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Lo sai che? Licenziamento: se il datore mi riassume, dove deve reintegrarmi?

Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

Se il dipendente è stato licenziato illegittimamente e il giudice condanna il datore di lavoro a reintegrarlo, ciò deve avvenire nello stesso posto già in precedenza ricoperto.

Se il lavoratore viene licenziato illegittimamente e fa causa al datore di lavoro, il giudice può condannare quest’ultimo a reintegrarlo nel posto di lavoro. A riassumerlo, in sostanza. Ma ciò può avvenire in una sede diversa da quella di prima? Se, ad esempio, un dipendente lavora in un ufficio di Roma e l’azienda, per esigenze organizzative o produttive, lo licenzia, può riassumerlo ma trasferendolo a Bari?

A rispondere è una recente sentenza del Tribunale di Messina [1] in cui si dice, in soldoni, che il datore di lavoro deve ricollocare il dipendente nello stesso posto di prima, a meno che non sia costretto a trasferirlo ad altra sede per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive [2]. Ritornando al nostro esempio, il datore deve ricollocare lavoratore nell’ufficio di Roma a meno che non motivi l’impossibilità di farlo.

Lavoratore licenziato? Va ripreso nel luogo in cui lavorava prima

La vicenda

Una donna veniva licenziata dall’hotel in cui lavorava in Sicilia e successivamente – a seguito di una sentenza di condanna del giudice – reintegrata nel posto di lavoro ma in una sede del nord Italia. Lei sosteneva che la società aveva l’obbligo di ripristinare le medesime condizioni antecedenti al licenziamento o, in alternativa, dimostrare le ragioni che glielo impedivano. Chiedeva, quindi, che venisse dichiarata l’illegittimità del trasferimento e di poter essere riassunta in Sicilia.

Reintegra nel posto di lavoro: cos’è?

La reintegra o reintegrazione è forma di tutela prevista dalla legge a favore del lavoratore illegittimamente licenziato. In pratica, consiste nell’obbligo del datore di lavoro di riammettere il dipendente nel medesimo posto che occupava prima del licenziamento. Se ad esempio, l’azienda licenzia una donna solo perché è incinta non solo quel licenziamento è nullo ma, se la donna fa causa, il giudice condannerà l’azienda a riprenderla, a reintegrarla, appunto.

Reintegra: trasferimento possibile?

La Corte di Cassazione, intervenendo sul tema, ha affermato un principio – che poi è stato quello seguito anche dal Tribunale di Messina – secondo cui se il giudice ordina al datore di reintegrare nel posto di lavoro il dipendente, quest’ultimo deve essere in ogni caso ricollocato in quello occupato per ultimo. Solo con successivo provvedimento, il datore potrà trasferirlo e esclusivamente per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive [3].

Le ragioni tecniche, organizzative e produttive addotte devono:

  • essere presenti nel momento in cui il trasferimento viene deciso;
  • essere oggettive e non determinate da valutazioni soggettive del datore di lavoro.

Un esempio di ragioni tecniche si ha quando il datore di lavoro ha la necessità temporanea di dover assumere personale specializzato per un determinato lavoro che i propri dipendenti non sono in grado di poter svolgere; ragioni produttive ed organizzative ricorrono quando il datore di lavoro assume personale per far fronte a temporanee situazioni di mercato o per commesse eccezionali: si pensi a una mostra o a una fiera importante che richiede personale in più.

note

[1] Trib. Messina sent. n. 444 dello 04.04.2017.

[2] Art. 2103 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 8364 del 2004.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI MESSINA SEZIONE LAVORO

Il Giudice Unico del Lavoro dott.ssa G. D’UVA

all’udienza del 04/04/2017

ha pronunziato e pubblicato – ex art. 429 c.p.c. – la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 6206/2014 RG, vertente tra:

ATAHOTELS S.P.A., in persona del proprio direttore generale pt, rappresentato e difeso, anche disgiuntamente,  dagli  Avv.ti  M.  DE  BELLIS,  B.  PASSARINI  e  P.  RIVIERA,  elettivamente

domiciliato in Messina, via Garibaldi, n. 13, presso lo studio di quest’ultimo

RICORRENTE

Contro

FILICIOTTO  GIOVANNA,  n.  a  Giardini  Naxos  (ME)  il  14/01/1955,  rappresentata  e  difesa dall’Avv. R. COSIO, elettivamente domiciliata in Messina, viale L. Cadorna, n. 2, presso lo studio dell’Avv. G. DE DOMENICO

RESISTENTE

Oggetto: trasferimento

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ricorso ex art.1, comma 51 legge n. 92/2012 depositato giorno 31/10/2014 la Atahotels s.p.a., in persona del proprio legale rappresentante pt, proponeva opposizione avverso l’ordinanza resa dal Tribunale di Messina, Sezione Lavoro, nel procedimento iscritto al n. 4371/2014 RG, in data  01/10/2014,  con  cui  era  stata  dichiarata  l’illegittimità  del  licenziamento  irrogato  alla dipendente Filiciotto Giovanna, per violazione dei criteri di scelta, ed essa società era stata condannata alla reintegra della resistente nel posto di lavoro e al pagamento, in suo favore, delle retribuzioni maturate.

