Diritto e Fisco | Articoli

Divorzio: rapporti tra nuovo partner e i figli

24 maggio 2017


Divorzio: rapporti tra nuovo partner e i figli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2017



A seguito della separazione o del divorzio, il giudice deve valutare se i rapporti tra il nuovo partner e i figli nati dal precedente matrimonio possono pregiudicare il sereno equilibrio di questi ultimi.

Quando ci si separa, i problemi con i figli non si limitano solo ai rapporti con l’altro genitore, spesso insensibile all’obbligo di pagare il mantenimento, ma anche a quelli con un eventuale nuovo partner la cui presenza potrebbe turbare i bambini e destabilizzarli nella loro visione unitaria della famiglia. E così, non poche volte, i giudici sono intervenuti a limitare i contatti tra i minori e il nuovo compagno o la compagna del genitore, non almeno prima che l’unione si sia consolidata e i figli abbiano digerito la presenza dell’estraneo. Detto in parole semplici, significa che:

  • se ad avere un nuovo partner è il genitore con cui i ragazzi convivono, il tribunale può impedire a quest’ultimo di abitare nello stesso domicilio, pena la perdita del collocamento dei minori, che verranno stabiliti presso l’altro genitore (sul punto leggi Divorzio, stop ai rapporti tra figli e nuovo partner);
  • se, invece, ad avere il nuovo partner è l’altro genitore – quello non convivente – il giudice potrà impedire a quest’ultimo che agli incontri con i figli partecipi anche il nuovo/la nuova compagno/a.

La questione – certamente spinosa e delicata, in maggior misura quando si parla di bambini piccoli – è stata di recente affrontata dal Tribunale di Milano [1]. I giudici hanno avuto modo di chiarire che si può autorizzare le frequentazioni tra i figli di separati e il nuovo partner del genitore solo nel caso in cui si tratti di una relazione consolidata; il che significa che – salvo prova contraria – i minori hanno ormai metabolizzato la presenza dell’attuale convivente della mamma o del papà.

È una analisi, quindi, che va effettuata caso per caso, eventualmente con l’ausilio di psicologi e di consulenti tecnici, volti a verificare che la presenza del nuovo partner non sia di pregiudizio alla crescita e al sereno equilibrio psichico dei bambini. Alla fine, quindi, sulle esigenze di nascita di una nuova famiglia prevale sempre la tutela dei figli, sebbene nati dalla precedente unione. Così il giudice può contingentare i rapporti tra questi e il compagno o la compagna del genitore, finanche arrivando a vietare a quest’ultimo di vivere sotto lo stesso tetto o di partecipare agli incontri.

Pertanto, se i figli manifestano un disagio per la tendenza della madre a coinvolgere eccessivamente il nuovo partner nella loro vita, il tribunale può disporre il loro collocamento dal papà su richiesta di quest’ultimo. Si tratta di un provvedimento drastico che, come detto, pone il genitore davanti a una alternativa, che non è quella di rinunciare al nuovo rapporto, ma quanto meno di tenerne estranei i figli fino a quando questi non siano cresciuti o non abbiano maturato la consapevolezza della presenza di un’altra persona. Cosa che, ad esempio, potrebbe avvenire se, dalla nuova relazione, sia nato un figlio. Ed è proprio il caso della sentenza in commento con la quale il tribunale di Milano ha rigettato la richiesta del padre di revoca del collocamento dei bambini dalla madre per aver questa iniziato una stabile relazione con un altro uomo. Tanto stabile da aver generato un nuovo figlio. Era infatti risultato che i figli “di primo letto” della madre avevano ormai metabolizzato la presenza del nuovo compagno e, addirittura, si erano attaccati al fratellino nato dall’unione dei due, successiva al divorzio. In questo contesto, dunque, di consapevolezza acquisita e di raggiunta maturità, non si può inibire i rapporti dei figli con il compagno della madre. Ma quando ciò non ricorre, il diritto – comunque sacrosanto – a formare una nuova famiglia [2] deve cedere il passo alla tutela dei minori, prioritaria a qualsiasi altra pretesa dei genitori.

note

[1] Trib. sent. del 18.01.2017.

