Donna e famiglia Quali sono i diritti di una ragazza madre

Donna e famiglia Pubblicato il 23 maggio 2017

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La ragazza madre ha diritto ai sussidi statali e comunali; nello stesso tempo può imporre al padre del bambino di pagarle il mantenimento del figlio.

Sebbene la maternità resti uno dei momenti più dolci e intensi nella vita di una donna, c’è chi è costretta ad attraversare questa fase tra numerose difficoltà spesso collegate all’assenza di un compagno al proprio fianco. Così le preoccupazioni per il futuro proprio e del bambino – preoccupazioni spesso di natura economica – tolgono la magia all’attesa del lieto evento. È tutt’oggi un problema sociale quello delle ragazze madri cui la legge cerca di far fronte da un lato imponendo determinati obblighi per il padre; dall’altro stabilendo dei sussidi a carico dello Stato come il cosiddetto bonus bebè, l’assegno statale a carico dell’Inps in favore delle donne con reddito ridotto o disoccupate. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i diritti di una ragazza madre.

Iniziamo dai rapporti con il padre del bambino. Quest’ultimo ha il dovere di riconoscere il figlio. Non può sottrarsi a tale obbligo neanche se ha ricevuto il consenso della madre. L’uomo che non riconosce il figlio nato da un rapporto di fatto può essere citato in causa dalla madre del bambino o dal figlio stesso divenuto maggiorenne, con la cosiddetta «azione di riconoscimento della paternità» (leggi Come fare se lui non vuole riconoscere il bambino) per la quale non ci sono termini.

La prova della paternità non può essere costituita dal semplice fatto che l’uomo e la donna si frequentavano, né dall’esistenza di rapporti sessuali tra questi. Pertanto, di solito, si procede all’esame del Dna. Ma se il padre rifiuta di sottoporsi al prelievo del sangue il suo comportamento viene considerato una sorta di ammissione di responsabilità e tanto basta al giudice per dichiarare la sua paternità.

Sempre riguardo ai diritti della ragazza madre nei confronti del padre vi sono quelli al mantenimento, non suo ma del figlio. La donna può cioè esigere che l’uomo le dia i soldi per provvedere a far crescere il bambino. L’obbligo di mantenimento ricade su entrambi in genitori, ma in proporzione alle rispettive capacità economiche. Il fatto che l’uomo sia senza reddito, disoccupato o con stipendio basso non lo giustifica dal trovare una occupazione che gli consenta di versare il mantenimento al figlio. Diversamente risponde del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Peraltro sul tema è di recente intervenuta la Cassazione stabilendo che la responsabilità penale per il genitore che non mantiene il figlio scatta anche se il minore non si trova in condizioni di estremo bisogno (leggi Mantenimento ai figli: quando scatta il penale).

Se il padre non vuol provvedere al mantenimento del figlio, la ragazza madre può agire nei suoi confronti in due modi: con una denuncia ai carabinieri e con un ricorso al giudice civile affinché quantifichi l’importo da versare in favore del figlio. Lo può fare con il gratuito patrocinio se il suo reddito annuo non supera 11.369,24 euro. Nel caso in cui, anche all’esito della condanna, il padre non voglia provvedere al mantenimento, contro di lui potrà essere promosso il pignoramento.

Al di là dei rapporti con il padre, lo Stato riconosce alcuni diritti alla ragazza madre in ambito di assistenza sociale. Il primo è l’assegno di maternità (anche detto bonus bebè). Attualmente, chi ha un Isee non superiore a 7mila euro ha diritto a 320 euro al mese per il primo figlio ed a 400 euro al mese per il secondo; invece chi ha l’Isee superiore a 7mila euro ma inferiore a 25mila euro ha diritto a 160 euro mensili. Il bonus può essere erogato solo se il bambino non ha più di 5 anni.

La domanda va inoltrata all’Inps anche in via telematica o con il contact center.

Alcuni Comuni riconoscono un assegno speciale per le ragazze madri da chiedersi entro 6 mesi dalla nascita del bambino purché non si superino i limiti di reddito fissati dal Comune stesso. A tal fine sarà necessario informarsi presso l’ufficio comunale di propria residenza.

Tra i diritti della ragazza madre vi è quello al parto anonimo. In pratica la madre può lasciare il neonato in ospedale nel più totale anonimato e con la certezza che sarà al sicuro finché troverà una famiglia. Il nome della madre – se questa è la sua volontà – rimarrà sempre segreto e sul certificato di nascita del bambino (la cui dichiarazione sarà fatta dal medico o dall’ostetrica) verrà scritto: “nato da donna che non consente di essere nominata”. Tuttavia, nel momento in cui la madre muore, il figlio avrà libero accesso agli atti e potrà ottenere di sapere l’identità della propria madre nonostante il diritto al parto in anonimato.

Quando la ragazza madre manifesta la propria volontà di partorire in anonimato e non riconoscere il bambino, la Direzione Sanitaria apre la procedura di adottabilità del bambino; viene quindi fatta una immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, ma alcuna conseguenza – né di carattere civile, amministrativo o penale – consegue per la mamma.


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1 Commento

  1. Ciao sono una ragazza madre di un bellissimo bambino di 4 anni mio figlio nn è stato riconosciuto porta il mio cognome io di lui ho preso solo 1500€ quando è nato e 40€al mese fino ai 3 anni.ora m domando spettano anche a me quei soldini fino ai 5 anni? Grazie anticipatamente spero in una vostra risposta

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