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Assistenza genitore anziano

18 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2017



La gestione dei genitori anziani è per i figli spesso fonte di liti e disaccordi. Come decidere? Cosa si rischia se non si fornisce la dovuta assistenza?

Le liti tra i figli sulla gestione dei genitori anziani sono ormai storie di tutti i giorni. E se a volte si riesce a trovare un punto di incontro, spesso capita anche che alle parole non seguano fatti concreti. Eppure, su un punto non si può discutere più di tanto: occuparsi delle cure e dell’assistenza di un genitore che, a causa della salute precaria, dell’età avanzata o delle ridotte disponibilità economiche non riesce più a provvedere a sè stesso, anche solo in parte, non è solo un dovere morale ma anche giuridico. Qualcuno potrà obiettare che non esiste una specifica norma che imponga assistenza morale e materiale all’anziano in quanto tale. È vero, ma ci sono delle situazioni specifiche che la legge disciplina e che sono applicabili anche al caso concreto di cui stiamo trattando. E allora, ai fratelli sul piede di guerra non resta che continuare a leggere.

Assistenza genitore anziano: cosa prevede la legge?

Partiamo da un presupposto: nella maggior parte dei casi, l’anziano è una persona che versa in “stato di bisogno”, non disponendo di redditi propri o comunque potendo fare affidamento su redditi che sono insufficienti per provvedere a tutte quelle necessità di cura e assistenza che crescono in misura direttamente proporzionale all’età e all’aggravarsi di eventuali malattie. In simili condizioni – stato di bisogno e incapacità di auto sostentamento – i figli hanno il dovere di versare al genitore gli alimenti [1], ciascuno in proporzione delle proprie condizioni economiche. Che significa? Se, ad esempio, il figlio non ha i mezzi economici a tal fine necessari, può adempiere all’obbligo di versare gli alimenti anche con modalità alternative al corresponsione di una somma di denaro: si pensi a colui che ospita in casa il genitore e lo mantiene a sue spese. Nel caso in cui i figli non riescano a trovare un accordo, su questo aspetto a decidere sarà il giudice che, per risolvere, considera il bisogno del richiedente e le condizioni economiche di chi dovrà somministrare. Ad esempio, il magistrato potrà, in caso di urgente necessità, porre l’obbligazione a carico di uno solo dei figli, salvo il regresso verso gli altri. E se uno dei figli vive lontano? Non pensi di svignarsela: lontananza non è sinonimo di disinteresse.

Molto spesso, inoltre, si decide di porre al fianco dell’anziano un altro soggetto: si tratta dell’amministratore di sostegno (preferibilmente scelto tra uno dei familiari). Il suo compito è quello di redigere un periodico rendiconto al giudice tutelare, curando gli interessi dell’anziano che si trovi nell’incapacità, anche solo parziale, di provvedervi.

Per ulteriore approfondimento si legga Come stabilire i turni per l’assistenza dei genitori.

Assistenza genitore anziano: cosa rischio se non me ne occupo?

Violazione degli obblighi di assistenza familiare [2]: è questa l’accusa che rischia il figlio che faccia mancare i mezzi di assistenza all’anziano genitore. Tale reato è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa da 103 a 1.032 euro.

Altro reato che potrebbe essergli contestato è quello di abbandono di minori o persone incapaci [3], che si configura nel momento in cui il figlio non presta cure e assistenza al genitore, anche affidandolo, sia pure per breve tempo, a persone che non siano in grado di prendersene cura: si pensi all’anziano che, per la particolare situazione di salute in cui versa, necessiti di specifiche cure infermieristiche. La pena prevista, in tal caso, è quella della reclusione da 6 mesi a cinque anni, che aumenta quando l’abbandono è posto in essere da soggetti particolarmente vicini al soggetto bisognoso, quali il coniuge o i figli.

Assistenza genitore anziano: e se la rifiuta?

Non sono rari i casi in cui siano gli stessi genitore a rifiutare assistenza: pensiamo a coloro che rifiutano di essere affidati a una badante, pur sapendo che i figli, tra famiglia e lavoro, non possono occuparsene. Tuttavia, ciò non giustifica un eventuale disinteresse dei figli né questi ultimi possono ritenersi esonerati da ogni responsabilità solo perché hanno pensato di farsi firmare dai genitori una dichiarazione scritta di rifiuto all’assistenza. Tale soluzione, infatti, non li mette al riparo da responsabilità atteso che il reato di abbandono di persone incapaci fa riferimento alla condizione oggettiva di incapacità (cioè a quella di non avere le capacità fisiche e/o cognitive per poter far poter far fronte a situazioni di necessità) e non a quella giuridica (ad esempio l’interdizione dichiarata dal giudice). Che fare allora?

La legge offre delle soluzioni:

  1. un membro della famiglia può decidere di lasciare il lavoro e di appoggiarsi alla legge 104, se le condizioni dell’anziano che ha rifiutato la badante lo consentono, per assisterlo a casa. Naturalmente ci sono delle condizioni ben precisa da rispettare: il genitore non deve essere più autosufficiente e deve avere bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Inoltre, se l’anziano rifiuta la badante e vuole al posto suo, ad esempio, uno dei figli, questi potrà usufruire della 104 per un massimo di 2 anni nell’arco di tutta la sua vita lavorativa. Dopodiché, il figlio o la figlia dovranno rientrare al lavoro;
  2. uno dei suoi parenti potrà decidere di rinunciare per sempre al lavoro per restare accanto all’anziano che ha rifiutato la badante.

note

[1] Art. 315 bis ult. co. cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 3334 del 2007.

[3] Art. 591 cod. pen.


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1 Commento

  1. E se un figlio abita a 280 km. di distanza e l’altro è un professionista che non può appoggiarsi alla Legge 104 e nemmeno cessare l’attività perchè, per quanto ovvio, ha bisogno di un reddito per vivere??

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