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La banca può impedirmi di cambiare l’intestazione del conto corrente?

22 Maggio 2017
La banca può impedirmi di cambiare l’intestazione del conto corrente?

Ho un conto corrente cointestato con mia madre a firme disgiunte. Le somme sono mie e lei non ha strumenti di pagamento. Ho chiesto alla banca di cambiare l’intestazione a mio nome con procura a mia figlia ma mi chiedono l’estinzione del c/c cointestato e l’apertura di un nuovo rapporto con un canone annuale. È corretto?

Nel contratto di conto corrente bancario intestato a più persone, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto e ciò anche nell’ipotesi in cui gli intestatari (come nel caso della lettrice) abbiano la facoltà, contrattualmente riconosciuta, di compiere operazioni separatamente [1]. Ciò vuol dire che la banca, ove il rapporto di conto corrente presentasse per sé saldo positivo (e negativo per i correntisti,) avrebbe facoltà di agire nei confronti di due condebitori solidali (richiedendo ad ognuno di essi il pagamento dell’intero suo credito). Avrebbe, cioè, maggiori garanzie di poter veder soddisfatti eventuali suoi crediti nei confronti dei correntisti (la lettrice e sua madre) disponendo dei patrimoni di due distinte persone da poter aggredire (sulla base della responsabilità patrimoniale per cui il debitore risponde dei propri debiti con tutti i suoi beni presenti e futuri [2]).

L’operazione di modificazione della intestazione del contratto di conto corrente bancario che la lettrice ha proposto alla banca (giuridicamente inquadrabile in una novazione soggettiva del contratto, cioè in una delegazione o accollo), significherebbe, nella sostanza, ridurre le garanzie della banca che per lo stesso contratto avrebbe (dal momento in cui acconsentisse all’operazione) non più due, ma un solo patrimonio da poter aggredire. Legalmente la banca non è obbligata ad aderire a questa operazione (a meno che, ma la cosa è assai improbabile, non vi sia espressamente – già nel contratto stipulato – l’adesione preventiva da parte dell’Istituto bancario a tale possibilità).

Per quanto attiene a ciò che normalmente accade in caso di decesso di cointestatario in caso di conto corrente a firme disgiunte, ciascuno dei cointestatari in vita ha il diritto di disporre separatamente sul conto; l’identico diritto compete a tutti gli eredi del cointestatario che dovranno esercitarlo tutti quanti insieme (con notevoli problemi di gestione ed operatività del conto ove vi fossero contestazioni e rapporti non sereni fra gli eredi e fra gli eredi ed il cointestatario superstite). Gli eredi devono innanzitutto dimostrare la loro qualità all’istituto bancario e poi effettuare una semplice variazione di intestazione a loro favore: da ciò deriverà che in luogo del nominativo del defunto risulteranno i nominativi degli eredi come nuovi cointestatari del conto. Pertanto, appare singolare che la banca neghi ai futuri eredi di uno degli attuali cointestatari di divenire (a seguito, appunto, del decesso del cointestatario) cointestatari e, quindi, di succedere nella posizione contrattuale del defunto.

Occorrerebbe, a tal riguardo, verificare se siano state sottoscritte particolari condizioni contrattuali e, comunque, richiedere che l’istituto bancario espliciti (per iscritto) le ragioni giuridiche di questa sua posizione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


note

[1] In tal senso, Cass. sent. n. 13663 del 22.07.2004.

[2] Art. 2740 cod. civ.


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