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Come annullare i debiti in autotutela

16 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 maggio 2017



Sospendere la riscossione e annullare le cartelle non dovute con l’istanza in autotutela: quando e come è possibile.

Il contribuente che riceve una cartella esattoriale o altro atto della riscossione (per esempio, intimazione di pagamento, preavviso di fermo, comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria) per somme che ritiene non dovute può, in alternativa o in concomitanza al ricorso, presentare in autotutela istanza di sospensione della riscossione [1].

Tale istanza può essere presentata ad Equitalia se le somme richieste dall’ente creditore sono state interessate da:

  • pagamento effettuato prima della formazione del ruolo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
  • prescrizione o decadenza intervenute prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • sospensione amministrativa (dell’ente creditore) o giudiziale;
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale Equitalia non ha preso parte.

Come presentare istanza in autotutela

L’istanza di sospensione della riscossione deve essere presentata compilando l’apposito modello (disponibile al seguente link). Alla richiesta vanno allegati un documento di riconoscimento e la documentazione comprovante la causa di sospensione (per esempio, ricevuta che attesta il pagamento già avvenuto, il provvedimento di sgravio o la sentenza favorevole di annullamento).

L’istanza va presentata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando Equitalia ha notificato la cartella o altri atti di riscossione. E’ possibile la presentazione presso lo sportello Equitalia (deposito o invio con raccomandata a/r o pec) oppure la presentazione on line, tramite accesso all’area riservata.

Cosa succede dopo aver inviato l’istanza in autotutela

Entro il termine di dieci giorni successivi alla data di presentazione della dichiarazione, Equitalia la trasmetterà all’ente creditore insieme alla documentazione allegata, al fine di avere conferma dell’esistenza delle sue ragioni ed ottenere, in caso affermativo, la sollecita trasmissione della sospensione o dello sgravio direttamente sui propri sistemi informativi.

Decorso il termine di ulteriori sessanta giorni, l’ente creditore è tenuto, con propria comunicazione inviata al debitore a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, a confermare la correttezza della documentazione prodotta, provvedendo, in pari tempo, a trasmettere in via telematica, al concessionario della riscossione il conseguente provvedimento di sospensione o sgravio, o ad avvertire il debitore dell’inidoneità di tale documentazione a mantenere sospesa la riscossione, dandone, anche in questo caso, immediata notizia al concessionario della riscossione per la ripresa dell’attività di recupero del credito iscritto a ruolo.

Se l’ente creditore non risponde all’istanza in autotutela

In caso di mancato invio, da parte dell’ente creditore, entro  il termine di 220 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, il debito è annullato di diritto e il contribuente è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli. Contestualmente sono eliminati dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore i corrispondenti importi.

Tale regola è stata condivisa e applicata dalla giurisprudenza; si segnala, da ultimo, la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia [2] che ha dichiarato la nullità di una comunicazione preventiva di ipoteca e delle sottese cartelle di pagamento per bolli auto prescritti, dato che, nonostante la tempestiva istanza in autotutela della contribuente, l’ente creditore non aveva dato risposta dopo 220 giorni.

Autotutela o ricorso?

La procedura prevista per l’istanza in autotutela è piuttosto lunga in quanto, una volta depositata l’istanza di sospensione presso Equitalia, occorre attendere la risposta dell’ente creditore che deve effettuare tutte le verifiche del caso.

Di conseguenza, dato che la legge fissa un termine massimo di chiusura della procedura pari a 220 giorni, nel frattempo potrebbero essere scaduti i termini per la presentazione del ricorso dinanzi al giudice competente (giudice ordinario o tributario).

Infatti, l’istanza di sospensione in autotutela non interrompe il decorso dei termini di decadenza (pari a 60, 30 o 45 giorni in base alla natura delle somme intimate) per l’azione dinanzi al giudice ed è pertanto opportuno agire con prudenza senza precludersi tutte le vie di tutela disponibili.

Si precisa, inoltre, che l’istanza in autotutela non costituisce strumento utile quando si vuole far valere la prescrizione successiva alla notifica della cartella. La legge fa rientrare, tra i casi di sospensione, soltanto la prescrizione maturata prima che il ruolo divenisse esecutivo.

Per esempio, è possibile impugnare una cartella notificata nel 2017 ma relativa ad un’imposta già prescritta, mentre non è possibile impugnare in autotutela il preavviso di fermo notificato nel 2017 e basato su cartelle prescritta. Quest’ultimo deve necessariamente essere impugnato tramite ricorso al giudice.

note

[1] Art. 1, c. 537 – 544, L. 228/2012.

[2] CTR Lombardia, sent. n. 805/20/2017.

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