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Schiamazzi notturni: responsabile il gestore del locale

25 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 maggio 2017



Il gestore di un locale è responsabile penalmente per gli schiamazzi notturni della sua clientela, qualora non faccia nulla per impedirli.

Tempi duri per i titolari di pub o discoteche: una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che per gli schiamazzi notturni debbano rispondere penalmente proprio i poco accorti gestori di tali locali [1]. Infatti, la condotta di chi non impedisce che gli schiamazzi dei propri clienti, all’esterno del locale, rechino disturbo ai residenti nelle vie limitrofe, integra il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone. Il reato in parola è punito più o meno severamente: con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

Perché la responsabilità penale ricade sul gestore del locale?

Il gestore di un esercizio pubblico, quale può essere un pub o una discoteca, si trova in una particolare posizione di garanzia e di controllo nei confronti dei propri vicini, ed ha l’obbligo di impedire tutte quelle situazioni eccedenti le normali modalità di esercizio di un’attività già intrinsecamente rumorosa. Pertanto, costui è tenuto ad adottare tutti gli opportuni accorgimenti per non recare disturbo alla quiete delle persone con rumori che non siano quelli ordinariamente connessi all’attività svolta, come possono essere quelli dei chiassosi clienti che frequentano il locale in orari normalmente dedicati al riposo. Detti accorgimenti devono essere adottati tanto all’interno , quanto all’esterno del locale (in quest’ultimo caso, facendo ricorso, ad esempio, ad avvisi alla clientela, oppure impiegando personale dedicato, come dei buttafuori, o ancora somministrando le bevande soltanto in recipienti non da asporto, come bicchieri di vetro, in modo che esse vengano consumate all’interno del locale, fino al ricorso all’autorità di polizia per i casi più estremi). Misure blande, come il ricorso a cartelloni recanti appositi avvisi, o la predisposizione di aree di parcheggio (qualora sia il rumore delle auto a provocare fastidio) potrebbero infatti non essere sufficienti allo scopo.

Nel caso di specie, il gestore dell’esercizio pubblico starebbe commettendo un reato per mezzo di una sua omissione, consistente nel non fare quanto in suo potere per impedire il verificarsi di un evento dannoso, quale il disturbo arrecato alla quiete dei residenti nelle vie limitrofe, concorrendo, per l’assurdo, al verificarsi dell’evento stesso (per quanto, come ammette la stessa Corte di Cassazione, evitare che si produca il benché minimo rumore molesto in esercizi pubblici del genere sia quasi impossibile).

note

[1] Cass. sent. n. 22.142 dell’8.05.2017.

[2] Art. 659, co.1, cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.

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