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Che fare se l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento fiscale

24 maggio 2017


Che fare se l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento fiscale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2017



Il metodo più sicuro per difendersi da un accertamento fiscale è quello di verificare da chi è stata apposta la firma: se non si tratta del capo ufficio e questi non ha una delega valida, l’atto è nullo.

Il metodo più sicuro per opporsi a un accertamento fiscale resta sempre quello della contestazione della firma: non solo perché la giurisprudenza è ormai unanime nel ritenere che l’atto notificato dall’Agenzia delle Entrate debba essere sottoscritto dal capo ufficio o, in sua mancanza, da un sostituto con apposita delega, ma anche perché – nonostante la serie di condanne che periodicamente arrivano dai giudici – il fisco continua a fare, imperterrito, sempre lo stesso errore: quello cioè di rilasciare deleghe «in bianco», ossia generiche, e prive dei requisiti richiesti dalla legge e, soprattutto, dalla Cassazione. Come, da ultimo, in una ordinanza pubblicata ieri. Ma procediamo con ordine e vediamo che fare se l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento e si vuole contestarlo (in proposito leggi anche Come contestare un accertamento fiscale).

Prima però di spiegare come contestare un accertamento fiscale, ricordiamo i termini che abbiamo per farlo: 60 giorni dalla notifica dell’atto. E attenzione: se non eravamo a casa quando è arrivato il postino a consegnarci la raccomandata, riceveremo il cosiddetto «avviso di giacenza» che ci informa della possibilità di ritirare la busta alle Poste; in tal caso, se l’andiamo a prendere nei primi 10 giorni, il termine per fare opposizione decorre dal giorno stesso in cui abbiamo ricevuto il plico; se lo facciamo dopo, il termine inizia comunque a decorrere dal 10° giorno dal ricevimento dell’avviso di giacenza.

Ultimo avvertimento: il ritiro della raccomandata deve essere eseguito entro massimo un mese, dopo il quale si forma la cosiddetta «compiuta giacenza» e l’atto torna al mittente, considerandosi ugualmente notificato in modo corretto, anche se il contribuente non ne ha preso visione.

Perché abbiamo spiegato i termini per contestare un accertamento fiscale? Perché spesso il contribuente si ricorda della possibilità di impugnare l’atto quando ormai è troppo tardi: ad esempio quando riceve la cartella esattoriale, la quale però non può essere messa in discussione per vizi dell’atto «prodromico», ossia anteriore ad essa (l’accertamento fiscale), ma può essere contestata solo per vizi propri alla sua compilazione e/o notifica.

Detto ciò, vediamo che fare se l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento e, come abbiamo detto in apertura, la prima cosa da controllare è la firma dell’atto. Come infatti abbiamo già detto nell’articolo Agenzia delle Entrate: come difendersi dall’accertamento fiscale, se questo non è sottoscritto dal capo ufficio (ossia dal direttore dell’ufficio), esso va firmato da un soggetto appartenente alla categoria dirigenziale che sia stato appositamente delegato dal primo. Ed è proprio sulle modalità di attribuzione di tale delega che la giurisprudenza della Cassazione si è spesso espressa. Non è sufficiente una delega generica, ma deve essere:

  • scritta;
  • motivata: deve indicare cioè le ragioni per cui il direttore dell’ufficio non può firmare l’atto (ad esempio: malattia, assenza di personale, vacanza, ecc.);
  • limitata nel tempo: va cioè indicata una data di inizio e di scadenza della delega stessa;
  • nominativa: deve specificare il nome e il cognome del funzionario delegato; non basta il richiamo alla sua qualifica. Diversamente, la cosiddetta «delega in bianco» è illegittima e l’accertamento fiscale è nullo. Nella ordinanza in commento [1] la Cassazione non fa che ribadire questo concetto: è nullo l’accertamento fiscale che contiene solo una delega in bianco.E ciò perché l’atto mancava del nome preciso del funzionario delegato.

In tema di accertamento tributario, sottolinea la Suprema Corte, la delega di firma o di funzioni (astrattamente possibile per legge [2]) deve necessariamente indicare il nominativo del delegato, pena la sua nullità, che determina, a sua volta, quella dell’accertamento fiscale; sicché detta delega non può consistere in un generico «ordine di servizio» o in una «delega in bianco» che si limiti a riportare la sola qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare se quest’ultimo abbia effettivamente i poteri di firma. La delega dunque non può essere fatta con riferimento a un soggetto incerto.