[2] Trib. Milano, sent. del 23.03.2013; Trib. Milano sent. del 23.10.2017.

Autore immagine: 123rf com 

Trib. Milano, sez. IX civ., sentenza 19 marzo 2014

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE Omissis

1.Sulla domanda di separazione.

La domanda principale di separazione è fondata e va accolta.

La natura delle doglianze mosse da ricorrente e convenuto nei propri atti difensivi, l’elevatissima conflittualità tra le parti sfociata anche in plurime denunce penali, l’inutile espletamento del tentativo di conciliazione all’udienza presidenziale, il consolidamento della nuova relazione affettiva della ricorrente con il Z anche conseguente alla nascita di un quarto figlio sono invero elementi tutti idonei a rivelare la sussistenza di una situazione di intollerabilità allo stato della convivenza tra le parti; ri corrono pertanto i pres upposti di cui all’art.151 1° co c.c. per pronunciare la richiesta separazione personale tra le parti.

2.Sulle istanze istruttorie.

Entrambi i coniugi hanno insistito nei fogli di precisa zione delle conclusioni per l’accoglimento delle istanze istruttorie non ammesse dal G.I. Ritiene il Tribunale del tutto condivisibile la decisione del G.I. in ordine ai mezzi istruttori.

Quanto alle istanze istruttorie della Y, i capitoli dedotti risultano tutti inammissibili in quanto relativi a fatti da provarsi a mezzo documenti (capp. 1 e 2), in quanto di tenore negativo (cap. 11), in quanto irrilevanti ai fini del decidere (cap. 4), in quanto generici o valutativi (i restanti). Non è poi accoglibile l’istanza ex art. 210 c.p.c. (“ordine di esibizione della documentazione relativa ai compensi percepiti dal sig. X a fronte dell’attività prestata” presso la … S.r.l.), essendo del tutto generica nella sua formulazione, mancando ogni specificazione di elementi atti a meglio identificare la natura della documentazione oggetto dell’istanza (natura della documentazione che si chiede di acquisire, contesto temporale in cui tale documentazione si è formata, ecc.).

Quanto alle istanze istruttorie del convenuto, i capitoli di prova dedotti sono generici (capp. 2, 8, 9, 14), valutativi (capp. 10 e 12), o hanno ad oggetto fatti non contestati o da provarsi a mezzo documenti (capp. 13 e 15) o irrilevanti, per come formulati, ai fini del decidere sulla domanda di addebito (capp. 1 e da 3 a 7; il capitolo 1 è anche valutativo, per come formulato, posto che è richiesto al teste di pronunciarsi circa il fatto che la Y abbia o meno una “relazione extraconiugale” dall’inizio del 2013, quando il teste può soltanto riportare fatti – eventualmente fatti dai quali può desumersi l’eventuale sussistenza di una relazione adulterina sin dalla data indicata).

Quanto alle ulteriori istanze del convenuto, devono ritenersi producibili i documenti allegati alle note …2016, in quanto formatisi dopo la scadenza dei termini istruttori. Del tutto superflua appare invece l’acquisizione dell’originale del quaderno di B X il cui stralcio costituisce il doc. 17 di parte convenuta, documento irrilevante ai fini del decidere (tale scritto contiene una dichiarazione manoscritta, non firmata, che la Y ha disconosciuto e che manca di precisi riferimenti temporali).

Deve in ultimo ammettersi la produzione dei documenti prodotti dalla ri corrente unitamente al foglio di precisazione delle conclusioni, trattandosi di certificazione dei redditi, attestazione ISEE aggiornata (documenti utili ai fini del decidere e pacificamente producibili anche all’ultima udienza), nonché documentazione relativa al pagamento della retta dell’asilo nido del quarto figlio della Y (documento producibile perché sorto successivamente alla scadenza dei termini istruttori e rilevante, attestando un costo fisso a carico della ricorrente).

3.Sulla domanda di addebito.

