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Spioncino digitale: è legale la telecamera nella porta di casa?

29 ottobre 2018


Spioncino digitale: è legale la telecamera nella porta di casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 ottobre 2018



Chi vuole riprendere con una telecamera parti del condominio può farlo solo entro i limiti dati dall’occhio umano e sempre nel rispetto della privacy.

Inserire nella propria porta di casa uno spioncino digitale collegato a una telecamera è lecito e non richiede né autorizzazioni, né cartelli di segnalazione. Tuttavia la tecnologia è in grado di fare molto più di quello che il nostro corpo, in questo caso il nostro occhio, può permettersi. Per questa ragione devono essere tenuti in considerazione alcuni limiti all’istallazione di questi apparati di ripresa. Vediamo allora di cosa si tratta e quali sono le condizioni che permettono di collegare apparecchi di controllo digitale alle nostre abitazioni.

Lo spioncino digitale

Quando bussano alla porta abbiamo quattro possibilità: aprire senza problemi a chiunque ci troveremo davanti; non aprire e far finta di nulla; chiedere “chi è” tramite un citofono o attraverso la porta stessa; osservare dallo spioncino e decidere se aprire o meno.

Nell’ultimo caso è bene precisare che lo spioncino classico è una piccola fessura posta sulla porta, che ci permette di osservare chi si trovi all’esterno senza che questi possa sapere che lo stiamo guardando. Ma la tecnologia ha fatto passi da gigante e oggi permette di osservare non solo attraverso la porta di ingresso, ma anche attraverso il portone del nostro palazzo, stando comodamente all’interno del nostro appartamento posto, magari, al sesto piano. Si tratta di strumenti molto sofisticati che utilizzano un sistema di monitor e telecamere che possono essere sempre attive o accendersi solo all’occorrenza (quando lo desideriamo o quando qualcuno decide di bussare al nostro campanello).

Questi strumenti sono diventati molto diffusi, soprattutto per le comodità che forniscono e per la possibilità di collegarli anche ai nostri smartphone e sapere chi ci ha cercato mentre eravamo fuori casa. Non è, poi, difficile immaginare un utilizzo per motivi di sicurezza personale e di controllo di ciò che accade all’esterno.

Proprio per quest’ultima ragione si è posta una questione molto spinosa circa la legittimità dell’uso che si faccia dello spioncino elettronico. La conclusione cui gli studiosi del diritto e la giurisprudenza sono giunti è che servirsi di questi apparecchi è possibile solo nella misura in cui ciò non consenta di vedere oltre il normale angolo visuale che l’occhio umano sarebbe, per natura, in grado di cogliere. Si tratta di applicare un limite umano ad una macchina che potrebbe anche oltrepassare i limiti dell’immaginabile e permettere di osservare oltre gli angoli e a lunghe distanze.

La ragione che ha spinto a trovare questa soluzione è da ricercarsi nel diritto alla privacy di ognuno: il passante non deve essere osservato né tanto meno ripreso; così anche chi abita difronte il nostro palazzo non deve poter essere osservato e ripreso nelle sue attività quotidiane attraverso una finestra; e così la lista delle possibili lesioni è molto lunga.

Perché utilizzando una telecamera si lederebbe la privacy?

La spiegazione è molto semplice. Una cosa è parlare di un normale spioncino che, oltre a permettere la vista attraverso il pertugio aperto sulla porta di casa, rappresenta la stessa immagine su un monitor; un’altra è, invece, installare una vera e propria telecamera, in grado di filmare qualsiasi movimento all’interno del pianerottolo o sul marciapiede avanti l’ingresso del condominio, arrivando anche là dove il tradizionale spioncino non arriverebbe. In questo caso, infatti, siamo dinanzi a una potenziale lesione della riservatezza che deve rispettare tutte le regole imposte dal Garante della Privacy. Ma procediamo con ordine e vediamo, con riferimento proprio alle più moderne forme di spioncino digitale, se è legale la telecamera nella porta di casa.

In generale lo spioncino digitale altro non è che una normale telecamera nella porta di casa installata soprattutto a favore di chi non riesce ad arrivare al tradizionale “occhiolino”: magari perché troppo basso (si pensi ai bambini quando rimangono soli in casa) o perché a mobilità ridotta (si pensi a un anziano che non può alzarsi molte volte dal divano o dal letto e vuol sapere chi bussa alla porta).

Non vi è alcuna differenza tra il tradizionale spioncino e quello digitale se quest’ultimo non oltrepassa la normale angolatura che l’occhiello classico avrebbe. Il solo fatto che l’immagine viene, infatti, rappresentata su uno schermo non cambia le regole sulla privacy. Pertanto, così come è sempre stato lecito lo spioncino senza telecamera (e nessuno si è mai sognato di rivendicare lesioni della privacy, per quanto spesso venga utilizzato dal curioso di turno per vedere cosa fanno i vicini), lo è anche quello collegato alla telecamera.

