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Quando il giudice revoca la casa all’ex moglie

17 Maggio 2017


Quando il giudice revoca la casa all’ex moglie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Maggio 2017



L’assegnazione della casa coniugale viene meno quando l’ex coniuge va a vivere altrove, quando i figli si trasferiscono o diventano autosufficienti.

L’assegnazione della casa all’ex moglie è uno dei capitoli più delicati di una separazione e di un divorzio: dell’amore di un tempo ci si dimentica facilmente, ma non altrettanto dei risparmi di una vita necessari a comprare la casa, risparmi spesso accumulati con il sacrificio di due generazioni e con la liquidazione dei genitori. Naturale quindi che sull’immobile si scontrino maggiormente le reciproche aspettative: da un lato quella del proprietario (di solito il marito) che vorrebbe conservarne non solo la titolarità ma anche il possesso materiale; dall’altro quella dell’altro coniuge (di solito la moglie) a cui il giudice affida i bambini. Ed è naturale che, all’alba di una separazione, ci si chieda sempre «a chi va la casa» e «quando il giudice revoca la casa all’ex moglie»? Cercheremo di fornire qualche chiarimento in questo articolo.

Prima di spiegare però quando il giudice revoca la casa all’ex moglie bisogna dare un importante chiarimento: con una sentenza di qualche giorno fa, la Cassazione ha cambiato le regole per la quantificazione dell’assegno divorzile, stabilendo che lo stesso non deve essere più rivolto a garantire, al coniuge più debole economicamente, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, bensì solo l’autosufficienza economica. E, nel valutare tale autosufficienza, uno degli indici di riscontro è la casa coniugale assegnata dal giudice in presenza di figli. In altre parole la donna che già ha ottenuto la casa subisce una riduzione sull’assegno divorzile (sul punto leggi Mantenimento: come provare che l’ex coniuge è autosufficienza).

Quando il giudice assegna la casa alla moglie

Se sull’assegno di mantenimento esistono tante variabili per decidere e ogni caso è “a parte”, non è così per l’assegnazione della casa. Qui le regole sono nette: la casa viene assegnata al coniuge presso il quale vanno a vivere i figli secondo l’ordine impartito dal giudice. Quindi, questo vuol dire che:

  • nel caso di coppia senza figli, l’immobile resta nella disponibilità materiale del proprietario; quindi non vi è alcuno scollamento tra titolarità e possesso. In altre parole, il tribunale non può assegnare la casa alla moglie, benché questa presenti un reddito più basso. Se invece l’immobile è stato acquistato in comunione dei beni o se vi è comproprietà, lo stesso andrà venduto e il ricavato diviso tra i due ex coniugi secondo le rispettive percentuali di proprietà (che, nel caso di comunione dei beni, è il 50% a testa);
  • nel caso di coppia con figli, bisogna distinguere a seconda che: a) il proprietario dell’immobile sia il soggetto a cui vengono affidati i figli (il termine tecnico è «collocati»): in tal caso non c’è scollamento tra la proprietà e il possesso dell’immobile, che resta nella disponibilità del titolare. Quindi, per esempio, se la moglie è proprietaria della casa e il giudice (come di solito avviene) colloca presso di lei i bambini, nulla cambia; b) l’immobile è in comproprietà oppure è di proprietà del coniuge cui non sono affidati i figli (ad esempio il marito): in tal caso il giudice assegna sempre la casa al genitore collocatario dei minori (quindi la donna).

Quando il giudice revoca la casa alla moglie

L’assegnazione della casa alla moglie non è per sempre, ma “a termine”. Infatti il genitore collocatario dei minori può disporre dell’immobile che un tempo era la residenza della famiglia solo finché vi abita o finché i figli convivono con questi o diventano economicamente indipendenti. Ecco quindi i casi in cui il giudice revoca la casa alla moglie.

Trasferimento della moglie

Il primo caso in cui il giudice revoca la casa alla moglie è quando questa, per qualsiasi ragione, decide di non abitarvi più stabilmente. Non si deve trattare di assenza momentanea (ad esempio, un trasferimento per pochi mesi dovuto a esigenze di lavoro o per vacanza). Si deve trattare di un vero e proprio cambio di residenza. Quando il coniuge assegnatario non abita più o cessa di abitare stabilmente nella casa familiare, il coniuge non assegnatario può chiedere un provvedimento di revoca dell’assegnazione. Ad esempio:

  • un coniuge, anche se molto più benestante dell’altro, ottiene l’assegnazione della casa coniugale in quanto collocatario della prole. Non appena i figli diventano autosufficienti o vanno a vivere altrove, la casa può tornare al legittimo proprietario, previo ricorso al giudice [1];
  • la moglie assegnataria della casa (e presso cui è collocato in prevalenza il figlio minore) dopo la separazione, si trasferisce di fatto presso la residenza dei genitori, portando con sé il figlio: il giudice ritenendo provato lo stabile abbandono della casa, revoca l’assegnazione, ritenendo che la lunga permanenza della donna presso i propri genitori aveva fatto venir meno quella continuità ambientale che è decisiva ai fini del preminente interesse del minore alla permanenza nella casa familiare [2].

I figli si trasferiscono o diventano autosufficienti

Un’altra ipotesi in cui il giudice revoca la casa alla moglie è quando i figli si trasferiscono in via definitiva (non deve trattarsi di una momentanea assenza, come nel caso di esigenze di studio fuorisede) o quando diventano autonomi dal punto di vista economico, tanto da poter provvedere al proprio alloggio. Quando il figlio o i figli dei coniugi cessano di convivere stabilmente con il genitore assegnatario oppure raggiungono l’autosufficienza economica, il coniuge interessato può chiedere al giudice la revoca dell’assegnazione della casa familiare.

Quando il figlio maggiorenne diventa autonomo, quindi, la mamma divorziata perde l’assegnazione della casa ex familiare. Questo però non vuol dire – secondo una sentenza di ieri della Cassazione [3] – che l’assegno divorzile aumenta in modo automatico a favore di questa solo perché ora la donna deve pagarsi l’affitto: l’incremento del contributo ben può essere riconosciuto, però sulla base di una valutazione complessiva delle esigenze di vita della donna e della situazione patrimoniale dell’onerato.

Nuova convivenza o nuovo matrimonio dell’ex moglie

L’ultimo caso in cui il giudice revoca la casa all’ex moglie è quello in cui quest’ultima inizia una convivenza stabile o contrae un nuovo matrimonio.

Il verificarsi di tali fatti non comporta una revoca automatica dell’assegnazione: il diritto al godimento della casa familiare viene meno solo dopo che il giudice ha valutato se persiste un interesse dei figli di continuare a convivere con il genitore assegnatario.

note

[1] Cass. sent. n. 15367/2015.

[2] Cass. sent. n. 11981/2013.

[3] Cass. sent. n. 12062/17 del 16.05.2017.


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