Statali, licenziamento più facile e nuove sanzioni

22 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2017



Licenziamento per scarso rendimento e per il dirigente che non punisce, nuovo procedimento sanzionatorio: che cosa cambia con la riforma della pubblica amministrazione.

Fuori il dipendente statale che mostra uno scarso rendimento, punito anche chi non attiva o non porta a termine il procedimento sanzionatorio: sono solo alcune delle novità portate dal decreto attuativo della riforma Madia della pubblica amministrazione, in materia di responsabilità disciplinare. Per le infrazioni più lievi, però, l’iter disciplinare risulterà più articolato, in modo che i tempi permettano una difesa adeguata; inoltre, è ampliata la competenza dell’ufficio per i procedimenti disciplinari, così da garantire, il più possibile, l’imparzialità nel comminare le sanzioni.

Il filo conduttore del decreto di riforma è, dunque, punire le violazioni più gravi, che minano il rapporto di lavoro, nel rispetto, però, dell’imparzialità e del diritto di difesa.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono le principali novità, in materia di sanzioni disciplinari dei dipendenti pubblici.

Licenziamento per scarso rendimento

Il dipendente pubblico, oltre a poter essere licenziato in caso di violazioni disciplinari gravi, come le false timbrature, le assenze ingiustificate e le false dichiarazioni per ottenere posti o promozioni, potrà essere licenziato anche in ulteriori ipotesi.

In particolare, il licenziamento potrà essere comminato per:

  • violazioni gravi e ripetute dei codici di comportamento;
  • costanti valutazioni negative.

In pratica, nel caso in cui il dipendente sia valutato negativamente per tutti e 3 gli anni coperti da ogni contrattazione, potrà essere licenziato per “scarso rendimento”: si distinguerà, comunque, tra “bocciature” ai fini economici, basate su parametri affidati alla contrattazione, e bocciature disciplinari, che saranno determinate dai sistemi di valutazione.

Licenziamento del dirigente che non punisce

Il decreto rende immediatamente operativa anche la possibilità di licenziare i dirigenti che, con dolo o colpa grave, evitano di attivare e concludere i procedimenti disciplinari.

Negli altri casi, è prevista la sospensione dal servizio e, quindi, dalla retribuzione, fino ad un massimo di 3 mesi. Le sanzioni sono comminate, ad ogni modo, nei confronti di chi deve portare a termine il procedimento, a prescindere dalla qualifica dirigenziale.

Sanzioni disciplinari: ufficio per i procedimenti disciplinari

Ad ogni modo, per garantire obiettività e imparzialità nel comminare le sanzioni, la competenza per la loro irrogazione passa, nella maggioranza dei casi, all’Upd, l’ufficio per i procedimenti disciplinari.

Mentre in passato, infatti, spettava al dirigente irrogare le sanzioni superiori al rimprovero verbale e inferiori alla sospensione dal servizio e privazione della retribuzione per più di 10 giorni, oggi anche queste ipotesi devono essere rimesse all’Upd. La finalità della disposizione è l’assicurazione di regole uniformi e certe, per prevenire i contenziosi in materia.

Sanzioni disciplinari: la procedura

La procedura sanzionatoria, escluso il caso del rimprovero verbale (di competenza del responsabile del servizio a cui il dipendente appartiene), secondo le modifiche apportate dal decreto è ora unica.

Ecco quali sono le sue fasi:

  • segnalazione del responsabile all’ufficio per i procedimenti disciplinari; il termine è pari a 10 giorni; l’Udp può comunque attivarsi autonomamente se acquisisce piena conoscenza dei fatti ritenuti di rilevanza disciplinare (non basta una semplice notizia);
  • contestazione degli addebiti: questa deve essere formalizzata al dipendente entro 30 giorni, anche via pec (posta elettronica certificata);
  • convocazione dell’interessato per la sua difesa, non prima di 20 giorni dalla contestazione; a questo proposito, il lavoratore può chiedere una sola volta il rinvio della data prevista per la convocazione a sua difesa, per grave e oggettivo impedimento;
  • il procedimento si deve concludere entro 120 giorni dalla contestazione degli addebiti, ed è prorogabile solo per il periodo di differimento richiesto dal dipendente per la sua audizione.

Durante il procedimento è prevista la comunicazione all’Ispettorato della Funzione pubblica dell’avvio e della conclusione dell’iter e dell’eventuale sospensione cautelare del dipendente. Per le comunicazioni al dipendente, successive alla contestazione degli addebiti, si può ricorrere anche a email e fax.

Se il dipendente viene trasferito, il procedimento passa alla competenza dell’Upd dell’ente di destinazione, con sospensione dei termini fino a quando la nuova amministrazione entra in possesso di tutti gli atti connessi. Se l’illecito si manifesta dopo il trasferimento, l’amministrazione di provenienza è tenuta a darne comunicazione al nuovo ente entro 20 giorni.

Sanzioni annullate

Se, in sede di ricorso contro le sanzioni comminate, il giudice decide il reintegro del dipendente, questi ha diritto a un indennizzo limitato a 24 mensilità.

I vizi formali, poi, non annullano le sanzioni.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI