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Prestito con garante: deve essere un parente stretto?

21 maggio 2017


Prestito con garante: deve essere un parente stretto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2017



Il fideiussore deve essere necessariamente un familiare del debitore che ha richiesto e ottenuto il prestito o può essere anche un amico o un socio?

Quando si ha a che fare con una banca è molto frequente la possibilità che quest’ultima, a seguito della concessione di un prestito, richieda al proprio cliente di dare una fideiussione (a carico di un terzo) per assicurarsi il recupero del credito. Il fideiussore è un garante i cui beni possono essere sottoposti a pignoramento qualora il debitore principale non paghi il proprio debito. Spesso ci si chiede se, in caso di prestito con garante, quest’ultimo deve essere per forza un parente stretto. Cercheremo di spiegare, in questo articolo, chi è il garante e quali rapporti deve avere con il debitore.

Capita spesso che la banca, per erogare un mutuo o qualsiasi altra forma di prestito, esiga una garanzia di un terzo. Questa garanzia, di norma, può essere di due tipi: o un’ipoteca su un immobile (una casa, un terreno, ecc.), oppure una fideiussione. Si tratta, ovviamente, di un modo per consentire alla banca, in caso di inadempimento del mutuatario (il beneficiario del prestito), di rivalersi contro un ulteriore soggetto, posta l’insufficienza del patrimonio del primo. Quindi, scopo della garanzia è quello di assicurare all’istituto di credito la possibilità di rivalersi contro un ulteriore soggetto. Non è quindi la qualità di quest’ultimo a rilevare (se semplice amico, parente o familiare stretto), ma il suo patrimonio. Così se si tratta di un «terzo datore di ipoteca» (colui che acconsente all’iscrizione di un’ipoteca a favore della banca su un proprio immobile) a rilevare è il valore di tale casa. Se invece si tratta di un «fideiussore», a rilevare è il patrimonio generale e/o il reddito di quest’ultimo e non il suo grado di vicinanza o consanguineità con il soggetto garantito. In altre parole il garante del prestito non deve essere necessariamente un parente stretto del debitore. Egli può essere un socio in affari, l’amministratore della società, un amico o un parente lontano.

Ma perché, di norma, il garante di un prestito è sempre un parente stretto? Semplicemente perché è più difficile che un soggetto estraneo sottoponga tutto il proprio patrimonio all’eventualità che un altro soggetto – col quale non ha alcun rapporto di familiarità – non paghi il proprio debito. La parentela è anche una forma di controllo indiretto – posta la vicinanza spesso fisica tra la parti – sul comportamento del debitore: quest’ultimo potrebbe infatti dilapidare il proprio patrimonio o disfarsene al solo scopo di frodare le esigenze della banca e sottoponendo a un grosso rischio il fideiussore. Ed è chiaro che, se il debitore non paga, il terzo datore di ipoteca perde l’immobile o, se fideiussore, viene sottoposto a pignoramento ed esecuzione forzata.

Resta fermo che la valutazione sulla persona del garante è rimessa alla banca: è quest’ultima a decidere se il soggetto proposto dal debitore come garante offre garanzie di liquidità e di affidabilità. Quindi, se anche il mutuatario indica un proprio parente o un familiare stretto come fideiussore, l’istituto di credito non è tenuto ad accettare tale garanzia e potrebbe richiederne un’ulteriore. Come detto, infatti, per la banca non conta il grado di parentela tra il debitore e il garante, ma il patrimonio di quest’ultimo.

Ricordiamo infine che le fideiussioni richieste dalle banche di norma hanno una durata indeterminata; il fideiussore ha, pertanto, il diritto di recedere dalla garanzia dandone comunicazione alla banca, normalmente tramite raccomandata. In tal caso la garanzia rimane operante per tutti i debiti contratti fino al momento della comunicazione di recesso.

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Autore immagine: 123rf com

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