Tanto premesso, formulando motivi di opposizione, chiedeva che questo Tribunale volesse riformare la succitata ordinanza del 01/10/2014, rigettando ogni domanda della sig.ra Filiciotto e, per l’effetto, ritenere la legittimità del licenziamento, contestualmente condannando la opposta alla restituzione delle somme percepite, con vittoria di spese.

Il 20/02/2015 si costituiva Filiciotto Giovanna, contestando la fondatezza dell’opposizione e proponendo, altresì, domanda riconvenzionale sull’illegittimo trasferimento (dalla sede di Giardini Naxos, cui era precedentemente adibita, a quella di Milano), poiché la società, in sede di reintegra, aveva  l’obbligo  di  ripristinare  le  medesime  condizioni  antecedenti  al  licenziamento,  o,  in alternativa, dimostrare le ragioni impeditive e la compatibilità delle nuove mansioni assegnate rispetto quelle precedenti. Chiedeva, in subordine, la fornitura dell’alloggio. Tanto premesso, concludeva per il rigetto del ricorso con conferma dell’ordinanza de quo e perché venisse dichiarata l’illegittimità del trasferimento con condanna della Atahotels s.p.a. a reintegrarla nella posizione lavorativa antecedente al licenziamento (Sede di Naxos, qualifica Front Office Manager e mansioni di Capo ricevimento). In via subordinata, chiedeva che venisse riconosciuto il proprio diritto alla fornitura dell’alloggio (ai sensi del CCNL di categoria o, in alternativa, in virtù di una consuetudine di parte datoriale), con vittoria di spese.

Il 10/04/2015 Atahotels Spa depositava memoria di replica alla domanda riconvenzionale, evidenziando la soppressione del posto di lavoro della resistente presso l’Hotel Naxos e chiarendo come l’impiego  della  Filiciotto  presso  la struttura di  Milano fosse una scelta  imprenditoriale, insindacabile, anche alla luce del consenso al trasferimento dato dalla sig. ra Filiciotto. Contestava la domanda volta all’ottenimento di un alloggio (gratuito o con modico canone). Concludeva per il rigetto delle domande riconvenzionali ex adverso formulate.

All’udienza del 30/04/2015 questo G.L. invitava l’opponente a capitolare la propria prova per testi e, all’esito di tale incombente, all’udienza del 15/12/2015, dichiarava inammissibile la prova per testi chiesta dall’opponente e superflua quella articolata dall’opposta.

All’udienza del 28/06/2016 la domanda diretta alla declaratoria della legittimità del licenziamento  –     ex  art.1,  comma  51  legge  n.  92/2012  –  veniva  decisa  con  la  conferma dell’ordinanza impugnata mentre la domanda riconvenzionale proposta da parte resistente veniva separata (in  quanto  non  fondata “sugli  identici  fatti  costitutivi” di  quelli  posti  alla base della domanda principale) e rinviata per la successiva trattazione all’udienza del 11/10/2016.

All’udienza odierna, in esito alla discussione, la domanda diretta alla declaratoria della illegittimità del licenziamento, già proposta in via riconvenzionale, veniva decisa.

La Filiciotto contesta la legittimità del provvedimento di reintegra adottato dalla Atahotels s.p.a. in esito  all’ordinanza resa il 01/10/2014 dal Tribunale di Messina, Sezione Lavoro, nel procedimento iscritto al n. 4371/2014 RG, tacciando di illegittimità il contestuale trasferimento impostole. Di contro, la parte datoriale evidenzia l’insindacabilità della scelta imprenditoriale di trasferire la Filiciotto presso la struttura di Milano.

Deve essere condivisa la prospettazione della dipendente Filiciotto.

Per pacifica giurisprudenza di merito e di legittimità, infatti, “l’ordine di reintegra, comportando il ripristino reale ed automatico della situazione giuridica precedente rispetto all’atto risolutorio caducato, implica ed impone la ricollocazione dell’interessato nel medesimo posto di lavoro già in precedenza ricoperto, salva la facoltà del datore di lavoro di disporne con successivo provvedimento il trasferimento ad altra sede nel concorso delle circostanze di cui all’art. 2103 c.c. (Nella specie, il Tribunale non ha riscontrato tale sequenza distinta di atti, rilevando inoltre che la mera  reintegrazione  “formale”  non  costituisce  esatto  adempimento  all’ordine  giudiziale  di reintegra e che le ragioni addotte per l’esercizio dello ius variandi risultavano inidonee, giacché genericamente collegate all’Expò 2015)” (Corte Appello L’Aquila, sez. lav. 12 febbraio 2016 n. 150).

