale obbligatoria

Come abbiamo detto, il datore non è obbligato a convocare il dipendente per essere ascoltato di persona se questi non lo chiede specificamente. Ma se c’è tale richiesta, l’azienda non può più decidere se accoglierla o meno, anche se la ritiene superflua. La previa audizione a difesa, invece, costituisce un presupposto indefettibile per la regolarità del procedimento disciplinare: il datore non può dunque negarla, pena l’illegittimità del provvedimento disciplinare (qualsiasi esso sia), laddove l’incolpato ha chiesto di essere sentito contestualmente alle giustificazioni scritte.

note

[1] Cass. sent. n. 11895/17 del 12.05.2017.


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