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Lo sai che? Come ridurre o cancellare l’assegno di divorzio

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2017

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Modifica e revoca dell’assegno di divorzio dopo la “riforma” della Cassazione: come eliminare il mantenimento all’ex moglie.

La sentenza della Cassazione dello scorso 10 maggio che ha modificato (al ribasso) i parametri per quantificare il mantenimento da versare all’ex coniuge dopo il divorzio (cosiddetto assegno divorzile) sta spingendo molti uomini a tentare la carta di una nuova azione giudiziale per ottenere una decurtazione o, addirittura, la liberazione dall’assegno mensile. Ma non tutto è possibile. Difatti, oltre al fatto che chi ottiene la modifica o la revoca del mantenimento non ha diritto agli arretrati, e che per ridurre o cancellare l’assegno di divorzio c’è bisogno di fatti nuovi e sopravvenuti (non basta, quindi, un semplice mutamento dell’interpretazione giurisprudenziale), c’è anche il fatto che si tratta di un semplice precedente da cui qualsiasi giudice può prendere le distanze. Con questo non si vuol ridurre la portata certamente storica e riformista della pronuncia appena emessa dalla Suprema Corte  (leggi Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo e Come modificare le condizioni di divorzio) ma è certo che bisogna procedere con cautela e prudenza. Vediamo quindi quando è possibile e come ridurre o cancellare l’assegno di divorzio.

Mantenimento e divorzio: come modificare l’assegno

Come dicevamo, la Cassazione ha appena detto che lo scopo principale dell’assegno di divorzio non è più – come fino a qualche giorno fa – garantire al coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, bensì solo assicurargli l’autosufficienza economica. Quest’ultimo obiettivo si raggiunge prima e più facilmente rispetto al passato, essendo necessario verificare solo se l’ex coniuge sia in grado o meno di mantenersi e, in caso contrario, dargli quel tanto che basta per raggiungere l’indipendenza. Il tutto svincolato al reddito del marito che ben potrebbe essere molto più elevato. Insomma, da oggi, tra l’assegno di divorzio versato all’ex moglie e lo stipendio dell’uomo non vi deve più essere alcuna proporzione.

Risulta quindi indispensabile, per chi che si chiede come ridurre o cancellare l’assegno di divorzio, dimostrare che l’ex coniuge ha una propria autosufficienza (leggi Mantenimento: come provare che l’ex coniuge è autosufficiente). È peraltro la stessa Cassazione a indicare gli spioncini che dimostrano tale situazione di indipendenza economica. Essa può consistere nel possesso di:

  • redditi di qualsiasi specie (ad esempio, lo stipendio da lavoro dipendente, ma anche gli aiuti economici da parte dei familiari);
  • cespiti patrimoniali immobiliari e mobiliari (ad esempio il canone di affitto di un immobile o la semplice proprietà di una casa, benché non data in locazione);
  • la capacità e la possibilità effettive  opportunità di lavoro personale (così la donna giovane, e quindi potenzialmente ancora abile al lavoro e in grado di impiegarsi, ha meno chance di mantenere elevato l’assegno di mantenimento rispetto alla casalinga che ha ormai superato la mezza età);
  • la stabile disponibilità di una casa di abitazione (il fatto che il giudice abbia assegnato la casa familiare alla donna – provvedimento conseguente alla collocazione presso di sé dei figli – fa sì che quest’ultima ottenga un beneficio consistente, derivante dal mancato pagamento di un fitto).

In ogni caso bisogna tenere conto che – secondo la Cassazione [1] – non è il coniuge richiedente l’assegno a dover dimostrare l’impossibilità di trovare lavoro, soprattutto se la non indipendenza si desume anche da altri fattori. Spetta quindi all’uomo dare prova che la propria ex moglie vuol fare la “mantenuta” e ha rinunciato al collocamento o non si scolla dal divano per cercare offerte di lavoro. Un compito a volte improbabile, sicché è sempre meglio frugare nella propria dichiarazione dei redditi o – se i soldi vengono percepiti in nero – chiedere le indagini alla polizia tributaria per il tramite del Tribunale che decide sulla modifica o revoca dell’assegno di divorzio.

Come ottenere la revoca dell’assegno di divorzio

Nel voler distinguere le ipotesi in cui è possibile ottenere la revoca dell’assegno di divorzio da quelle invece in cui si può sperare solo in una riduzione, iniziamo col dire come cancellare il mantenimento.

