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Assegni di mantenimento e divorzio: come vengono tassati

22 Maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Maggio 2017



Assegni di mantenimento periodici: reddito per il coniuge beneficiario, onere deducibile per il coniuge obbligato.

In caso di separazione o divorzio, il giudice può stabilire l’obbligo in capo ad uno dei coniugi di provvedere al mantenimento dell’altro, attraverso la corresponsione di assegni periodici, di solito mensili, di un determinato importo.

L’assegno divorzile presuppone, oltre alla cessazione definitiva del matrimonio, una situazione di necessità del coniuge beneficiario, il quale deve essere nella condizione di non avere mezzi adeguati di sostentamento e di non poter procurarseli per ragioni oggettive (per. es. inabilità fisica che non gli consente di lavorare).

L’Inps ha chiarito in un recente messaggio [1] come devono essere considerati, dal punto di vista fiscale, l’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio, avuto riguardo al criterio della periodicità.

 

Tassazione assegno di mantenimento

Dal punto di vista fiscale, l’assegno periodico di mantenimento all’ex coniuge riveste una duplice caratteristica e precisamente:

1) per il coniuge beneficiario costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente [2]. Secondo l’Agenzia delle Entrate [3], il legislatore, nell’assimilare gli assegni di mantenimento ai redditi di lavoro dipendente ha tenuto conto del fatto che gli stessi sono corrisposti con cadenza periodica e, come tali, assimilabili al pagamento di una retribuzione stabilita a tempo e potenzialmente vitalizia.

Detti assegni periodici si presumono percepiti, salvo prova contraria, nella misura e alle scadenze risultanti dai relativi titoli.

Pertanto l’assegno di mantenimento, se erogato con cadenza periodica, costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente imponibile ai fini Irpef con il riconoscimento delle detrazioni d’imposta;

2) per il coniuge erogante costituisce un onere deducibile dal reddito. La legge [4] stabilisce infatti che “Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, i seguenti oneri sostenuti dal contribuente …  lett. c) gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria”.

L’assegno di mantenimento all’ex-coniuge può essere dedotto dal reddito a condizione che sia corrisposto periodicamente e che il suo ammontare sia stabilito da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato infatti che la locuzione “assegni periodici” prevista dalla legge impedisce la deduzione dal reddito complessivo del contribuente delle somme corrisposte al coniuge in un’unica soluzione.

Non hanno quindi natura reddituale gli assegni corrisposti in unica soluzione, i quali rappresentano sostanzialmente una transazione in ordine alle pregresse posizioni patrimoniali dei coniugi. Per detti assegni, non è prevista alcuna tassazione in capo al beneficiario, né alcuna deduzione per il soggetto che li corrisponde.

La possibilità di rateizzare il pagamento costituisce solo una diversa modalità di liquidazione dell’importo pattuito tra le parti e non va quindi confuso con la corresponsione periodica dell’assegno, il cui importo è invece rivedibile nel tempo.

Tassazione assegno divorzile

La corresponsione di un assegno una tantum divorzile, anche se frazionato in rate, non costituisce onere deducibile per il soggetto erogatore e non assume rilevanza reddituale per il soggetto percettore.

Secondo l’Agenzia delle Entrate [5], la somma corrisposta al coniuge è ammessa in deduzione solo nella misura determinata dal provvedimento dell’autorità giudiziaria. Pertanto, le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat potranno essere dedotte solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto al coniuge medesimo.

In sostanza, resta esclusa la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.

Pertanto se l’adeguamento dell’assegno divorzile non è previsto nella sentenza di separazione le somme corrisposte a tale titolo sono considerate volontarie e quindi sono indeducibili dal reddito del soggetto erogante.

Assegni pregressi scaduti o non pagati

Con riguardo agli assegni periodici pregressi scaduti o rimasti insoluti, la Cassazione [6] ha riconosciuto la deducibilità degli stessi in capo al soggetto erogante anche se corrisposti in un’unica soluzione, ciò in quanto la corresponsione in un’unica soluzione non ne modifica la natura di “assegno periodico”. Tuttavia, per il percettore dette somme non potranno mai essere assoggettate a tassazione separata.

Non è possibile assoggettare a tassazione separata gli assegni per alimenti percepiti a titolo di arretrato. Gli stessi vanno tassati ordinariamente nell’anno di percezione, in quanto la nozione di emolumenti arretrati è riferibile soltanto ai lavoratori dipendenti e altre specifiche categorie di lavoratori assimilati.” Inoltre, ai fini della collocazione temporale del riconoscimento della deduzione dal reddito nonché per la valenza reddituale si rammenta che rileva il criterio di cassa.

Assegni di mantenimento figli

La deduzione è ammessa solo in relazione all’assegno di mantenimento del coniuge e non anche del figlio. Se nel provvedimento del giudice manca la distinzione tra assegno per coniuge e assegno per figli nel provvedimento giudiziale, il beneficio fiscale viene riconosciuto al 50%.


note

[1] Messaggio Inps, n. 2074 del 18.05.2017.

[2] Art. 50, comma 1, lett. i) del Tuir.

[3] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 153/E/2009.

[4] Art. 10, comma 1, lett. c) del Tuir.

[5] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 448/E/2008.

[6] Cass. ord. n. n. 4402/2014.


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