Facciamo un esempio: se la delega, nell’individuare il soggetto delegato alle funzioni della firma degli accertamenti fiscali, facesse riferimento non a una persona individuata con nome e cognome, ma genericamente al capo team, si potrebbe verificare che quest’ultimo, pur avendo detta qualifica al momento della delega, potrebbe perderla successivamente, ossia al momento della sottoscrizione dell’accertamento fiscale (per trasferimento, pensionamento ecc.); in tal caso, la delega non potrebbe però operare nei confronti dei soggetti eventualmente subentranti al suo posto; sarebbe come ritenere che la delega abbia una ultrattività con riferimento a possibili mutamenti di qualifica di soggetti individuati, al momento del conferimento della delega che invece la legge non prevede.

La cosiddetta «delega in bianco», priva cioè del nominativo del soggetto delegato deve quindi essere considerata nulla perché non consente al contribuente di verificare se il delegatario abbia davvero il potere di firmare l’accertamento fiscale e non essendo ragionevole attribuire al contribuente una tale indagine amministrativa al fine, di verificare la legittimità dell’atto.

Diverso è il caso delle cartelle di pagamento, del diniego di condono, dell’avviso di mora o anche degli atti per i tributi locali, per i quali, non esiste una sanzione espressa per l’illegittimità della sottoscrizione. In questi casi opera la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato.

Cosa deve fare il contribuente per contestare l’accertamento fiscale?

Veniamo ora agli adempimenti pratici che deve fare il contribuente che riceve un accertamento fiscale. La prima cosa è collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate e verificare chi è il direttore della sede dal quale è partito l’atto. Se la firma sull’accertamento fiscale indica un nome differente è verosimile che si tratti di soggetto da quest’ultimo delegato. Pertanto è bene presentare all’ufficio una richiesta di «accesso agli atti amministrativi» per verificare la correttezza della firma medesima. L’amministrazione deve rispondere entro 30 giorni.

L’Agenzia delle Entrate deve fornire copia della delega che sia:

  • scritta: la delega conferita al funzionario dell’agenzia delle Entrate, firmatario degli avvisi di accertamento, deve essere messa per iscritto, altrimenti è nulla;
  • motivata: altro requisito necessario per la validità della nuova attribuzione di poteri al funzionario dell’agenzia delle Entrate è la presenza di adeguata motivazione. La delega deve cioè «indicare le ragioni del provvedimento, come la carenza di personale, la vacanza, la malattia o l’indisponibilità del dirigente»;
  • nominativa e non «in bianco»: la delega con la quale si attribuisce al funzionario delle entrate il potere di firma sull’avviso di accertamento deve essere nominativa, deve cioè specificare nome e cognome del soggetto delegato. Non è dunque ammessa la pratica della cosiddetta «delega collettiva», in sostanza un foglio prestampato con un elenco di nominativi di funzionari delegati;
  • delimitata nel tempo: la delega per essere valida deve poi essere a tempo determinato. Secondo la Corte Costituzionale [3] è infatti «censurabile il protrarsi nel tempo di un’assegnazione di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti vacanti con concorso pubblico».

La delega è nulla quando fatta a un soggetto “incerto”, atteso che i capi uffici o i capi team potrebbero cambiare nel tempo e non essere gli stessi al momento della sottoscrizione del provvedimento. Ciò rende difficoltoso il controllo da parte del contribuente con la conseguenza che, essendo la firma un elemento espressamente previsto a pena di nullità, l’accertamento così emesso è illegittimo.

note

[1] Cass. sent. n. 12960 del 23.05.17.

[2] Di cui all’art. 42 del cl.P.R. n. 600 del 1972.

[3] C. Cost. sent. n. 37/2015.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Scusate, a me a Ottobre 2013 è arrivato un’ accertamento fiscale dall’ Agenzia delle entrate per IRPEF non pagata dal datore di lavoro. Tale accertamento è stato firmato per delega da altra persona e non dal Capo Ufficio. Sono andato subito all’ Agenzia delle Entrate dove mi hanno rateizzato l’ importo in otto rate trimestrali, ne ho pagate solo tre, perchè per problemi economici non ho finito di pagarle. Nel 2016 mi è arrivata cartella esattoriale. Adesso dalle vostre newsletter vengo a sapere che se l’ atto è stato firmato da una persona delegata con relative motivazioni come da voi riportato, cosa posso fare adesso? Possibile che in questo paese le sentenze riguardo tale aspetto si vengono a sapere solo dopo? Spero che qualcuno mi sappia dire cosa posso fare adesso!!!!!
    Grazie

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