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Se l’ex moglie sta con un disoccupato va mantenuta?

22 Maggio 2017


Se l’ex moglie sta con un disoccupato va mantenuta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Maggio 2017



L’ex moglie che decide di andare a vivere con un nuovo compagno perde il mantenimento anche se quest’ultimo non ha lavoro o un reddito sufficiente a mantenerla.

Con la sentenza della Cassazione dello scorso 10 maggio che ha modificato i criteri di quantificazione dell’assegno di divorzio è più facile per l’ex moglie perdere il diritto al mantenimento se raggiunge un grado di indipendenza che le consente di reggersi con le proprie gambe (leggi Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo). Ma non è l’unico caso. La donna non va più mantenuta anche se va a vivere con un’altra persona e con questa forma una nuova famiglia di fatto, ossia basata su una convivenza stabile (anche senza sposarsi). Non conta che il nuovo compagno non abbia le risorse economiche per provvedere a lei perché magari è disoccupato. È quanto chiarito dalla Cassazione con un’ordinanza di poche ore fa [1].

La Suprema Corte ribadisce un orientamento ormai sviluppato dal 2015 [2]: chi crea una nuova famiglia di fatto compie una scelta esistenziale e non può farsi mantenere ancora dal precedente coniuge con il quale ha divorziato, anche se il nuovo partner è fallito, disoccupato o comunque non in condizioni di prendersi cura di lei. Non conta, quindi, che la posizione della donna non sia mutata e resti in condizioni di disagio economico: a doverla mantenere – se lei non è in grado di farlo – dovrà essere il nuovo partner. Del resto è una scelta autonoma quella di far nascere un nuovo nucleo familiare e ad essa si collega una responsabilità personale.

Due però sono i presupposti per interrompere il mantenimento all’ex moglie che convive con un altro uomo (anche se disoccupato). Il primo è che la nuova convivenza intrapresa dal beneficiario dell’assegno di mantenimento sia «stabile» ossia fondata sugli stessi presupposti del matrimonio: obbligo di convivenza sotto lo stesso tetto, reciproca assistenza morale e materiale, ecc. La convivenza non deve essere provvisoria, non deve essere finalizzata ad altri scopi (ad esempio, dividere le spese di affitto), ma deve essere stabile, il che significa che deve essere iniziata da diverso tempo. A confermare la presenza di un legame simile a quello del matrimonio può essere il fatto che le residenze vengano spostate presso lo stesso immobile, che l’uno versi all’altro i soldi per il quotidiano mantenimento o la presenza di figli. Se sussiste tale elemento – che deve essere provato dal marito che chiede la cancellazione del mantenimento – l’ex coniuge perde l’assegno divorzile anche se il nuovo compagno non può provvedere all’assistenza materiale della partner in quanto privo di reddito: l’instaurazione della convivenza more uxorio, infatti, recide ogni legame con il modello di vita precedente facendo venir meno i presupposti per il contributo economico al coniuge debole dopo la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Il secondo presupposto per interrompere il mantenimento all’ex moglie che convive con un altro uomo è che intervenga una sentenza del tribunale a esonerare l’uomo dal versamento dell’assegno. Questi non può, quindi, in autonomia, sospendere i versamenti mensili ma deve farsi autorizzare sempre dal giudice.

La sentenza in commento è lo specchio del nuovo trend interpretativo della Cassazione che riconosce sempre più importanza alle coppie di fatto: i conviventi elaborano un progetto di vita in comune e i connotati di stabilità della relazione affettiva rendono il loro rapporto assimilabile al matrimonio; ne consegue che l’assegno di divorzio cessa con il venir meno della solidarietà che caratterizza i rapporti fra ex coniugi dopo il divorzio.

note

[1] Cass. sent. 12879/17

[2] Cass. sent. n. 6855/15.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 7 aprile – 22 maggio 2017, n. 12879
Presidente Dogliotti – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. La controversia ha ad oggetto il diritto della N. a percepire l’assegno divorzile di 250 Euro mensili. Ritiene infatti il ricorrente che è illogica e contrastante con la giurisprudenza l’affermazione della Corte di appello che, nel disporre la corresponsione dell’assegno a carico del B. , ha rilevato che la possibilità per la N. di ricevere assistenza materiale dal compagno P.R. è resa difficile dalla sua dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale di Savona nel maggio 2013. Ritiene infatti il ricorrente che, secondo una corretta e aggiornata interpretazione dell’art. 5 L. n. 898/1970, deve ritenersi che l’instaurazione di una convivenza more uxorio elide ogni possibile connessione con il modello di vita precedente e fa venir meno i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Rileva inoltre il ricorrente che la sentenza della Corte di appello è censurabile anche sotto il profilo della ricognizione dei presupposti di cui all’art. 5 citato ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno come pure per ciò che concerne la regolamentazione delle spese processuali compensate per metà quanto ai due gradi del giudizio di merito e poste a carico dell’odierno ricorrente per la quota residua.
2. Si difende con controricorso N.M..
3. Il ricorrente deposita memoria difensiva.
Ritenuto che:
4. Il ricorso è manifestamente fondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. sez. I n. 6885/2015 e sez. VI-1 n. 2466/2016) che ritiene cessata con l’instaurazione di una convivenza stabile e caratterizzata dalla relazione affettiva fra i conviventi la obbligazione di cui all’art. 5 per effetto della cessazione della solidarietà che caratterizza i rapporti fra gli ex coniugi dopo il divorzio.
5. Va pertanto accolto il primo motivo di ricorso con assorbimento del secondo relativo alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Alla cassazione della sentenza della Corte di appello può seguire la decisione nel merito di rigetto della domanda di assegno divorzile proposta dalla N..
6. Va invece respinto il terzo motivo di ricorso essendo la decisione sulle spese del giudizio di merito basata sulla parziale soccombenza del B. quanto alle domande relative al riconoscimento e alla quantificazione del contributo al mantenimento dei figli.
7. In relazione all’esito del giudizio e al recente mutamento della giurisprudenza di legittimità quanto alla questione controversa che ha costituito l’oggetto del primo motivo si ritiene di compensare interamente le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo motivo, e respinge il terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di assegno divorzile proposta da N.M. . Compensa le spese del giudizio di cassazione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.


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