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Come stabilire il confine tra terreni?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 agosto 2017



Se i vicini litigano per la posizione del confine tra due terreni attigui, la legge fornisce degli strumenti per delimitare la proprietà, tra cui l’azione di regolamento di confini e quella di rivendica.

Per risolvere il problema del proprietario del terreno limitrofo che contesta l’estensione della sua proprietà o se il vicino, nel costruire l’abitazione, non rispetta i confini e arriva a prendersi un pezzetto del terreno altrui, la legge prevede la possibilità di ricorrere alla cosiddetta delimitazione delle proprietà. Una recente sentenza del Tribunale di Nocera [1] chiarisce la differenza tra due strumenti che possono essere utilizzati a tal fine:

  • l’azione di rivendicazione [2] e
  • l’azione di regolamento di confini [3].

La vicenda

L’occasione per pronunciarsi viene fornita da una lite tra vicini: uno di loro, infatti, nel costruire la sua abitazione, sconfina nel terreno degli altri che, quindi, chiedono prima che sia accertati i confini tra i rispettivi appezzamenti e, poi, agiscono in rivendica.

Azione di regolamento di confini

L’azione di regolamento di confini può essere esercitata quando non si ha certezza su dove si trova esattamente il confine tra due immobili e mira ad ottenere che il giudice determini precisamente la linea di confine che separi due terreni attigui.

Le situazioni più frequenti in cui si utilizza si verificano quando:

  1. nessuno dei proprietari sappia dove si trova esattamente il confine;
  2. uno dei due proprietari pretende che il confine si trovi in un determinato luogo, mentre l’altro ritiene che il luogo del confine sia diverso.

In entrambi i casi, chi agisce (entrambi i titolari dei terreni coinvolti: in pratica, ciascuno dei confinanti è, nello stesso tempo, attore e convenuto) deve provare, come dice la sentenza del Tribunale di Nocera, di essere proprietario del bene la cui estensione si chiede di accertare e dove si trova il confine: non basta solo dirlo (come hanno fatto i protagonisti della sentenza). E ciò può avvenire con ogni mezzo: testimoni, documenti, mappe catastali nel caso in cui manchino diversi elementi [4]. In mancanza di prova fornita dalle parti, il giudice provvederà attenendosi al confine tracciato dalle mappe catastali.

Azione di rivendicazione

L’azione di rivendicazione, invece, è lo strumento il proprietario ha a disposizione per ottenere la restituzione del bene da chi lo possiede o detiene: egli, infatti, in sostanza, chiede al giudice il riconoscimento del proprio diritto e la restituzione del bene. Ad esempio, si pensi a un soggetto che entra in un orto abbandonato e inizia a coltivarlo, realizzando anche un piccolo ripostiglio per gli attrezzi. Il proprietario, per riottenere l’orto, potrà agire in rivendica. Per ottenere la consegna del bene, però, dovrà dimostrare di essere tale. Prova che, soprattutto per i beni immobili, è tutt’altro che semplice. Il proprietario, infatti, non può limitarsi a dimostrare che ha acquistato il bene tramite compravendita (o donazione o legato o altro titolo). Dovrà ricostruire la storia di quel bene, andando indietro nel tempo e cercando di scoprire chi sono stati i vari proprietari che si sono alternati nel diritto fino ad arrivare al primo, colui, cioè, che ha acquistato a titolo originario. Poiché tale prova potrebbe andare all’infinito è consentito al proprietario dimostrare il possesso continuato del bene (se si tratta di immobili) per venti anni, sia direttamente che sommando al proprio possesso quello dei precedenti proprietari, in modo da raggiungere il limite temporale richiesto per l’usucapione.

note

[1] Trib. Nocera sent. n. 597 del 28.03.2017.

[2] Art. 948 cod. civ.

[3] Art. 950 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 5257 dello 04.03.2011.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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