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Lo sai che? Assegni: che fare se il giudice non ammette le prove?

Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2017

La banca mi ha fatto causa per assegni emessi ad una snc estinta. Dopo la banca ha ammesso che gli assegni sono stati pagati. Il giudice non ha accettato questa prova e non ha denunciato la banca per frode processuale. Cosa fare ora?

Al fine di rispondere ai quesiti è bene precisare che il processo civile prevede delle preclusioni insuperabili.

La domanda di ammissione delle prove, detta tecnicamente richiesta di ammissione dei mezzi istruttori, deve avvenire entro un termine prestabilito dal codice di procedura civile e cioè entro il giorno dell’udienza in cui le parti, per il tramite dei loro procuratori, devono fare le suddette richieste [1]. Superata questa fase processuale la richiesta di ammissione di prove viene considerata tardiva e le prove non vengono ammesse a meno che non ricorra un evento del tutto eccezionale e non conoscibile dalla parte in passato che potrebbe legittimare l’ammissione di nuove prove anche dopo il decorso del termine di cui si è detto. Tuttavia, quest’ultima è una decisione che viene rimessa alla valutazione discrezionale del giudice.

Nel caso indicato dalla lettrice la richiesta alla banca circa la destinazione data dal medesimo istituto alle provviste relative agli assegni circolari emessi non costituisce un evento eccezionale bensì una domanda che avrebbe potuto essere fatta in un momento antecedente al decorso del termine di cui si è detto al fine di utilizzarla poi come prova. È corretta, quindi, l’ordinanza con cui il giudice rigetta le richieste di ammissione delle nuove prove poiché presentate tardivamente e quindi non più ammissibili.

Quanto poi all’oggetto della causa intentata nei confronti della lettrice dalla banca, è necessario preliminarmente richiamare la differenza tra assegno bancario ed assegno circolare. L’assegno è un mezzo di pagamento, cioè è uno strumento che consente a chi è titolare di un conto corrente di pagare una determinata somma di denaro. I due tipi di assegni, però, operano diversamente.

L’assegno bancario contiene un ordine di pagamento di una somma di denaro rivolto dal traente (cioè il debitore che emette l’assegno) alla banca – presso cui il primo ha il conto corrente – a favore di un terzo beneficiario. Poiché si è in presenza di una delegazione (o ordine di pagamento), il pagamento (e, quindi, la sottrazione del denaro dal conto corrente) avverrà solo al momento in cui il legittimo titolare dell’assegno (cioè, il creditore) si presenti presso la banca per incassarlo. Fino a quel momento il soggetto che ha emesso l’assegno bancario può revocare la delegazione di pagamento e ordinare all’istituto di credito di non “pagare” la somma indicata nel titolo di credito.

Al contrario, l’assegno circolare viene emesso direttamente dalla banca la quale al momento dell’emissione sottrae la somma indicata nell’assegno dal conto corrente del richiedente e consegna il titolo a quest’ultimo. Affinché il richiedente possa impedire il successivo “pagamento” della somma indicata nell’assegno, dovrà restituire il titolo all’istituto di credito e chiedere il rimborso della somma di denaro. In altre parole, e con finalità meramente esplicativa, l’assegno circolare è equiparato al denaro contante ed l’intera operazione bancaria è assimilabile ad una compravendita. Una volta “acquistato” il titolo (cioè l’assegno circolare) presso la banca, l’“acquirente” che voglia riavere indietro i soldi dovrà materialmente restituire il titolo; se l’“acquirente” ha dato l’assegno ad un terzo (il beneficiario) la banca non può sottrarsi all’obbligo di pagare la somma di denaro nel momento in cui ne venga fatta richiesta né l’“acquirente” può impedire il pagamento o riavere indietro il denaro “speso per l’acquisto del titolo”.

Inoltre, l’assegno circolare si prescrive entro tre anni dalla sua emissione [2]; trascorso tale termine la somma indicata nell’assegno circolare non riscosso viene segnalata al ministero dell’Economia e delle Finanze e successivamente viene versata al Fondo Depositi Dormienti.

Sempre secondo la normativa in tema di assegni, il soggetto richiedente che voglia ottenere il rimborso ha a sua disposizione un periodo di dieci anni dall’emissione del titolo purché restituisca l’assegno alla banca.

In conclusione, affinché la lettrice possa riavere indietro le somme indicate negli assegni circolari emessi, deve prima recuperare gli assegni dal soggetto al quale li ha dati e poi potrà chiedere il rimborso all’istituto di credito facendo attenzione a che non decorra il termine di dieci anni. Se, quindi, i titoli sono stati emessi nell’anno 2008, ella potrà chiedere il rimborso entro l’anno 2018.

Né assume alcuna rilevanza il fatto che al momento dell’emissione degli assegni la società beneficiaria si fosse cancellata dal registro delle imprese: ciò che rileva è l’esistenza del rapporto credito-debito e che la società abbia inserito le somme dovutele nel bilancio di liquidazione.

Quanto poi al comportamento processuale della banca, non sono ravvisabili gli estremi del reato di frode processuale poiché esso ricorre soltanto nel caso in cui, nel corso di un processo civile o amministrativo, al fine di trarre in inganno il giudice, in un atto d’ispezione o di esperimento giudiziale, taluno alteri artificiosamente lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone. Nel nostro ordinamento non esiste un dovere delle parti processuali o dei loro difensori di dire la verità, tuttavia il comportamento tenuto dalla parte nel corso processo potrà essere oggetto di valutazione del giudice e potrà influire sulla sua decisione.

In conclusione e rispondendo al quesito riguardante il possibile esito della causa, il decreto ingiuntivo notificato dalla banca ha ad oggetto somme diverse da quelle indicate negli assegni circolari e la difesa della lettrice deve concentrarsi sulla legittimità della pretesa vantata dall’istituto di credito prescindendo dagli assegni circolari indicati. Se poi ella desidera recuperare le somme che formano oggetto degli assegni circolari dovrà agire nei confronti della snc o di coloro che all’epoca erano responsabili per la società al fine di dimostrare l’inesistenza del rapporto di credito (qualora la lettrice ritenga di non essere debitrice) o al fine di ottenere indietro il titolo (poiché essendo trascorsi tre anni il beneficiario non può più pretenderne il pagamento) e chiedere il rimborso.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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