La domanda di addebito della separazione alla moglie formulata dal convenuto deve essere respinta per carenza di adeguata prova di condotte della Y in contrasto con i doveri discendenti dal matrimonio, intervenute prima del manifestarsi di una crisi irreversibile del rapporto coniugale e tali da determinare la crisi del rapporto.

Va precisato che la domanda di addebito si fonda principalmente sulla relazione extraconiugale della Y con ..; in secondo luogo, su asserite condotte inadeguate della Y nei confronti dei figli e in particolare di A (la ricorrente, a detta del marito, avrebbe trascurato i figli e la famiglia; in alcune occasioni, avrebbe percosso A o lasciato i ragazzi in casa da soli o sul ballatoio della casa coniugale, per punizione).

Circa il profilo temporale, è provato documentalmente che il .. 2013 la ricorrente inviava allo X, tramite il legale, missiva con richiesta di separazione.

Possono pertanto rilevare ai fini dell’addebito, solo condotte della moglie poste in violazione dei doveri nascenti dal matrimonio intervenute prima del novembre 2013.

Ciò posto, quanto alla relazione tra la Y e il …, va premesso che il convenuto non fornisce chiara allegazione circa il momento in cui essa avrebbe avuto inizio, né circa il momento in cui sarebbe stata scoperta dallo X (nella memoria difensiva il convenuto si limita a riferire che la moglie dal giugno 2013 avrebbe rifiutato rapporti sessuali con il coniuge, ma nulla precisa su quando sarebbe iniziata la relazione con il … né su quando la relazione sarebbe stata scoperta). I capitoli di prova sul punto a p p a i on o d e l t u t t o g e n e r i c i , i n q u a n t o p r i v i d i ch i a r i r i f e r i m e n t i temporali, e in parte valutativi (non si può interrogare un teste sull’esistenza di una “relazione extraconiugale”, ma semmai sui fatti storici dai quali può desumersi l’esistenza di tale relazione). I documenti prodotti in causa dallo X non forniscono alcun dato temporale: la foto tratta dalla pagina Facebook, sub doc. 18, non reca alcuna data; lo scritto di cui al doc. 17, irrilevante ai fini del decidere, è privo di data, non pare riferibile con certezza alla Y e peraltro la dichiarazione in esso contenuta si riferisce in modo del tutto generico all’anno 2013 (facendo riferimento a quando la ricorrente aveva “37 anni suonati”, esso richiama implicitamente quasi tutto l’anno 2013, essendo la Y nata il ..1975).

….

Manca in definitiva ogni prova o offerta di adeguata prova circa il fatto che la Y abbia allacciato una relazione con il … prima del momento in cui comunicava al marito l’intenzione di separarsi, come manca ogni allegazione e prova del momento in cui lo X scopriva la relazione extraconiugale.

In questo quadro probatorio del tutto carente, deve ritenersi non sussistente alcun nesso causale tra la relazione tra la Y e il Z e l’irreversibile disgregazione del rapporto coniugale, relazione che pare essere invece la conseguenza di un rapporto di coniugio ormai definitivamente fallito. Ulteriori elementi a conferma della carenza di nesso di causa possono anche desumersi dal comportamento dello X, il quale, pur avendo ricevuto la missiva del legale della moglie all’inizio di novembre 2013 e pur avendo appreso della relazione con il Z (…), non proponeva autonomo ricorso per separazione con addebito alla moglie, ma attendeva che fosse la moglie ad instaurare il giudizio.

Quanto poi alle altre condotte contestate dallo X alla Y (disinteressamento per la famiglia e i figli, abuso di mezzi di correzione e/o maltrattamenti contro i minori), esse, da un lato, non sono state provate (né è stata offerta adeguata prova, posta l’inammissiblità di tutti i capitoli dedotti); dall’altro lato, o non risulta chiaramente individuata la coll ocazi one temporale di tali condotte o esse sono pacificamente successive al novembre 2013 (ved. punti d) e) h) della narrativa della memoria difensiva).

Per tutti i motivi esposti, la domanda di addebito deve essere respinta. 4. Sull’affido e collocamento dei figli minori.

