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Ape volontaria, pesanti penalizzazioni sulla pensione

16 Maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2017



Ecco quanto costerà pensionarsi in anticipo con l’Ape di mercato: a chi conviene uscire prima?

 

Ape piuttosto salata, con un costo, in termini di penalizzazioni sulla pensione, da un minimo poco sotto il 5% a un massimo che potrebbe anche superare il 15%: sono questi i risultati a cui si perviene, tramite le proiezioni basate sulla normativa attuativa dell’anticipo pensionistico.

In buona sostanza, la restituzione del prestito che consente di uscire prima dal lavoro sarà tanto più pesante quanto maggiore risulterà la distanza tra la data di liquidazione dell’Ape e la data di maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia. Tuttavia, l’Ape resta comunque il mezzo più vantaggioso per garantirsi un reddito tra la cessazione dell’impiego e la maturazione della pensione, in quanto tutte le altre tipologie di finanziamento, compreso il mutuo ipotecario, in base alle stime fatte hanno dei costi maggiori.

Ma procediamo per ordine e vediamo, innanzitutto, come funziona l’Ape e quali sono i costi medi che si prospettano a chi vuole fruire di questo strumento.

Ape: come funziona

Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che l’Ape, sigla che sa per anticipo pensionistico, consente di ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se si possiedono almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi.

Non tutti possono richiedere l’Ape: innanzitutto, lo strumento non è previsto dalle casse dei liberi professionisti, in quanto a gestire l’intera procedura è l’Inps, che interagisce con la banca convenzionata scelta per l’erogazione del prestito.

L’Ape, difatti, è ottenuta grazie a un finanziamento bancario; l’importo erogato deve essere restituito in 20 anni.

La restituzione non è dovuta soltanto per la cosiddetta Ape sociale: anche l’Ape sociale consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni, ma il requisito contributivo minimo è pari a 30 anni (36 per gli addetti ai lavori faticosi e rischiosi); in questo caso, è lo Stato a erogare l’assegno, quindi non si tratta di un prestito.

Tornando all’Ape volontaria, poi, ricordiamo che sussistono ulteriori limiti per la sua erogazione: ad esempio, l’anticipo minimo deve essere pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a  1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro).

Ape: i costi

Ma quali sono, nel dettaglio, i costi che l’Ape comporta? Va innanzitutto detto che a pesare sulla pensione futura non sarà soltanto la restituzione del prestito, ma anche l’assicurazione obbligatoria, per il rischio di premorienza.

Come abbiamo detto, le stime relative ai costi dipenderanno sia dall’ammontare richiesto con l’anticipo (dal 90% al 75% della futura pensione), sia dalla durata dell’anticipo stesso.

Secondo le stime degli esperti, considerando un tasso d’interesse annuo del 2,8% ed un costo del premio assicurativo pari al 32% del capitale finanziato, la decurtazione annua della pensione risulterebbe pari al:

  • 5,60% del trattamento netto, per un anno di anticipo e un’Ape pari all’85% della pensione netta;
  • 10,50% del trattamento netto, per 2 anni di anticipo e un’Ape pari all’80% della pensione netta;
  • 14,80% del trattamento netto, per 3 anni di anticipo e un’Ape pari al 75% della pensione netta.

Si può, quindi, andare ben oltre il 15% di penalizzazione della pensione, per chi chiede un anticipo maggiore di 3 anni o un assegno che vada oltre le indicate percentuali della pensione netta.

Nel corso degli anni, comunque, la rata di restituzione del prestito dovrebbe essere gradualmente assorbita dalla perequazione dei trattamenti pensionistici.

Ad ogni modo, prima di optare per l’anticipo è opportuna un’attenta valutazione della propria situazione previdenziale, anche attraverso diverse proiezioni pensionistiche. Per ottenere delle stime corrette, bisogna, poi, attendere il Dpcm sull’Ape che, al momento, non è ancora stato approvato.


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7 Commenti

  1. se aspettano ancora un po’ a scivere i decreti attuativi (previsti per aprile 2017) i costi per l’anticipo non sarà più un provlema per i nati nel 1952, 1953 e1954.

  2. con il trattamento minimo residuo a 702 euro, una volta detratta la quota ape da rendere, significa che a 63 anni bisognerà avere almeno 220.000 euro di montante contributivo inps. cioè tutti gli artigiani e commercianti che hanno versato solo i contributi sul minimale di legge NON avranno i requisiti per l’ape volontaria, e probabilmente anche molti lavoratori dipendenti con salari minimi.

  3. Come al solito quando interessa a loro in poco tempo(1 giorno) fanno tutto.Quando devono dare qualcosa al popolo devono trattare per mesi.Faccio presente che sono del 1951 e grazie alla Fornero sono ancora in attesa.Poletti mettiti a lavorare e sbrigati

  4. La pochezza dei nostri governanti é ben evidente nell’APE VOLONTARIA,la quale,a differenza della sociale é totalmente a carico del futuro pensionato.Nonostante il costo zero é ancora in alto mare semplicemente per il fatto che se pubblicano o non i decreti attuati lo stipendio i nostri parlamentari lo prendono ugualmente.
    E Intanto gli Italianiaspettano il miracolo

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