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Lo sai che? Quando si può querelare una persona?

Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2017

Come presentare una querela, dove presentarla, i tempi, i modi e per quali reati. Le differenze tra querela e denuncia.

La caratteristica che distingue la querela è la condizione di procedibilità. Significa che un certo reato può essere perseguibile solo se la persona offesa lo chiede attraverso, appunto, una querela. Da con confondere, come vedremo, con la denuncia, anche se spesso i due termini vengono sovrapposti. I reati perseguibili a querela sono indicati dalla legge e contenuti nel codice penale. Vediamo allora quando si può querelare una persona e che cosa significa esercitare questo diritto.

Che cos’è una querela e chi la può presentare

La querela è un atto attraverso il quale una persona offesa o un suo legale rappresentante chiede che si proceda penalmente contro l’autore del reato. Quando si può querelare una persona, dunque? Quando questa persona ci ha recato un’offesa o un danno ed il reato che ha commesso non è perseguibile d’ufficio. La querela, quindi, rappresenta un atto negoziale di diritto pubblico riservato alla persona offesa, la quale, «manifestando la propria volontà, la legge collega l’effetto di rendere possibile l’esercizio dell’azione penale» [1].

La querela deve essere presentata dalla persona offesa o da un suo rappresentante al pubblico ministero o ad un ufficiale di polizia giudiziaria entro 3 mesi dal momento in cui la persona offesa ha avuto notizia del reato. Per alcuni delitti, però, come la violenza sessuale o lo stalking, il termine di presentazione della querela è di 6 mesi. La persona offesa può, comunque, rinunciare alla querela firmando una dichiarazione scritta in qualsiasi momento dopo averla presentata.

Il diritto di querela [2] può essere esercitato da qualsiasi persona offesa da un reato non perseguibile d’ufficio. Di solito la persona offesa è la stessa vittima del reato, ma ci possono essere delle eccezioni in cui, a presentare la querela, sia un suo rappresentante. L’esempio più emblematico (e di solito più riportato) è quello che interessa una persona offesa defunta e che, per ovvi motivi, non può presentare querela. Toccherà ai suoi parenti o ad un suo legale rappresentante esercitare questo diritto.

Se, invece, la persona offesa è minore di 14 anni oppure è interdetta per infermità mentale, il diritto di querela viene esercitato dal genitore o dal tutore. E se il minore ha compiuto 14 anni, il diritto di querela può essere, comunque, esercitato dal genitore o dal tutore anche se il ragazzino ha espresso parere contrario. Lo stesso vale per le persone inabilitate.

Come querelare una persona

Abbiamo già detto che la querela va presentata in forma orale o scritta dalla persona offesa davanti al pubblico ministero o ad un ufficiale di polizia giudiziaria.

L’autorità provvederà all’attestazione della data e del luogo in cui viene presentata la querela, all’identificazione della persona che la presenta e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero (se a ricevere l’atto di querela è un ufficiale di polizia).

La querela può essere presentata anche da una persona incaricata o tramite lettera raccomandata previa autenticazione della firma del querelante.

La querela deve contenere:

  • la notizia di reato, cioè la descrizione dei fatti e le indicazioni sull’autore o su eventuali prove;
  • la volontà, espressa in modo inequivocabile, che si proceda penalmente su quel reato e nei confronti di chi ha commesso il fatto;
  • la firma del querelante.

Come accennato prima, si può querelare una persona entro 3 mesi dalla data in cui si è saputo del fatto delittuoso oppure entro 6 mesi per i reati contro la libertà sessuale.

Se la querela viene presentata contro una persona ma a commettere il reato sono stati più soggetti, la legge procederà contro tutti i colpevoli [3].

Quando si estingue il diritto di querela

Il diritto di querelare una persona si estingue in questi casi:

  • per la rinuncia preventiva a presentare querela;
  • per la decadenza dei termini per presentare querela;
  • per la morte della persona offesa prima di presentare la querela. Se il decesso avviene dopo che l’atto è stato promosso, il reato non si estingue e si potrà procedere contro l’autore o gli autori del reato, sempre che i suoi eredi non vi rinuncino;
  • per la rinuncia al diritto di querela fatta dopo che la stessa è stata presentata (la cosiddetta remissione della querela).

Per quali reati si può querelare una persona

Di norma, i reati che risultano essere sottoposti alla condizione di procedibilità e per i quali, quindi, si può querelare una persona sono quelli che, per scelta del legislatore, non sono di particolare allarme sociale. Ad esempio, sono perseguibili solo a querela di parte la truffa semplice, le lesioni personali non gravi (con prognosi non superiore a venti giorni), lo stalking (salvo alcune specifiche ipotesi), la violenza sessuale e così via. Ma anche la violazione o sottrazione della posta, il furto semplice, la rivelazione del segreto professionale o la violazione di domicilio.

In sostanza, è la legge a prevedere, di volta in volta, se un determinato reato è procedibile di ufficio oppure se necessita della formale proposizione della querela.

Da ricordare che dal 6 febbraio 2016 [4] sono stati depenalizzati alcuni reati come l’ingiuria, la falsità in atto privato o la sottrazione di cose comuni, diventati illecito civile.

Differenza tra querela e denuncia

Ci sono alcune differenze sostanziali tra querelare una persona e denunciare una persona. Infatti, per i reati procedibili a querela è necessario che la persona offesa manifesti la volontà di perseguire l’autore di un reato. Inoltre, la querela va presentata solo dalla persona offesa.

La denuncia, invece, può essere presentata da chiunque venga a conoscenza di un reato che sarà perseguibile d’ufficio.

Infine, la querela viene ammessa solo per determinati reati mentre la denuncia può essere presentata per qualsiasi tipo di reato.

note

[1] Cass. sent. n. 46282/2013.

[2] Art. 120 cod. pen.

[3] Art. 123 cod. pen.

[4] Dlgs. N. 7/2016.

Autore immagine: 123rf.com


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