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I crediti del defunto cadono in successione?

25 Maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Maggio 2017



I crediti del defunto cadono in successione, e devono essere divisi dagli eredi come tutti gli altri beni.

«Roba mia, vientene con me!», urlava in punto di morte il ricco e avido contadino Mazzarò, nella famosa novella “La roba” di Giovanni Verga.  Tuttavia, alla morte di una persona, il passaggio agli eredi di tutti i suoi averi (beni mobili, immobili e, come vedremo, crediti) è inevitabile e, qualora questi siano due o più, è necessario procedere alla divisione del patrimonio del defunto, giudizialmente o dinanzi ad un notaio. È solo con la divisione che a ciascuno dei coeredi verranno assegnati beni ereditari di valore pari alla quota di spettanza (ad esempio, all’erede istituito nella quota di un mezzo verranno assegnati beni per un valore pari alla metà del patrimonio del defunto). Cerchiamo allora di capire se i crediti del defunto cadono in successione.

Come si dividono i debiti e i crediti ereditari?

All’apertura della successione (ossia al momento della morte) debiti e crediti ereditari seguono sorti diverse.

I debiti ereditari si ripartiscono automaticamente tra i coeredi, e ciascuno di loro sarà tenuto a pagarli in proporzione alla propria quota (tornando all’esempio di sopra, l’erede nella quota di un mezzo risponderà in misura maggiore rispetto all’erede istituito nella quota di un quarto) [1]. È sempre fatta salva una diversa volontà del defunto, che nel testamento può ripartire il peso dei debiti ereditari tra i coeredi anche in misura non proporzionale alle quote. Tuttavia, questa eventuale deroga varrà solo nei rapporti interni tra i coeredi (il creditore potrà sempre e comunque pretendere il pagamento in proporzione alla quota dell’erede, sebbene costui, chiamato a rispondere in misura inferiore, potrà rivalersi di quanto pagato di più nei confronti degli altri).

Nel Codice Civile non esiste alcuna norma che disciplini, invece, la sorte dei crediti ereditari.

Proprio per questo, e con il conforto di una sentenza della Corte di Cassazione [2], si può affermare che i crediti di cui il defunto era titolare (si pensi al credito derivante da un prestito di ingente valore accordato ad un amico), cadano in successione proprio come gli altri beni, e che entrino a far parte a pieno titolo della comunione ereditaria. Di conseguenza, i crediti, nonostante siano beni oggettivamente divisibili, restano nella titolarità comune di tutti i coeredi fino al momento in cui, con la divisione, verranno assegnati alla quota di uno di essi.

Conseguentemente, ciascuno dei partecipanti alla comunione ereditaria che non sia stata ancora sciolta può agire singolarmente per far valere l’intero credito comune, o la sola parte proporzionale alla quota ereditaria (si pensi all’erede nella quota di un mezzo che agisca per riscuotere la metà di sua spettanza), senza che sia necessario coinvolgere gli altri coeredi, ed è comunque ferma la possibilità che il debitore, che sia stato convenuto in giudizio, chieda l’intervento di questi ultimi, per accertare nei confronti di tutti l’esistenza o meno del credito.

note

[1] Art. 752 cod. civ.

[2] Cass. sent. N. 24.657 del 28.11.2007.


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