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Lo sai che? Vinci la guerra alla cellulite: la pubblicità è scorretta

Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2017

La pubblicità di una crema anticellulite garantiva una “tot” riduzione di centimetri in “tot” settimane; cosa che nel mio caso non è avvenuta, nonostante abbia acquistato diverse confezioni del prodotto. Posso chiedere i soldi indietro?

Di fronte a un messaggio pubblicitario così inequivoco e diretto, che lascia immaginare «effetti miracolosi», si nasconde spesso una pubblicità ingannevole (così come confermato da alcune sentenze che a breve indicheremo). Pertanto il consumatore è legittimato a chiedere il rimborso della spesa al produttore. Qualora quest’ultimo non voglia restituire i soldi “investiti” per l’inutile trattamento, lo si potrà citare in causa davanti al tribunale ordinario oppure – ma ciò non garantisce il rimborso del prezzo – si potrà segnalare il suo comportamento all’Antitrust, ossia all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (attraverso un modulo compilabile online). L’Agcm irrogherà le sanzioni a seguito di una istruttoria.

Vediamo cosa ha detto la giurisprudenza a riguardo. Su un prodotto anticellulite viene pubblicizzato con messaggi come «vinci la guerra alla cellulite» oppure «riduci il girovita o la conferenza cosce di “tot” centimetri» è in contrasto con il codice del consumo e, in particolare, con il divieto di pratiche commerciali scorrette [1]. Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori.

Secondo il Garante della Concorrenza e del Mercato [2], viola il codice del consumo il comportamento del professionista che omette di porre in essere tutti gli accorgimenti necessari ad evitare di alimentare equivoci nella percezione dei consumatori sulle caratteristiche, possibilità d’impiego e risultati per il trattamento degli inestetismi della cellulite ottenibili attraverso l’uso dei prodotti cosmetici pubblicizzati.

Dall’altro lato il Giurì del Codice di autoregolamentazione pubblicitaria ha detto che [3] è in contrasto con il codice di autodisciplina della comunicazione commerciale [4].

La pubblicità di un prodotto cosmetico anticellulite che utilizzi espressioni quali «vinci la guerra alla cellulite», «elimina la buccia d’arancia in meno di 4 settimane», «efficacia assoluta», «buccia d’arancia sconfitta», dal momento che tali espressioni inducono il consumatore ad attribuire proprietà curative al prodotto, in particolare per ciò che concerne l’esito positivo di una “guerra” alla cellulite e la sconfitta della «buccia d’arancia».

note

[1] Art. 20 cod. consumo.

[2] Garante Commercio provv. n. 20862/2010.

[3] Giurì cod. aut. pubb.ria, provv. n. 66/2013.

[4] Art. 2 e 23 del cod. autoregolamentazione pubblicitaria.


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