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Lo sai che? Pensione, l’Inps restituisce i contributi in eccedenza?

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2017

Chi ha diritto alla maggiorazione per invalidità e ha versato contributi in più per la pensione li può riavere indietro?

In seguito al tardivo riconoscimento della maggiorazione per invalidità mi sono ritrovato con anni di contributi in più, non utili al diritto alla pensione; ne ho chiesto la restituzione ma la Corte dei Conti me l’ha negata: hanno ragione loro?

Ricordiamo innanzitutto in che cosa consiste il beneficio della maggiorazione contributiva per invalidità [1]: per i lavoratori dipendenti con invalidità superiore al 74%, la legge riconosce un beneficio contributivo, pari a 2 mesi di contributi figurativi per ogni anno di lavoro, a partire dalla data del verbale della commissione medica che accerta tale riduzione della capacità lavorativa. Il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di 5 anni di contribuzione figurativa e risulta utile sia ai fini del diritto alla pensione che alla sua misura, per le anzianità soggette al calcolo retributivo, mentre risulta utile solo ai fini del diritto alla pensione per le anzianità soggette al calcolo contributivo.

In pratica, il lavoratore, per ogni anno di lavoro vede riconoscersi 1 anno e 2 mesi di contributi.

Maggiorazione dei contributi: è possibile la restituzione dei versamenti in eccesso?

Nel caso del lettore, la questione non verte sul riconoscimento dei benefici contributivi, che gli sono stati correttamente accordati, anche se in un secondo momento: il problema consiste nel fatto che, essendo stata riconosciuta la contribuzione in più cumulativamente, in quanto accreditata in un secondo momento, parte di questa contribuzione sia risultata, di fatto, inutile al conseguimento della pensione, in quanto in eccesso. Il lettore ne ha domandato, dunque, la restituzione.

La Corte dei Conti, però, non ha accordato la restituzione dei contributi, citando, a tal proposito, una nota sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione [2]. La sentenza chiarisce che, in materia previdenziale, vige il principio dell’acquisizione, alla gestione previdenziale di appartenenza, dei contributi debitamente versati, anche quando questi non risultano utili ad ottenere alcun trattamento pensionistico: questo, perché il nostro ordinamento previdenziale non è basato sulla corrispettività tra contributi e prestazioni, ma sul principio solidaristico.

Contributi indebiti: la restituzione è possibile

La restituzione dei contributi è comunque prevista quando questi sono indebitamente versati, in base a una nota legge del 1957 [3]. Nel caso del lettore, però, parliamo di contributi obbligatori, dovuti in base all’attività lavorativa svolta, non di indebiti, quali possono essere considerati i contributi versati erroneamente.

Contributi: nessuna restituzione se aumentano l’importo della pensione

Ad ogni modo, come correttamente affermato dalla Corte dei Conti, i contributi non possono essere mai restituiti quando danno luogo a qualsiasi prestazione a vantaggio dell’assicurato. Nel caso di specie, i contributi in eccedenza, a prescindere dall’utilità ai fini del diritto alla pensione, hanno comunque determinato una maggior misura della pensione (la maggiorazione prevista per invalidità, difatti, come esposto poc’anzi, è rilevante anche per quanto riguarda la determinazione della quota della pensione soggetta al calcolo retributivo).

Non è pertanto possibile richiederne la restituzione, proprio perché ha determinato un aumento dell’importo della pensione, come già correttamente affermato dalla Corte dei Conti.

Bisogna ricordare, infine, che alcune sentenze [4] specificano che i contributi non possono essere restituiti nemmeno se, di fatto, risultano inutili alla percezione della pensione, ad esempio nel caso in cui la normativa per il diritto alla pensione cambi, inasprendo i requisiti per il trattamento di quiescenza.

note

[1] Art.80, Co. 3, L. 388/2000.

[2] Cass. SS.UU. sent. n.879/2007.

[3] Art.8, Dpr. N. 818/1957.

[4] Cass. Sez L Civ., sent. 3613/2002; C. Cost, sent. n.307/1989.


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2 Commenti

  1. Ho lavorato dal 1982 al 2007 come agente di commercio versando regolarmente i contributi inps e enasarco. Per quanto riguarda l’enasarco tutto regolare. Invece per l ‘nps mi risultano solo dal 1990 al 2007 premetto che le ricevute degli anni non risultanti il commercialista me li fece buttare perché passati 10 anni .Cosa posso fare? Si può recuperare gli anni in questione? Grazie.

  2. Nel mio caso, ho pagato 8 anni di contributi come commerciante che non mi spettavano, nessuno mi aveva informato di tutto questo. Ebbene l’inps non ne vuole sapere e la mia pensione non ha avuto nessun aumento, anzi dopo anni, mi hanno fatto pagare gli interessi sugli arretrati della pensione….

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