Ritiene il Collegio che i tre figli minori delle parti debbano essere affidati ad entrambi i genitori, con esercizio disgiunto della responsabilità genitoriale sulle questioni di ordinaria amministrazione e con conferma del collocamento dei minori presso il padre, anche ai fini della residenza anagrafica, e con ampi spazi di frequentazione materna, secondo il calendario già seguito dalle parti.

Circa l’affido, va sottolineato come già la nominata ctu, dr.ssa … aveva suggerito un affido dei minori ad entrambi i genitori. Pur rilevando un’estrema conflittualità coniugale, una grande difficoltà della coppia (già struttura ta in modo precario) nell’affrontare l’iter separativo, caratterizzato da reciproche accuse e irrigidimenti, l’assenza di chiari messaggi ai figli e anzi la tendenza ad un inopportuno coinvolgimento della prole, la consulente non aveva ravvisato condotte dell’uno o dell’altro genitore o di entrambi tali da giustificare un affido dei minori all’ente o un affido monogenitoriale.

….

Pur in presenza di accentuate fragilità e pur riscontrata l’incapacità dei coniugi di tutelare i figli dal conflitto coniugale, entrambi i genitori risultavano peraltro caratterizzati da positive competenze genitoriali e non erano emerse condotte degli stessi pregiudizievoli per i minori (le accuse dello X circa pretese condotte violente materne non hanno trovato conferma alcuna).

Fermo il regime di affido condiviso, ritiene il Collegio che sia opportuno prevedere un collocamento prevalente dei minori presso il padre, pur con sostanziale conferma dell’attuale assai ampio calendario di frequentazione madre-figli e con previsione, per il figlio più grande, della possibilità di meglio regolare in autonomia il rapporto con la madre, tenuto conto dell’età (15 anni) e delle esigenze del ragazzo.

Non si ritiene opportuno disporre un collocamento alternato e una divisione paritaria dei tempi di permanenza dei figli presso l’uno e l’altro genitore, come suggerito dagli operatori dei Servizi Sociali.

Va rilevato infatti: che nessuna delle parti ha chiesto al Tribunale di optare per un collocamento alternato dei tre minori (…); che l’attuale calendario di frequentazione madre-figli risulta particolarmente articolato e ben calibrato, in relazione alle esigenze dei ragazzi e agli impegni lavorativi dei genitori e non è opportuno modificarlo; che i tre figli, pur frequentando ampiamente la madre, trovano ancora oggi il loro principale punto di riferimento nel domicilio paterno (…); che un regime di collocamento alternato tra i genitori richiede negli stessi una grande capacità di dialogo e la disponibilità alla massima collaborazione, caratteristiche delle quali entrambe le parti difettano; che nella f a t t i s p e c i e a p p a r e p r e f e r i b i l e u n a s o l u zi o n e c h e p r e v e d a t e m p i differenziati di frequentazione della madre da parte del figlio maggiore rispetto ai due figli più piccoli.

Dal più recente aggiornamento dei Servizi Sociali circa la situazione del nucleo e dei minori risulta che i signori Y e X manifestino ancora un’evidente incapacità comunicativa e siano ancora concentrati in sterili lamentele dell’uno contro l’altro, senza riuscire a concentrarsi appieno sui bisogni dei figli. Permane una conflittualità irrisolta tra i coniugi, pur dimostrando le parti di accettare e trarre beneficio dai percorsi di sostegno offerti dai Servizi. Risulta inoltre come i tre minori presentino delle situazioni peculiari .. …. A mostra atteggiamenti spesso vicini a quelli del padre e tende a non esprimere le emozioni negative, con massiccia rimozione di rabbia e dolore; è riuscito peraltro a trovare un prezioso punto di equilibrio che va preservato, evitando ogni coinvolgimento diretto del ragazzo nella conflittualità genitoriale e familiare (i Servizi suggeriscono una frequentazione dei genitori da parte di A il più possibile consona ai suoi specifici bisogni). B ha iniziato il percorso di sostegno psicologico; si mostra vivace e al contempo vulnerabile, è dotata di autostima fluttuante e pare ancora pesantemente invischiata delle vicende familiari, “carica di un vissuto di confusione e tensione emotiva”; necessita ancora di sostegno psicologico. C appare il più fragile dei fratelli, manifesta un gran bisogno di stare più tempo con la madre, anche per fronteggiare i sentimenti di gelosia scatenati dalla nascita del fratello …; appare irrequieto ed esuberante e fatica a trovare una stabilità e ad accettare regolazione e contenimento da parte degli adulti.

