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Lo sai che? Caduta su una scalinata pubblica: chi risarcisce?

Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2017

Se si scivola da una scala pubblica, magari a causa di una mattonella divelta e non segnalata, a risarcire sarà il Comune. Ma sempre?

Immaginiamo questa scena: decido di andare a fare una passeggiata al parco comunale, è una bella giornata e non mi va di stare chiusa in casa. Ma l’idea non si rivela delle migliori. Al ritorno, mentre scendo per le scale che consentono l’accesso al parco, scivolo e cado, riportando una frattura. Domandone: posso chiedere il risarcimento per essere scivolata da una scalinata pubblica? E se sì, chi mi risarcisce?

Secondo la Corte di Cassazione, che si è spesso trovata a decidere su casi di questo genere, la manutenzione delle strade, comprendendo anche le scalinate pubbliche, spetta alla Pubblica Amministrazione [1]: per intenderci, al Comune, alla Regione, all’ente pubblico proprietario della strada e che, proprio in tale sua veste, ha un potere si controllo e di governo sulla strada stessa. Quindi, applicando questa regola all’esempio che abbiamo fatto in apertura, a risarcire il danno che ho subito per essere scivolata da una scala pubblica, magari a causa di una mattonella divelta e non segnalata, sarà il Comune. In tal senso decide anche il Tribunale di Larino [2] in una sentenza in cui la protagonista è una donna che cade proprio da una scalinata comunale, scivolando a causa di un gradino sbeccato, chiedendo i danni al Comune. Tuttavia, il giudice rigetta la domanda. Perché? Il motivo è molto semplice: è vero che il Comune risarcisce ma a una condizione ben precisa, solo se l’ostacolo non è né prevedibile, né evitabile perché non ci sono segni esteriori che rivelino una possibile anomalia. In altre parole, deve essere presente un qualcosa che costituisca un’insidia o un trabocchetto. Solo così si potrà pretendere un indennizzo. Spieghiamoci meglio.

Se io possiedo un determinato bene e questo bene danneggia terzi soggetti, sarò io a doverne rispondere [3]. Questa è la regola generale, valida anche per le amministrazioni (Pa) per ciò che riguarda il suolo pubblico. E si applica solo e semplicemente per il fatto che un soggetto abbia subito un danno: per intenderci, basta questo per far scattare il risarcimento. Si tratta, infatti, di una responsabilità oggettiva: significa che cade sul  proprietario del bene anche quando non è in malafede o è esente da qualsiasi colpa.

Viene spontaneo chiedersi: la Pa non ha alcuna possibilità di salvarsi? Dovrà pagare sempre e comunque? No, non sempre: la legge dice che l’unica via di fuga è dimostrare che l’evento si è verificato per caso fortuito, cioè per un fatto imprevedibile e inevitabile. Ad esempio, se il pedone è uno sbadato e cammina immerso in un mondo tutto suo tanto da non accorgersi anche di una buca enorme, inciampa e cade, le casse pubbliche resteranno intatte. O, ancora, se cammino percorrendo una strada di campagna dissestata o scivolosa perché magari ha finito da poco di piovere o se procedo al buio e cado, la colpa è solo mia che non ho prestato la dovuta attenzione in condizioni di questo genere. Al contrario, se ho notato la buca, ho fatto di tutto per evitarla ma mi sono fatto male lo stesso, pur comportandomi in modo accorto e prudente, il Comune, proprietario della strada pubblica, ha l’obbligo di risarcire.

Applicando queste regole, il Tribunale di Larino ha respinto la richiesta di risarcimento della donna che non ha dimostrato il nesso di causalità fra l’insidia stradale e il danno subito: anzi, il fatto che ella camminava al buio avrebbe dovuto renderla più attenta per evitare ciò che poi – di fatto – si è verificato, cioè la caduta.

note

[1] Cass. sent. n. 3662 del 14.02.2013.

[2] Trib. Larino sent. n. 152 del 20.03.2017.

[3] Art. 2051 cod. civ.

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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