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Querelare, che significa?

18 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2017



Con la querela la vittima di un reato chiede all’autorità giudiziaria di punirne il responsabile. Come funziona? Vediamo nel dettaglio.

 

Immaginiamo che una persona ci abbia minacciato al telefono e che non gliela vogliamo lasciar passare liscia. O che uno sconosciuto ci abbia rigato la macchina. O di avere una vicina che ogni giorno si cimenta nella preparazione di gustosi manicaretti in cucina: buoni, sì ma noi ci rimettiamo in salute dovendo sorbirci puzza di fritto, fumo e vapori. Come fermare la cuoca provetta? I più preparati risponderanno: con una bella querela. Risposta esatta! Ma che significa esattamente querelare?

Cerchiamo per prima cosa di non fare confusione: molto spesso denuncia e querela vengono usati come sinonimi ma è un errore. La denuncia è l’atto con il quale un cittadino comunica al giudice o ad agenti della polizia giudiziaria di essere rimasto vittima di un grave reato oppure di essere a conoscenza di un fatto che potrebbe costituire grave reato (si pensi all’omicidio). Se, invece, il reato in questione rientra tra quelli perseguibili a querela, occorre un altro passaggio: bisogna anche chiederne la punizione (sporgere querela, appunto). In questi casi, quindi, la sola denuncia non è sufficiente perché si possa perseguire penalmente gli autori di un reato dato che la vittima deve chiedere espressamente anche che questi vengano puniti, presentando querela nei loro confronti. Proprio perché sono due cose diverse, la denuncia e la querela possono essere presentate in tempi diversi: per intenderci, si può prima denunziare un fatto che si ritenga un reato e in un secondo momento formalizzare la querela: nella maggior parte dei casi, si presentano entrambi gli atti in un unico momento, mediante la cosiddetta denuncia-querela.

La querela, quindi, può essere definita come un atto con il quale una persona dichiara di aver subito uno di quei reati minori che l’ordinamento persegue solo se la parte offesa ne fa esplicita richiesta [1]: in pratica lo Stato dà la possibilità al cittadino che abbia subito una lesione di alcuni suoi diritti (tra i quali, ad esempio, l’integrità del patrimonio, l’onore, l’inviolabilità del domicilio, l’incolumità personale) il compito di decidere se richiedere e ottenere giustizia o meno. Di solito lo fa per reati non particolarmente gravi come la truffa semplice, le lesioni personali non gravi (con prognosi non superiore a venti giorni), lo stalking (salvo alcune specifiche ipotesi) e così via

Essa consiste in una dichiarazione (chiamata istanza di punizione) con cui la vittima di un reato chiede all’autorità giudiziaria di punirne il responsabile: non è indispensabile che essa conosca l’identità dell’autore del reato ma è sufficiente indicare tutti gli estremi del fatto dai quali, anche a seguito delle successive indagini, sarà possibile identificarne l’autore (o gli autori).

È importante precisare un aspetto: la legge stabilisce che alcuni reati sono “procedibili a querela”. Significa che non basta denunciarli ma occorre anche richiedere espressamente che l’autore sia punito: molto spesso accade che l’azione penale non viene intrapresa o addirittura che l’intero processo, iniziato per sbaglio, termini con un nulla di fatto solo per tale difetto. Facciamo un esempio: Tizio truffa Caio. Se Tizio intende far processare e condannare Caio deve sporgere una formale querela con la quale deve chiedere espressamente la punizione di Caio. In caso contrario, Caio non potrà essere processato e condannato anche se è stato davvero lui a commettere il reato.

Querela: quando è necessaria?

Occorre presentare querela tutte le volte in cui un reato non è perseguibile d’ufficio, cioè direttamente dall’autorità giudiziaria: in tali casi, perché l’autore di un fatto illecito venga processato e condannato, è indispensabile che la vittima abbia presentato appunto l’istanza di punizione. In caso contrario il colpevole, anche se correttamente identificato e punibile, verrà assolto (o prosciolto) proprio per “difetto di querela”.

Querela: chi può presentarla? E quando?

Il diritto di proporre querela spetta alla persona offesa dal reato, cioè al soggetto il cui diritto è tutelato da una specifica norma: ad esempio, il reato di ingiuria mira a punire chi danneggia l’onore e il decoro altrui [1]. Quindi, la persona offesa da tale reato che potrà querelare è la stessa persona che viene lesa nella propria onorabilità. Di solito la persona offesa coincide con quella che subisce le conseguenze negative del reato. Nel caso in cui il soggetto offeso sia una persona giuridica (cioè una società, un ente, un comitato) la querela andrà presentata dal legale rappresentante; se la vittima è un  minore degli anni quattordici a presentare querela saranno i genitori (congiuntamente o disgiuntamente); per i soggetti interdetti o infermi di mente il diritto di querela spetta a chi ne ha la tutela o comunque la cura.

La querela può essere presentata – entro 3 mesi dal reato, salvo eccezioni (ad esempio, lo stalking per cui il termine è di sei mesi) – personalmente oppure per il tramite di un soggetto a ciò incaricato (il procuratore speciale); può essere esposta oralmente alle forze di polizia oppure contenuta in un atto scritto, precompilato, che poi viene consegnato in una qualsiasi caserma oppure direttamente presso la Procura della Repubblica. Il mancato rispetto dei termini previsti determina una decadenza nel senso che la querela presentata oltre i termini massimi previsti dalla legge (querela tardiva) è equiparabile, quanto  ai suoi effetti, alla  querela non sporta.

Querela: di cosa si compone?

La dichiarazione di querela deve contenere alcuni elementi essenziali:

  1. la notizia di reato, cioè la descrizione del fatto di reato, con eventuali notizie sull’autore dello stesso o sulle prove;
  2. la volontà che si proceda penalmente in ordine allo stesso;
  3. la sottoscrizione del querelante, che andrà autenticata se la dichiarazione venga presentata materialmente da persona diversa dal proponente.

 

Querela: posso ritrattare?

Una volta presentata, la querela si può di norma sempre ritirare (remissione di querela): ad esempio, se la persona offesa non ha più interesse acché il colpevole del reato sia punito. Si pensi all’ipotesi in cui il querelante sia stato risarcito. Tuttavia, vi sono dei casi specificamente indicati dalla legge [3] in cui la querela, una volta presentata, non è più ritrattabile.

Se il querelante muore la remissione potrà essere effettuata da (tutti) i suoi eredi o dai chiamati all’eredità che intendono accettare l’eredità.

Querela: mi serve un avvocato?

Per presentare querela non è necessaria la consulenza di un avvocato: basta recarsi in caserma dove si potrà provvedere ad entrambe. Ma… c’è un ma da non sottovalutare, con la querela inizia l’azione penale e finirà in un processo il cui esito dipende molto anche dalla corretta esposizione dei fatti al momento della loro denuncia: per evitare di incorrere in vizi o difetti di forma (ma anche di sostanza) è consigliabile, pertanto, farsi assistere da un avvocato penalista nella preparazione della denuncia-querela. Ad esempio, si pensi al caso in cui si pensa di essere vittima di un reato mentre invece si tratta di un altro reato. Si rischia di vanificare intere indagini ed il conseguente eventuale processo per un originario vizio sostanziale che era ben evitabile se solo la persona offesa si fosse rivolta ad una persona competente e qualificata.

note

[1] Tecnicamente è una condizione di procedibilità dei reati.

[2] Art. 594 cod. pen.

[3] Artt. 609 septies cod. pen.: irrevocabilità; art. 612 bis cod. pen.: irrevocabilità nei casi di minacce reiterate.

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