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Lo sai che? Tassa di soggiorno non pagata: cosa rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 23 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 maggio 2017

Spetta alla struttura versare l’imposta al Comune. Ma il cliente che non la paga per il pernottamento è perseguibile. Ecco cosa rischiano albergatore e turista.

 

La tassa di soggiorno viene applicata da alcuni Comuni ai turisti che pernottano nelle strutture alberghiere del proprio territorio. L’imposta, introdotta nel 2011 [1], ha lo scopo di raccogliere fondi da destinare al miglioramento dei servizi turistici del Comune. La legge che regola questa tassa prevede dove dev’essere pagata, da chi e cosa si rischia per la tassa di soggiorno non pagata. Vediamo.

 

Dove va pagata la tassa di soggiorno

La legge consente di chiedere il pagamento della tassa di soggiorno nei comuni capoluogo di provincia, nelle Unioni dei comuni – cioè quelle realtà locali costituite da due o più Paesi che esercitano insieme alcune funzioni –  e nei municipi inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o delle città d’arte.

Questi enti locali possono istituire, con una delibera del consiglio comunale, l’imposta di soggiorno da applicare secondo dei criteri di gradualità in proporzione al prezzo.

La tassa deve essere applicata dalle strutture ricettive di tipo alberghiero ed extralberghiero presenti nel Comune.

In alternativa alla tassa di soggiorno, può esserci la recente tassa di sbarco sulle isole minori.

Quanto si paga di tassa di soggiorno

L’importo della tassa di soggiorno può arrivare fino a 5 euro per notte. L’imposta è dovuta per un numero massimo di notti consecutive trascorse in una struttura ricettiva da persone non residenti nel Comune. Ogni ente locale stabilisce quel numero massimo di notti.

La tassa di soggiorno viene calcolata moltiplicando il numero degli ospiti per il numero dei loro pernottamenti e poi il risultato ottenuto per la tariffa corrispondente alla categoria di appartenenza, istituita da ogni Comune.

Chi non deve pagare la tassa di soggiorno

Non tutti quelli che pernottano in una struttura ricettiva sono tenuti a pagare la tassa di soggiorno. Sono esenti o hanno diritto ad una riduzione dell’imposta:

  • i residenti nel Comune o in uno dei comuni dell’Unione;
  • i dipendenti delle strutture ricettive;
  • gli autisti di pullman ed accompagnatori turistici di gruppi organizzati dalle agenzie di viaggi e turismo;
  • le persone che praticano terapie presso strutture sanitarie site nel territorio comunale ed i loro accompagnatori;
  • i portatori di handicap non autosufficienti, con idonea certificazione medica, e loro accompagnatori;
  • gli studenti in viaggio di istruzione o che soggiornano per ragioni di studio o per periodi di formazione professionale attestati dalle università, scuole o enti di formazione;
  • gli appartenenti alle forze di polizia statali e locali, nonché al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco che pernottano nel comune per esigenze di servizio;
  • i volontari che offrono il proprio servizio in occasione di eventi e manifestazioni o per emergenze ambientali;
  • gli artisti ed i loro accompagnatori che partecipano a manifestazioni culturali organizzate dall’amministrazione;
  • gli ospiti di eventi organizzati da una istituzione locale.

Cosa rischia la struttura per la tassa di soggiorno non pagata

E’ il gestore della struttura ricettiva l’unico soggetto tenuto al pagamento al Comune della tassa di soggiorno, in quanto responsabile d’imposta. Il cliente, invece, è il soggetto inciso dall’imposta, cioè quello che deve versarla all’albergo o all’agriturismo in cui pernotta.

Quindi, come gestore, che cosa rischio per la tassa di soggiorno non pagata? La struttura rischia una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro in caso di tassa di soggiorno non pagata al Comune, o pagata solo in parte oppure di infedele dichiarazione (dico di avere incassato 50 ma in realtà ho incassato 100). Ma rischia anche di commettere reato di peculato.

Come stabilito in una sentenza del Tribunale di Firenze del 2016 [3], infatti, «l’albergatore che, dopo aver incassato l’imposta di soggiorno, ne omette il versamento all’ente competente commette il delitto di peculato in quanto egli opera come agente della riscossione, ossia come incaricato di pubblico servizio». La pena prevista per il reato di peculato [4] è la reclusione da 4 a 10 anni e 6 mesi. Se il colpevole (in questo caso il gestore della struttura ricettiva) ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo di quei soldi e poi li restituisce immediatamente, è punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Che cosa rischia il cliente per la tassa di soggiorno non pagata

Il cliente, invece, in caso di tassa di soggiorno non pagata rischia che le sue generalità vengano comunicate dal gestore della struttura ricettiva al Comune, sempre che tale obbligo sia espressamente previsto nel regolamento, in modo da non violare la normativa sulla privacy. Spetterà poi all’ente locale utilizzare tali informazioni per recuperare gli importi dovuti dal cliente ma non pagati.