Avuto  riguardo  ai  condivisibili  principi  appena  esposti,  dall’esame  della  raccomandata inviata dalla Atahotels s.p.a. alla Filiciotto in data 22/10/2014, risulta palese la mancanza della citata  “sequenza  distinta  di  atti”  come  desumibile  già  dall’oggetto  della  missiva  (“invito  a riprendere l’attività lavorativa e contestuale trasferimento”).

Militano inoltre a favore dell’illegittimità dell’odierno trasferimento una serie di ulteriori considerazioni.

In primo luogo, si evidenzia come il provvedimento di parte datoriale sembri avere natura elusiva del chiaro disposto giudiziale (la detta ordinanza del Tribunale di Messina).

In secondo luogo, dalla lettura della missiva si può ricavare come il fondamento del trasferimento sia quello della mancata esistenza “presso la nostra struttura Atahotel Naxos Beach alcuna possibilità di reperirLe una posizione lavorativa”: tale motivazione ,oltre a risultare in palese contrasto con le deduzioni del decidente della prima fase della procedura di impugnazione del licenziamento,  che aveva già rilevato l’illegittimità della stessa, appare assolutamente carente di prova non avendo la società dedotto e tanto meno provato alcuna ragione posta a fondamento del proprio provvedimento. Non è infatti assolutamente spiegata la ragione della soppressione del posto presso l’ Hotel di Giardini mentre di contro risulta l’ esistenza del detto posto presso la struttura di Milano. La società ben avrebbe potuto fornire adeguata spiegazione della propria scelta imprenditoriale che , invece, allo stato , è rimasta solo apoditticamente affermata.

Ancora, non sembra affatto sostenibile, come invece sostenuto dalla società, che la Filiciotto abbia accettato il trasferimento, tenuto conto della tempestiva impugnazione del provvedimento de

quo.

Ne consegue che le “ragioni tecniche, organizzative o produttive” addotte dalla Atahotels s.p.a. appaiono solo labialmente riferite, anche alla luce della decadenza della società dall’articolazione  di  mezzi  istruttori,  decadenza  derivata  dalla  mancata  formulazione  di  un capitolato di prova ossequioso del disposto di legge, nonostante i tempi concessi dal giudicante per tale incombente.

Sulla scorta di quanto sopra , in accoglimento della domanda riconvenzionale formulata da Filiciotto Giovanna, va condannata la Atahotels s.p.a., in persona del proprio legale rappresentante pt, a reintegrare la dipendente nella posizione lavorativa precedente al licenziamento (ovverosia sede di Giardini Naxos, qualifica di Front Office Manager e mansioni di capo ricevimento).

L’accoglimento della domanda principale rende superfluo l’esame delle ulteriori domande in subordine avanzate dalla Filiciotto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo ex D.M. 10 marzo 2014.

P.Q.M.

Il Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando   sulla domanda riconvenzionale proposta da Filiciotto Giovanna con memoria depositata il 20/02/2015 nel procedimento proposto, con  ricorso  depositato  giorno  31/10/2014,  da  Atahotels  Spa,  in  persona  del  proprio  direttore generale pt, ex art.1, comma 51 legge n. 92/2012, in opposizione all’ordinanza emessa in data

01/10/2014 dal Tribunale   del Lavoro di Messina, con cui era stata dichiarata l’illegittimità del licenziamento intimato alla   Filiciotto in data 28/02/2014   , uditi i procuratori delle parti, così provvede:

  1. dichiara l’ illegittimità del trasferimento disposto da Atahotels s.p.a., in persona del proprio legale rappresentante pt, con provvedimento del 22 ottobre 2014 di reintegra di Filiciotto Giovanna e condanna la società a reintegrare la dipendente nella posizione lavorativa precedente al licenziamento ( sede di Giardini Naxos, qualifica di Front Office Manager e mansioni di capo ricevimento);
  2. condanna Atahotels Spa, in persona del proprio legale rappresentante, alla rifusione delle spese legali che liquida, in favore di Filiciotto Giovanna, in complessivi € 3.515,00 oltre rimborso spese generali, cpa ed iva come per legge;
  3. rigetta ogni altra richiesta.

Messina, 04/04/2017

Il Giudice del Lavoro

 

  1. D’Uva


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