Tutto ciò premesso, ritiene il Tribunale che debba confermarsi l’ampio regime di frequentazioni madre-figli già in atto. Salvi diversi e migliori accordi tra i genitori, la madre potrà quindi vedere e tenere con sé i figli B e C X, a weekend alterni, dal venerdì dall’uscita da scuola sino al martedì sera ore 21; terrà sempre i figli il martedì e il mercoledì, dalle 16.30 alle 21; nella settimana in cui il weekend è di competenza paterna, la madre terrà i figli il lunedì dall’uscita da scuola con pernottamento e accompagnamento a scuola, nonché il giovedì dalle 16.30 alle 21. Terrà inoltre i figli per metà delle vacanze natalizie (dal 24.12 al 31.12 mattina, escluso il giorno 25 dicembre, o il 25 dicembre e il periodo dal 31.12 pomeriggio al 6.1., ad anni alterni); terrà i figli nelle vacanze pasquali, ad anni alterni; terrà i figli per quattro settimane, anche non continuative, nel corso delle vacanze estive, nei periodi che i coniugi concorderanno entro il 31 maggio di ogni anno (in caso di mancato accordo, la madre terrà i figli le ultime due settimane di luglio e le prime due di agosto). Quanto al figlio A (ormai quindicenne), egli prenderà accordi diretti con la madre quanto alle frequentazioni, in modo che la regolamentazione delle frequentazioni sia più conforme alle specifiche esigenze del ragazzo (esigenze di studio, impegni extrascolastici, ecc.).

Deve poi respingersi la domanda dello X volta ad ottenere che il Tribunale inibisca i contatti tra i minori e … Z e i figli di questi, considerato che, rispetto al momento di introduzione del presente giudizio (maggio 2014) e alla data dell’udienza presidenziale (udienza tenutasi tra l’ottobre2014 e l’aprile 2015), la relazione tra la Y e il Z si è consolidata e ha portato alla nascita del quarto figlio della ricorrente, al quale i figli delle parti sono molto legati, considerato il tempo trascorso, l’evoluzione della situazione familiare e il fatto che i minori hanno ormai presumibilmente metabolizzato la presenza del nuovo compagno nella vita della madre.

Si devono poi incaricare ai Servizi Sociali di monitorare la situazione del nucleo familiare, di organizzare (per il tempo ritenuto necessario) incontri periodici con entrambi i genitori anche finalizzati alla migliore organizzazione del calendario di permanenza dei figli con l’uno e l’altro genitore, calendario che dovrà essere organizzato tenendo conto delle s p e c i f i c h e es i g e n z e d e i t r e m i n o r i , c o n c o n s e g u e n t i p o s si b i l i differenziazioni. I Servizi Sociali, in collaborazi one con i Servizi specialistici dell’ATS, dovranno continuare ad offrire, per il tempo necessario, le opportune misure di sostegno psicologico in favore della minore B e di sostegno psicologico e alla genitorialità in favore dei genitori; dovranno avviare per i genitori, quando i tempi saranno maturi, un idoneo percorso di mediazione familiare e comunque offrire ai due genitori e ai figli ogni misura di sostegno ritenuta necessaria o opportuna, per il tempo ritenuto necessario.

Si stima manifestamente superfluo l’ascolto dei minori da parte del Tribunale, minori già valutati e ascoltati dal ctu in sede di operazioni peritali e comunque seguiti anche dai Servizi Sociali incaricati.

Sull’assegnazione della casa.

La casa coniugale con i suoi arredi, sita …., viale .., in comproprietà tra i coniugi, deve essere assegnata al marito, coniuge collocatario prevalente dei figli minori.

