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Bonifico stipendio moglie sul conto del marito

14 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2017



Lo stipendio della moglie può essere accreditato sul conto del marito, ma se la coppia si separa possono nascere problemi per la restituzione delle somme.

Accade spesso che, per comodità, marito e moglie scelgano di tenere un unico conto corrente, magari intestato a uno solo dei due (ad esempio, il marito), ma sul quale venga a confluire, tramite bonifico, lo stipendio dell’altro (ad esempio, quello della moglie). La soluzione migliore è quella di avere un conto intestato a entrambi, per facilitare le operazioni di accredito e di prelievo, ma questo spesso non è utile per la coppia, specie se uno dei due coniugi ha debiti e vuol proteggere almeno lo stipendio dai suoi creditori.

Perché scegliere di avere un conto unico?

La scelta della moglie di ottenere il bonifico dello stipendio sul conto del marito può essere dettata, come già anticipato, da esigenze di protezione dello stesso stipendio dai creditori personali. Questo perché, in caso di conto cointestato, si presume che ciascuno dei coniugi sia titolare della metà di quanto vi si trova; con il risultato che i creditori anche di uno solo dei due coniugi possono pignorare il 50% della giacenza. Invece, in caso di conto intestato al solo coniuge debitore, si può pignorare la giacenza intera.

È possibile che il bonifico dello stipendio della moglie avvenga sul conto del marito?

Nessuna norma vieta che lo stipendio venga accreditato sul conto di un terzo estraneo, che sia un familiare o il coniuge, ma vi sono, comunque, una serie di ostacoli da superare.

Il primo ostacolo attiene ai rapporti con il datore di lavoro. Costui, infatti, potrebbe rifiutarsi di pagare lo stipendio con bonifico sul conto del coniuge del lavoratore, perché la legge stabilisce che sia lui stesso a scegliere le modalità più consone per versare la busta paga al dipendente, in relazione anche alle dimensioni dell’azienda e alla necessità di uniformare tutti i rapporti di lavoro per evitare costi o difficoltà organizzative. Tuttavia, il bonifico su un altro conto non comporta alcun costo aggiuntivo all’azienda e non può essere negato in presenza di una liberatoria rilasciata dal dipendente.

Il secondo ostacolo riguarda i rapporti con la banca: è opportuno che il lavoratore indichi al suo datore tutti i dati relativi all’intestatario del conto sul quale far confluire lo stipendio (nel caso esaminato, del marito), altrimenti il bonifico potrebbe venire rifiutato.

È importante ricordare che neppure ricorrendo a tale escamotage si è del tutto al riparo dai creditori: costoro, infatti, potrebbero sempre far pignorare lo stipendio, nella misura di un quinto, presso il datore di lavoro (in pratica, il pignoramento viene notificato, anziché alla banca, all’azienda, che è, comunque, obbligata a corrispondere i quattro quinti non pignorati al lavoratore).

Che succede se marito e moglie si separano?

Qualora marito e moglie decidano di separarsi, le conseguenze sono diverse a seconda che questi abbiano scelto il regime patrimoniale della comunione legale o della separazione dei beni, e che abbiano deciso di avere un conto cointestato o conti separati.

Più precisamente:

  • se la coppia è in comunione dei beni il conto, sia esso intestato ad uno solo dei due coniugi, sia esso cointestato, va diviso in parti uguali. Quindi, anche se il conto è intestato solo alla moglie o solo al marito, al momento della separazione la giacenza residua va sempre divisa in parti uguali (anche perché lo stipendio, per la regola generale del codice civile, cade in comunione legale in maniera differita, cioè solo al momento della separazione, e si divide al 50% tra i due coniugi [1]);
  • se la coppia è in separazione dei beni, i conti individuali non vanno divisi, mentre quello cointestato sì, perché (come già anticipato) appartiene a moglie e marito al 50%. Il coniuge che abbia fatto accreditare il suo stipendio sul conto dell’altro, e che voglia rivendicare ciò che è suo, dovrà fornire opportuna prova dei relativi bonifici, esibendo, se opportuno, gli estratti conto della banca, la copia della liberatoria rilasciata all’azienda, o un eventuale accordo siglato con l’altro coniuge riguardo a tale accredito. Se opportuno, per evitare prelievi indebiti, si potrà chiedere al giudice di disporre il sequestro del conto fino alla sentenza di separazione.

note

[1] Art. 177 lett. c), cod. civ.

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