Il primo e più classico caso in cui si ottiene la cancellazione dell’assegno di divorzio è quando si inizia una stabile convivenza con un’altra persona, e ciò a prescindere dall’esistenza di redditi in capo a entrambi i partner. Quindi, benché ciascuno dei due sia senza lavoro, l’ex marito non è più tenuto a versare il mantenimento [2]. Si deve comunque trattare di una convivenza basata sugli stessi presupposti del matrimonio e quindi sulla reciproca assistenza morale e materiale. Non deve essere occasionale o temporanea. I due conviventi devono vivere sotto lo stesso tetto da diverso tempo e, magari, avere la medesima residenza.

Non è necessario che il nuovo legame sia di tipo «amoroso»: l’importante – secondo la Cassazione – è che sia stabile [3].

Il secondo caso in cui chiedere la cancellazione dell’assegno di divorzio è quando il beneficiario, pur se disoccupato, percepisce altri redditi (come ad esempio gli aiuti in denaro da parte dei genitori) o ha un patrimonio immobiliare benché non lo faccia fruttare (ad esempio la proprietà di una casa, anche se non data in affitto) [4].

Il terzo caso in cui chiedere la cancellazione del mantenimento è di sicuro quello più tipico e – per l’uomo – maggiormente auspicabile: è quando l’ex moglie ha un proprio reddito, ossia una fonte di guadagno (da lavoro dipendente o attività autonoma) che le consente di mantenersi e vivere in autonomia, senza dover ricorrere al sussidio altrui. Alla luce della sentenza della Cassazione dello scorso 10 maggio, non rileva che tale reddito sia di gran lunga inferiore a quello dell’ex marito, essendo sufficiente che tali somme le consentano di mantenersi da sola (è appunto quello che la Corte chiama «criterio dell’autosufficienza», slegato dal «tenore di vita» goduto durante il matrimonio).

Come ottenere la modifica dell’assegno di divorzio

Vediamo ora come ottenere la modifica dell’assegno di divorzio. La prima ipotesi è quando la donna è ancora giovane e può andare a lavorare. Nella quantificazione del mantenimento, infatti, conta la capacità reddituale concreta. Non rileva che il mercato del lavoro sia particolarmente depresso e sia difficile trovare un’occupazione.

Si può ottenere una modifica dell’assegno quando l’ex torna a vivere dai suoi, così riducendo le spese quotidiane.

Ancora, si può chiedere al tribunale una riduzione del mantenimento quando il coniuge beneficiario migliora le propri condizioni economiche perché, ad esempio, ha ottenuto un aumento dello stipendio o un nuovo e più conveniente lavoro.

Un altro caso è quando il coniuge tenuto invece a versare l’assegno perde il lavoro o subisce un’invalidità che lo costringe a ridurre l’attività lavorativa, con contrazione dei guadagni [5].

Si vede ridurre il mantenimento anche l’ex moglie titolare di una modesta pensione sociale [6].

Secondo la Cassazione si può chiedere una diminuzione dell’assegno di divorzio se chi è tenuto a versarlo ha avuto un figlio dalla nuova compagna e quindi deve affrontare nuove spese [7]. Infine, anche il crollo professionale dell’obbligato può essere un elemento che motiva la riduzione dell’assegno [8].

Revisione del mantenimento solo per fatti sopravvenuti

Da quanto abbiamo appena detto risulterà chiaro che per ottenere la cancellazione o la modifica dell’assegno di divorzio occorre un «fatto sopravvenuto» – successivo alla pronuncia di divorzio – che cambi l’equilibrio economico fra gli ex coniugi. Solo in caso di sopravvenienze, intese come cambiamenti tangibili nella vita delle parti, l’assegno potrà essere rivisto. Dunque, i giustificati motivi che permettono la revisione dell’assegno sono (esclusivamente) nuove circostanze di fatto che vengono a modificare la situazione avuta presente dai giudici nel pronunciare sull’an o sul quantum dell’assegno (ad esempio dissesto finanziario dell’obbligato al pagamento dell’assegno o acquisizione, da parte della beneficiaria, di una eredità di cospicuo valore); mentre non pare sufficiente la mutata interpretazione della Cassazione alla luce della sentenza richiamata in apertura [9] che ha cancellato il criterio del «tenore di vita». E dato che non è una pronuncia a Sezioni unite è anche possibile che i giudici se ne discostino.

note

[1] Cass. sent. n. 11538/17 dell’11.05.2017.

[2] Cass. sent. n. 25528/2016.

[3] Cass. sent. n. 6009/2017.

[4] Trib. Roma, sent. dell’8.01.2017; Cass. sent. n. 10099/2016.

[5] Cass. sent. n. 10787/2017.

[6] Cass. sent. n. 18092/16.

[7] Cass. sent. n. 14521/2015.

[8] Cass. sent. n. 21670/2014.

[9] Cass. sent. n. 11504/17.


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