Va rilevato che pur in presenza di amplissimi spazi di frequentazione materna, la casa di viale … rappresenta ancora l’habitat domestico principale dei figli delle parti e come tale deve essere tutelato. Deve poi sottolinearsi che la Y, pur richiedendo nel foglio di precisazione delle conclusioni l’assegnazione a sé della casa di viale .., ha implicitamente rinunziato a tale domanda in sede di scritti difensivi conclusionali, laddove ha richiesto il collocamento dei figli presso di sé, nell’appartamento condotto in locazione, sito in …, appartamento ove vive con il figlio …

5.Sui provvedimenti economici.

Circa i profili economici, ritiene i Tribunale che debba essere posto a carico dello X e in favore della moglie un assegno perequativo, che possa aiutare la madre a far fronte alle spese di mantenimento dei tre minori nei tempi in cui gli stessi sono con lei. Va rilevato infatti che sussiste una evidente disparità reddituale tra le parti, posto che il convenuto percepisce un reddito mensile netto di € 2.386,00 circa su dodici mensilità (senza considerare eventuali ulteriori guadagni derivanti dall’attività di fisioterapista presso studi privati o presso clienti privati), mentre la Y percepisce un reddito mensile netto di € 1.380,00, sempre calcolato su dodici mensilità (redditi annui lordi € 20.438,69, come da C.U. 2016). Deve poi considerarsi che il ricorrente gode del vantaggio derivante dall’assegnazione a sé della casa coniugale (gravata da mutuo a carico di entrambi i coniugi – rata di € 600,00 mensili), mentre la ricorrente deve sostenere un canone di locazione di € 600,00 mensili, nonché corrispondere le rate di rimborso di un finanziamento contratto nel 2015, per € 100,00 mensili (il finanziamento contratto dallo X con …, di cui all’allegato doc. 13, si è estinto a fine 2015). La Y tiene i figli presso di sé per un tempo considerevole (i ragazzi trascorrono complessivamente più notti presso il padre, ma cenano e trascorrono il pomeriggio dopo la scuola più spesso presso la madre) ed è inoltre gravata dai costi di mantenimento del quarto figlio, nato in corso di causa nel gennaio 2016, avuto da Z … (sono state documentate le spese per l’iscrizione del bambino all’asilo nido, € 547,00 mensili, per il 50% a carico della ricorrente, come da documentazione allegata).

Alla luce di tutte le considerazioni sopra esposte, considerata la situazione reddituale della Y e gli oneri a suo carico per il mantenimento diretto dei figli, valutata la disparità reddituale tra i coniugi, si ritiene equo un assegno perequativo di € 300,00 (ossia € 100,00 a figlio), somma che lo X dovrà versare alla Y, con decorrenza dalla mensilità successiva alla pubblicazione della presente sentenza, entro il giorno 5 di ogni mese, oltre a rivalutazione annuale secondo gli indici ISTAT (prima rivalutazione gennaio 2018).

Saranno a carico di madre e padre, al 50% ciascuno, le spese mediche dei figli non coperte dal S.S.N., le spese scolastiche (tasse di iscrizione, libri di testo, materiale didattico di inizio anno, gite scolastiche inserite nella programmazione didattica), le spese per un’attività sportiva, culturale o ricreativa per ciascun figlio, previo accordo ed individuazione delle attività stesse nel rispetto delle attitudini e dei desideri dei figli.

6.Sull’inammissibilità delle ulteriori domande del convenuto.

Le domande dello X di cui ai punti 7, 8 e 9 (quanto alla domanda risarcitoria relativamente ai danni derivanti dalle condotte extraprocessuali della Y) sono inammissibili nel presente giudizio. La domanda di cui al punto 7 relativa all’annotazione del nominativo dei minori sul passaporto dei genitori e al consenso all’espatrio è relativa a questione che le parti dovranno se del caso sottoporre al Giudice Tutelare.

