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Le arrabbiature sul lavoro danno diritto al risarcimento?

20 Mag 2017


Le arrabbiature sul lavoro danno diritto al risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Mag 2017



Mi hanno detto che chi si arrabbia produce tanta bile. Se in ufficio ho un capo che mi fa arrabbiare e nel tempo sviluppo calcoli biliari, posso chiedere i danni al datore di lavoro?

Iniziamo col dire che il codice civile impone all’azienda di tutelare la salute psicofisica del dipendente. Premesso innanzitutto che il lavoratore dovrebbe dimostrare il nesso di “dipendenza” della malattia (i calcoli) con l’ambiente lavorativo, e che i calcoli non sono che la manifestazione di una patologia/malattia professionale che deve essere riscontrabile obiettivamente (e quindi certificata con attestazione medica), possiamo andare a individuare i comportamenti del datore di lavoro considerabili illeciti e, come tali, fonte di stress psicofisico.

La prima ipotesi potrebbe essere quella del mobbing: ossia una persecuzione continuata nel tempo da parte del superiore o anche dei colleghi, con la specifica finalità di svilire la professionalità del dipendente e umiliarlo. I comportamenti tipici sono: l’emarginazione sul posto di lavoro, l’assegnazione di compiti dequalificanti, le continue critiche, la sistematica persecuzione, il sabotaggio del lavoro.

La seconda ipotesi potrebbe essere quella del demansionamento: ossia quando il lavoratore viene svuotato di mansioni e costretto a una forzata inattività o quando gli vengono imposte attività di livello inferiore rispetto alla categoria contrattuale per il quale è stato assunto.

Anche l’eccessivo stress lavorativo – per mancato rispetto del riposo settimanale o annuale – è stato considerato più volte causa di danno al dipendente. Ciò sempre a condizione che lo stress non dipenda da una vocazione allo stakanovismo o all’autoresponsabilizzazione da parte del lavoratore.

Il capo non può inoltre insultare i dipendenti sul posto di lavoro. Diversamente per lui scatta il reato di maltrattamenti in famiglia.  

Come si evince, in tutti questi casi siamo di fronte a comportamenti che, singolarmente presi, sono essi stessi un illecito e consentono al dipendente di agire sia per l’illecito civile e/o penale, sia per la malattia professionale che ne sia conseguita, come nel caso del lettore che assume di aver subito calcoli per le arrabbiature sul lavoro.

La Cassazione ha ricordato che al dipendente spetta il risarcimento del danno non patrimoniale da stress solo quando la condotta illecita viola, in modo grave, i diritti della persona, concretizzandosi in una lesione degli interessi tutelati dalla costituzione. Tali interessi, per essere suscettibili di risarcimento, anche se non contemplati da specifiche norme di legge, vanno individuati caso per caso dal giudice. Non sono risarcibili i semplici disagi o le lesioni di interessi privi di qualsiasi consistenza e gravità.


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1 Commento

  1. Può la domanda di risarcimento essere fatta dopo anni????quale potrebbe essere un termine oppure nn c’è???

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