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Voucher aboliti, posso sostituirli con gli interinali?

29 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 maggio 2017



Utilizzare i lavoratori in somministrazione è conveniente per sostituire i buoni lavoro?

Ancora nulla di nuovo sul fronte dei voucher, i buoni lavoro, aboliti dallo scorso 17 maggio: al momento non è stata, difatti, approvata alcuna normativa volta a sostituire questo strumento, particolarmente elastico ed adatto per retribuire chi svolgeva lavori occasionali. Purtroppo, a causa dei numerosi abusi nel loro utilizzo, il Governo ha preferito eliminare del tutto i voucher, ed ancora non è stato trovato un nuovo strumento capace di garantire la stessa flessibilità, ma di non prestarsi ad illeciti.

In molti, attualmente, sono orientati verso il contratto di lavoro a chiamata, o intermittente, che consente di retribuire il lavoratore solo quando serve, ossia in relazione all’attività lavorativa effettivamente prestata. Dal punto di vista degli adempimenti, però, il contratto a chiamata comporta la necessità di comunicare all’Ispettorato del lavoro ogni singola prestazione: questo è senza dubbio un grosso problema per chi ha poco tempo e ha notevoli esigenze di flessibilità.

Ci si chiede, allora, se assumere dei lavoratori interinali tramite un’agenzia per il lavoro possa essere una soluzione, specie per chi non è in grado di determinare “a priori” un preciso orario lavorativo.

Contratto di somministrazione: come funziona

Rispetto a un contratto di lavoro ordinario, il contratto di somministrazione ha la particolarità di “essere un rapporto a tre”. Tre, difatti, sono i soggetti coinvolti:

  • l’agenzia per il lavoro (deve avere delle apposite autorizzazioni, pena la nullità del contratto), che è il datore di lavoro formale e deve pagare retribuzioni, contributi e premi, nonché effettuare i principali adempimenti relativi al rapporto di lavoro, come la comunicazione di assunzione;
  • il lavoratore, che, nonostante sia dipendente dell’agenzia, è inviato in missione presso l’utilizzatore e deve sottostare alle sue direttive;
  • l’utilizzatore, il datore di lavoro “di fatto”, nel cui interesse il lavoratore presta la propria attività, che deve rimborsare all’agenzia tutti gi oneri derivanti dal rapporto, oltre a riconoscerle un compenso per il servizio.

L’azienda utilizzatrice, a fronte dei maggiori oneri, ha il vantaggio di non doversi occupare degli adempimenti relativi al rapporto di lavoro.

Somministrazione a termine: orario minimo

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, attualmente, in via sperimentale, possono essere stipulati contratti di somministrazione a tempo determinato, della durata minima di 3 mesi, con la garanzia che il lavoratore percepisca una retribuzione minima pari al 25%, su base mensile, della retribuzione percepita da un lavoratore con orario di lavoro normale full time presso l’utilizzatore.

Questa eccezione vale però per i seguenti settori:

  • turismo;
  • grande distribuzione;
  • logistica;
  • alimentare;
  • agricoltura;
  • telecomunicazioni;
  • servizi alla persona.

Somministrazione: fascia oraria

Nel contratto di lavoro non è necessario indicare l’orario in modo puntuale, ma deve essere indicata una fascia oraria di riferimento (antimeridiana, postmeridiana, serale, notturna o altro) durante la quale può essere richiesta al lavoratore la prestazione, a seconda delle effettive esigenze organizzative dell’azienda utilizzatrice.

Il lavoratore ha comunque diritto a un preavviso  minimo di 24 ore dall’inizio dell’attività stessa.

II lavoratore è tenuto a restare a disposizione solo nell’ambito della fascia prevista da contratto: se si rifiuta di rispondere alla “chiamata”, è considerato assente ed è soggetto a sanzioni disciplinari. Questo non accade, invece, se la chiamata è al di fuori della fascia oraria o non è dato il preavviso minio di 24 ore.

Somministrazione: ore supplementari

Con la somministrazione è possibile che il lavoratore presti la propria attività anche oltre il monte ore minimo garantito: in questi casi, sino a concorrenza del normale orario di lavoro a tempo pieno applicato dall’utilizzatore,  le ore supplementari rappresentano lavoro ordinario.

Le ore eccedenti, purché entro l’orario ordinario,  non danno diritto a maggiorazioni; il lavoratore, però, non ha, per l’orario eccedente, alcun obbligo di disponibilità alla chiamata dell’agenzia.
Se, invece, le ore eccedenti superano le ore di lavoro ordinario a tempo pieno, rappresentano lavoro straordinario e sono soggette a tutte le maggiorazioni previste per tale istituto dai contratti collettivi effettivamente applicati dall’utilizzatore.

Somministrazione: proroghe del contratto

Il contratto di somministrazione a termine, a differenza dell’ordinario contratto di lavoro subordinato a termine, consente di effettuare 6 proroghe nell’arco 36 mesi (eccezionalmente in 42 mesi) per il medesimo contratto. Tuttavia, è possibile stipulare un nuovo contratto, cessato il contratto precedente, senza dover attendere il cosiddetto periodo cuscinetto di 10 o 20 giorni, come avviene nel contratto a tempo determinato.

 

Somministrazione: costi

Una proiezione dei costi della somministrazione deve essere studiata caso per caso, in quanto molto dipende dal settore in cui opera l’azienda, dalle particolari esigenze di flessibilità, dalla qualifica e dal livello del lavoratore, dalle mansioni espletate, dalla possibilità di fruire di incentivi, etc.

Sulla base di alcune recenti stime operate dagli esperti, comunque,  considerando un netto, per il lavoratore, di 7,50 euro all’ora (lo stesso previsto dai voucher), la maggiorazione media a favore dell’agenzia è di 1,81 euro; sommando ratei e contributi si arriva a un costo orario, per l’impresa, di 15,56 euro, contro 10 pagati per i voucher.

Questo contratto, a livello di adempimenti, è dunque sicuramente vantaggioso per l’impresa, in quanto è l’agenzia ad assumere il dipendente e a farsi carico di tutti gli oneri connessi; tuttavia, a livello di costi risulta normalmente più oneroso del lavoro a chiamata, in quanto bisogna aggiungere i compensi dell’agenzia al normale costo del lavoro.

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