La domanda relativa alla ripartizione degli oneri sui veicoli in uso alle parti e la domanda risarcitoria sono inammissibili nel presente giudizio, in quanto domande soggette a rito ordinario non connesse in modo qualificato alla domanda di separazione. Invero l’art. 40 c.p.c., nel testo novellato dalla legge 353/1990, consente il cumulo nello stesso processo di domande soggette a riti diversi esclusivamente in presenza di ipotesi qualificate di connessione c.d. “per subordinazione” o “forte” e quindi esclude la possibilità di proporre più domande connesse soggettivamente ai sensi dell’art. 33 o dell’art. 103 c.p.c. e soggette a riti diversi (cfr. Cass. 20638/2004, 6660/2001, 266/2000, 11297/1998). Nel caso di specie non è dubbio che la domanda risarcitoria e relativa al riparto dei costi dei veicoli non abbia un rapporto di connessione forte con la domanda di separazione non trattandosi di cause collegate ai sensi degli artt. 31, 32, 34, 35, 36 c.p.c., ma soltanto di connessione soggettiva e del pari è certo che il giudizio di separazione personale sia soggetto ad un rito speciale e non al rito ordinario proprio delle domande di condanna al risarcimento del danno (Cass. 9915/2007, 20638/2004).

6.Sulle spese processuali.

Stante la soccombenza reciproca delle parti, con prevalente soccombenza dello X (che ha visto rigettare la domanda di addebito della separazione alla moglie e la domanda economica avanzata), deve disporsi la parziale compensazione delle spese processuali per quota di 1⁄2, mentre deve porsi a carico del convenuto la restante quota di spese sostenute dalla Y, quota che si liquida come da dispositivo.

Le spese di ctu, come liquidate in corso di causa, devono essere definitivamente poste a carico di ricorrente e convenuto, per quota di 1⁄2 ciascuno.

Deve infine essere respinta la domanda del convenuto di condanna della ricorrente ex art. 96 c.p.c., considerato che non è ravvisabile nella fattispecie un’ipotesi di responsabilità aggravata della ricorrente e considerato che al contrario è risultata prevalente la soccombenza del convenuto.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa, rigettata o

assorbita ogni diversa ed ulteriore domanda eccezione, deduzione, così statuisce:

1.Dichiara la separazione personale dei coniugi Y Y e X X, che hanno contratto matrimonio in … (…) il …2000 (…);

2.Rigetta la domanda di addebito della separazione alla moglie; 3. Affida i tre figli minori A, B e C X ad entrambi i genitori, con esercizio disgiunto della responsabilità genitoriale quanto alle questioni di ordinaria amministrazione e con collocamento prevalente presso il padre;

4.La madre potrà vedere e tenere con sé i figli B e C a weekend alterni, dal venerdì dall’uscita da scuola sino al martedì sera ore 21; terrà sempre i figli il martedì e il mercoledì, dalle 16.30 alle 21; nella settimana in cui il weekend è di competenza paterna, la madre terrà i figli il lunedì dall’uscita da scuola con pernottamento e accompagnamento a scuola, nonché il giovedì dalle 16.30 alle 21; Terrà inoltre i figli per metà delle vacanze natalizie (dal 24.12 al 31.12 mattina, escluso il giorno 25 dicembre, o il 25 dicembre e il periodo dal 31.12 pomeriggio al 6.1., ad anni alterni); terrà i figli nelle vacanze pasquali, ad anni alterni; terrà i figli per quattro settimane, anche non continuative, nel corso delle vacanze estive, nei periodi che i coniugi concorderanno entro il 31 maggio di ogni anno (in caso di mancato accordo, la madre terrà i figli le ultime due settimane di luglio e le prime due di agosto);

5.Quanto al figlio A (ormai quindicenne), la madre vedrà e terrà con sé il ragazzo, previi accordi diretti con quest’ultimo, tenuto conto degli impegni scolastici ed extrascolastici del figlio, accordi da comunicarsi al padre;

6.Assegna la casa coniugale, sita a.. .., …, via …, con i relativi arredi, a X X, quale coniuge collocatario della prole;

