Diritto e Fisco | Editoriale

Nessun taglio agli stipendi dei magistrati: giustizia è fatta?

16 Ottobre 2012
Nessun taglio agli stipendi dei magistrati: giustizia è fatta?

Corte Costituzionale: è illegittima la riduzione dello stipendio dei magistrati e dei dirigenti pubblici.

Qualche giorno fa, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il taglio agli stipendi e alle retribuzioni dei giudici e dei dirigenti pubblici che hanno una retribuzione superiore ai novantamila euro [1].

La manovra correttiva del 2010, voluta dal Governo Berlusconi [2], aveva ridotto – a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 – tutti i trattamenti economici dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche (ivi compresi i magistrati) del 5% per la parte eccedente le 90.000 euro e fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente i 150.000 euro.

Sempre la riforma aveva previsto, per i magistrati, la non erogazione, senza possibilità di recupero, degli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012. In ultimo, per il triennio 2013-2015, l’acconto spettante per il 2014 era stabilito nella misura già prevista per l’anno 2010 ed il conguaglio per l’anno 2015 era determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014.

La riforma riguardava poco più di 25.000 dipendenti pubblici e aveva un impatto di circa 23 milioni di euro l’anno in termini di risparmio per le casse dello Stato.

Tuttavia oggi, secondo la Corte Costituzionale, la normativa è in contrasto con la Costituzione, dove è sancito che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva [3].

In altre parole, non sarebbe giusto, secondo la Corte, tagliare solo gli stipendi dei dipendenti pubblici e non anche quelli dei privati. 

Viene così salvata la coerenza giuridica, a danno dei conti dello Stato e del senso di equità.

In un momento storico come quello attuale, dove a tutti viene richiesto uno spirito conforme di unità nazionale, per far fronte alla crisi e rispettare i vincoli europei, la scelta della Corte lascia qualche dubbio. Si può davvero dire che “Giustizia è fatta”? Davvero si può parlare di “evitata discriminazione”?

Per effetto della sentenza, i magistrati e i dirigenti delle pubbliche amministrazioni potranno continuare a godere delle posizioni di rendita acquisite negli anni, in barba a quella volontà popolare che invece vorrebbe diminuiti i faraonici stipendi di coloro che ricoprono incarichi pubblici in nome e per conto del popolo italiano.

Viene in mente quanto ha affermato Giorgio la Pira, nell’Italia del dopoguerra: “Dinanzi a 10.000 disoccupati, oltre 200 sfratti […], 17.000 libretti di povertà […]… Scusi: davanti a tutti questi feriti, buttati a terra dai ladroni – come dice la parabola del Samaritano (Lc 10, 30ss.) – cosa deve fare il sindaco, cioè il capo ed in certo modo il padre ed il responsabile della comune famiglia cittadina? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: – scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono uno statalista ma un interclassista?” [4].

di ANDREA BORSANI

 


note

[1] Corte Costituzionale sentenza n.223 del 11.10.2012.

[2] D.L. del 31 maggio 2010 n. 78, c.d. “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

[3] Artt. 3 e 53 Cost.

[4] Tratto da Scendere da cavallo (Risposta a don Luigi Sturzo), Il Focolare, 30 maggio 1954; ora in Il fondamento e il progetto di ogni speranza, a cura di A. Alpigiano Lamioni e P. Andreoli, AVE)- Giorgio La Pira (Pozzallo, 9 gennaio 1904Firenze, 5 novembre 1977) è stato un politico italiano, sindaco di Firenze. Dal 1985 è in corso il procedimento di beatificazione. G. La Pira è conosciuto anche come il Sindaco Santo.


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