Cambiano le cose se le immagini vengono registrate e conservate. In tal caso si potrebbe rientrare nel reato di interferenza illecita nella vita privata. La giurisprudenza ha infatti più volte sostenuto che è lecito registrare un’azione o una conversazione all’insaputa dei presenti solo a condizione che chi registra è presente in quello stesso istante. Invece la registrazione mediante lo spioncino consentirebbe al proprietario di avere un occhio puntato sul proprio pianerottolo anche in propria assenza. [1]

Ancora diverso è il caso dello spioncino digitale che, in realtà, funge da telecamera e videocitofono. In buona sostanza si tratterebbe di un occhio digitale capace di percepire tutto ciò che avviene nei 360 gradi (o giù di lì) del pianerottolo. In tal caso rientriamo nelle regole della videosorveglianza che sono state disciplinate dal Garante della Privacy, che raccomanda l’uso cauto di tali strumenti: non è necessario né il previo consenso dell’assemblea di condominio, né del vicino di casa dirimpettaio; né è obbligatoria qualsiasi forma di segnalazione alla questura o la presenza di un cartello di avviso. Tuttavia il proprietario dovrà fare in modo di non riprendere i volti delle persone, altrimenti andrebbe contro le regole della privacy. Per il Garante, infatti, quando l’installazione di sistemi di videosorveglianza in generale, nel quale certo rientra il particolare spioncino digitale, viene effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali e le immagini non vengono né trasmesse a terzi, né diffuse (ad esempio attraverso apparati tipo web cam), non si applicano le norme previste dal Codice della privacy, che richiedono la comunicazione al Garante per ottenere un’autorizzazione [2]. In questi casi non è neanche necessario segnalare l’eventuale presenza del sistema di videosorveglianza con un apposito cartello ma si richiede solo che il sistema video sia installato in maniera tale che l’obiettivo della telecamera posta di fronte alla porta di casa riprenda esclusivamente lo spazio privato e non tutto il pianerottolo.

Dunque, sintetizzando, è illegale solo lo spioncino digitale che riesca a riprendere l’intero pianerottolo assieme ai volti delle persone che si trovano nelle circostanze. Questo tipo di telecamere non possono andare a influire sulle parti del condominio in cui si possono trovare altre persone.

Da un punto di vista tecnico questo si traduce in una gittata visiva dell’obiettivo che sia limitata e comprensiva solo dello spazio che interessa l’abitazione, pertanto l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione). Restano perciò escluse le parti comuni dell’edificio come il pianerottolo, le scale, l’androne, l’ascensore. È quindi consigliabile rivolgere la telecamera verso la porta di ingresso, oppure optare per sistemi di spioncino meno invadenti e quindi che non permettano la registrazione e una visuale troppo distante.

Tuttavia una recente sentenza di una corte territoriale [3] ha chiarito che le aree comuni del palazzo non rientrano nei concetti di domicilio e di dimora privata. Per cui, chi effettua riprese in tali spazi non può essere incriminato né sanzionato, sempre a condizione che l’obiettivo non vada a riprendere i volti delle persone. Tutto ruota attorno al concetto di “spazi privati” ed è facile pensare che col tempo tali definizioni saranno nuovamente modificate.

Fermo restando il generale divieto di spiare il vicino di casa, è lecito l’utilizzo della telecamera su spazi comuni se l’azione ripresa può essere liberamente osservata da terzi senza ricorrere a particolari accorgimenti. Ciò significa che è vietato tutto quello che comporta una intrusione nei luoghi di privata dimora, come spiare attraverso una finestra o una fessura della porta, e in queste condotte non rientra certo l’osservare le parti comuni di un edificio, che ben possono essere scrutati senza questi “particolari accorgimenti”. Ancora una volta si è elaborato un limite giuridico partendo da un limite fisico: è vietato osservare con una telecamera ciò che non sarei in grado di osservare a occhio nudo.

Come abbiamo spiegato già in Telecamera di videosorveglianza: quale angolo di ripresa, ogni singolo proprietario di appartamento o garage è libero di installare un impianto di videosorveglianza che però sia puntato unicamente sul proprio immobile o sulle relative pertinenze. Qui entra in gioco l’esigenza di contemperare la tutela della sicurezza con la privacy degli altri condomini. L’angolo di ripresa dell’obiettivo quindi non può mai finire sulle parti comuni (come scale, ascensore, pianerottolo, cortile, garage) o, peggio, sulla proprietà del vicino (la porta, lo zerbino, ecc.), anche se le immagini non vengono registrate.

Se la telecamera finisce per riprendere parti comuni, il condomino che l’installa deve farsi autorizzare dall’assemblea e deve ottenere il consenso di tutti gli altri condomini.

In conclusione

È lecito montare uno spioncino elettronico o digitale all’interno della porta, anche se collegato con un monitor o con lo smartphone, purché esso abbia la stesse possibilità di uno spioncino classico.

Se si tratta di vere e proprie telecamere, poi, e queste sono poste all’esterno di un cancello di una villa o del portone condominiale, è normale che vengano ripresi anche spazi pubblici in cui chiunque può passare ed essere “visto”. In questo caso, l’obiettivo non può riprendere i volti delle persone e i loro caratteri (tra cui rientrano ad esempio tatuaggi o segni particolari) ma al massimo i piedi. In quest’ultimo caso, però, è necessario apporre il cartello con l’avviso della presenza della videosorveglianza, così che chiunque possa sapere di correre il rischio di essere “spiato”

note

[1] Cass., sent. n. 1766/2008 del 28.11.2007; n. 36032 dell’11.06.2008; n. 44156 del 21.10.2008; n. 8762/2013 del 16.10.2012; n. 27847 del 30.04.2015.

[2] Garante della Privacy, vademecum del 2013.

[3] Trib. Avellino, sent. del 30.10.2017.


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