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Divieto di sosta: multa nulla se accertata dall’ausiliare

22 maggio 2017


Divieto di sosta: multa nulla se accertata dall’ausiliare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2017



È illegittima la contravvenzione per divieto di sosta quando l’accertamento viene fatto dall’ausiliare del traffico e poi firmato in ufficio da un agente della polizia municipale.

Solo la polizia può elevare una multa per divieto di sosta; non possono farlo invece i cosiddetti ausiliari del traffico (o «vigilini»), i quali sono autorizzati ad accertare solo le contravvenzioni per violazioni attinenti al parcheggio sulle strisce blu o negli spazi immediatamente adiacenti ad essi (ad esempio l’auto in seconda fila che impedisce a quella già sulle strisce blu di uscire dal parcheggio). Tuttavia, alcuni Comuni stanno superando tale divieto facendo compilare agli ausiliari del traffico il foglietto con la «pre-sanzione» (quello – tanto per intenderci – che viene lasciato sul parabrezza dell’auto), salvo poi far redigere la sanzione vera e propria da un agente della polizia municipale, in un successivo momento, comodamente dall’ufficio. Il trucco è facilmente percepibile confrontando la firma che appare sulla pre-sanzione e quella apposta sulla contravvenzione che viene successivamente spedita a casa dell’automobilista: la mancata coincidenza consente all’automobilista di proporre una domanda di accesso agli atti amministrativi per verificare l’identità dei due firmatari e le relative qualifiche.

A quanto sembra, questa pratica di far accertare i divieti di sosta agli ausiliari e far compilare le successive multe alla municipale è ritenuta illegittima da alcuni giudici di Pace che hanno così iniziato a dichiarare nulli i verbali. In pratica, l’automobilista che si accorge che il nome del verbalizzante indicato sulla multa ricevuta a casa è diverso da quello che gli ha materialmente lasciato il foglietto con l’avviso sul tergicristalli può verificare la qualifica di quest’ultimo e, se si tratta di un semplice ausiliario del traffico, può fare ricorso al giudice di pace per annullare il divieto di sosta.

In verità nessuna norma del codice della strada o del regolamento di attuazione obbliga i verbalizzanti a lasciare la «pre-sanzione» sul vetro dell’auto: si tratta di un “favore” fatto all’automobilista, ma che non comporta alcun effetto, né anticipa gli effetti che derivano per l’automobilista dalla conoscenza del verbale. Tant’è che il termine dei 5 giorni per pagare la contravvenzione con lo sconto del 30% e quello dei 30 giorni per il ricorso al Giudice di Pace decorre dal momento della consegna a casa della multa vera e propria (con raccomandata).

In ogni caso, in alcuni Comuni, la pre-sanzione viene emessa da una stampante portatile, che rilascia uno scontrino senza alcuna firma o indicazione del verbalizzante. La carenza dell’indicazione del nome del vigile o dell’ausiliare che ha elevato la multa non viene ritenuto un vizio della multa stessa, posta – come detto – la non necessità del foglietto. Il che rende inutile anche il ricorso al giudice di pace.

Il che è confermato anche dal fatto che, nei Comuni ad alta tensione abitativa, spesso le multe per divieto di sosta vengono elevate attraverso l’uso di una telecamera che, montata su un’auto della polizia in movimento, cattura le immagini con le targhe delle auto in divieto per poi consentire la compilazione dei verbali comodamente dall’ufficio. Anche in questo caso l’automobilista non riceve alcun preavviso prima della contravvenzione vera e propria.

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