A questo proposito, è importante riportare la sentenza con cui il Tar del Veneto [4] ha stabilito che, in caso di tassa di soggiorno non pagata, a essere sanzionato deve essere solo il cliente. Il gestore della struttura deve esclusivamente versare quanto riscosso dal cliente a titolo di sostituto di imposta.

Il cliente può rifiutarsi di pagare la tassa di soggiorno?

Volendo, c’è la possibilità di rifiutarsi di pagare la tassa di soggiorno al momento del pernottamento in una struttura alberghiera. Ciò non significa che, prima o poi, ci vediamo arrivare il conto a casa.

In sostanza, e non essendo previsto dalla legge il ruolo di sostituto di imposta per il gestore di un albergo o di un agriturismo o bed & breakfast che sia, alcuni enti locali hanno previsto un modulo da far firmare al cliente che non vuole pagare la tassa di soggiorno. Con questa dichiarazione, il turista si assume la piena responsabilità di rifiutare la tassa di soggiorno riportando sul modulo le proprie generalità e quelle della struttura in cui alloggia. Nello specifico, il cliente deve scrivere:

«Dichiaro, assumendomi ogni responsabilità, che sono stato ospite della su citata struttura ricettiva e che mi sono rifiutato di versare l’imposta di soggiorno. Dichiaro altresì che gli addetti della struttura ricettiva mi hanno fatto presente che l’imposta di soggiorno è legge dello Stato italiano ed è disciplinata con regolamento comunale e che in caso di rifiuto di pagamento il comune si attiverà nei miei confronti per il recupero delle somme non corrisposte, con l’applicazione delle sanzioni di legge».

Dopodiché, come detto prima, il Comune si può riservare il diritto di pretendere dal cliente la tassa di soggiorno non pagata.

Tassa di soggiorno: gli obblighi del gestore alberghiero

Per gestire il pagamento della tassa di soggiorno da parte di un turista, il gestore della struttura ricettiva deve:

  • verificare le caratteristiche del cliente (es. residenza, età, motivazione del soggiorno, etc.), per accertare se è tenuto al pagamento della tassa;
  • calcolare la misura dell’imposta di soggiorno dovuta, sulla base dei parametri stabiliti dal Comune (categoria e collocazione della struttura, periodo e durata del soggiorno, ecc.);
  • chiedere e ricevere il pagamento;
  • rilasciare quietanza al cliente;
  • versare al Comune le somme riscosse;
  • fornire al Comune informazioni e documentazione inerenti l’applicazione dell’imposta.

I gestori, in quanto agenti contabili perché incaricati di maneggiare denaro pubblico, sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti e devono presentare entro 30 giorni dalla chiusura dell’esercizio finanziario, cioè entro il 30 gennaio di ogni anno, il conto della gestione.

Per quanto riguarda la quietanza, il gestore può rilasciare al cliente una semplice ricevuta nominativa mantenendone una copia. Altrimenti, può inserire nella fattura l’importo della tassa di soggiorno come “operazione fuori campo Iva“.

Il gestore deve conservare le fatture o le ricevute dell’avvenuto pagamento della tassa di soggiorno per 5 anni.

Devo pagare la tassa di soggiorno se affitto un appartamento al mare?

Al mare ma anche in montagna, così come nella campagna toscana o su qualche collina marchigiana, la tassa di soggiorno – se non ci sono delle esenzioni da parte del comuni interessati – va pagata anche da chi pernotta in una locazione turistica. L’imposta va versata per un massimo di 30 giorni e deve essere riscossa e versata al Comune dal proprietario dell’immobile o dall’agenzia immobiliare che gestisce l’unità abitativa. In altre parole, da chi ci ha affittato l’appartamento per le vacanze.

note

[1] Dlgs. n. 23/2011 sul federalismo fiscale municipale.

[2] Art. 4, co. 1, Dlgs, n. 23/2011.

[3] Trib. Firenze, sez. Pen., sent. n. 241 del 02.02.2016.

[4] Art. 314 cod. pen.

[5] Tar Veneto, sent. n. 653 del 10.05.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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