7.Incarica i Servizi Sociali del Comune di …, unitamente ai Servizi specialistici dell’ATS territorialmente competenti: di mantenere strettamente monitorato il nucleo familiare; di continuare a fornire alla minore B X il percorso di sostegno psicologico già avviato e ai due genitori i già avviati percorsi di sostegno psicologici e alla genitorialità, e ciò per tutto il tempo ritenuto necessario; di provvedere ad avviare, quando i tempi saranno maturi, un percorso di mediazione familiare di tipo relazionale, percorso funzionale alla ripresa della comunicazione tra le parti; di organizzare, per tutto il tempo ritenuto necessario, periodici incontri congiunti con i due genitori, anche finalizzati a meglio differenziare i tempi di permanenza dei figli presso l’uno e l’altro genitore, tenendo conto delle specifiche esigenze dei figli; di eventualmente stabilire una diversa regolamentazione degli incontri madre-figli rispetto a quella di cui ai punti 4 e 5, sentiti i genitori e tenuto conto della volontà del figlio maggiore e di eventuali nuove esigenze degli altri figli; di offrire ai minori e ai genitori, per il tempo ritenuto necessario, anche in collaborazione con i Servizi specialistici, ogni misura di sostegno ritenuta necessaria o anche solo opportuna;

8.Pone a carico del convenuto X X, quale contributo perequativo in favore della moglie per il mantenimento dei tre figli, l’importo di € 300,00 mensili, somma da versarsi alla Y entro il giorno 5 di ogni mese, con decorrenza dalla mensilità successiva alla pubblicazione della presente sentenza, e da rivalutarsi annualmente in base agli indici ISTAT (prima rivalutazione gennaio 2018);

9.Dispone che i due genitori suddividano al 50% le spese mediche dei figli non coperte dal S.S.N., le spese scolastiche (tasse di iscrizione, libri di testo, materiale didattico di inizio anno, gite scolastiche inserite nella programmazione didattica), le spese per un’attività sportiva, culturale o ricreativa per ciascun figlio, previo accordo ed individuazione delle attività stesse nel rispetto delle attitudini e dei desideri dei figli;

10.Dichiara inammissibili le restanti domande del convenuto;

11.Manda il Cancelliere a trasmettere copia autentica del dispositivo della presente sentenza, al passaggio in giudicato, limitatamente al capo 1, all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di … (..), perché provveda alle annotazioni ed ulteriori incombenze di legge;

12.Dichiara compensate tra le parti per quota di 1⁄2 le spese processuali;

13.Pone a carico di X X la restante quota di spese sostenute da Y Y, quota che liquida in complessivi € 3.050,00 per compensi, oltre al 15% per rimborso forfetario ed oltre ad IVA e c.p.a.;

14.Pone definitivamente a carico di ricorrente e convenuto, per quota fi 1⁄2 ciascuno le spese di ctu, come già liquidate in corso di causa.

Manda alla Cancelleria per la comunicazione ai Servizi Sociali di … e alla ATS territorialmente competente.

Così deciso in Milano, il 18.1.2017


Cassazione civile, sez. I, 10/05/2017, (ud. 16/11/2016, dep.10/05/2017), n. 11448

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.Il Tribunale di Ravenna, nel pronunciare la separazione dei coniugi sig.ra F.F. e sig. N.G.B., affidò i figli – G.L., nato il (OMISSIS) e F., nata il (OMISSIS) – ad entrambi i genitori con residenza presso il padre, cui assegnò la casa coniugale, e regolò il diritto della madre a trascorrere con i figli parte del loro tempo e a tenerli con sè. Pose infine a carico di entrambi i genitori l’obbligo di contribuire ciascuno nella misura di 600 Euro mensili al mantenimento dei figli.

2.La Corte d’appello di Bologna, sulle impugnazioni di entrambe le parti, ha confermato la decisione di collocare i figli presso il padre, assunta dal Tribunale sulla scorta della CTU, in considerazione del disagio manifestato da entrambi i ragazzi per l’eccessiva tendenza della madre a coinvolgere nella loro vita il suo nuovo compagno, contrastante con la loro esigenza di elaborare il cambiamento nei tempi dovuti; ha allungato il tempo di permanenza dei figli presso la madre e ha ridotto a 350 Euro mensili l’obbligo contributivo di quest’ultima. Ha inoltre dichiarato inammissibile, perchè tardiva, la domanda della sig.ra F. di addebito della separazione al marito ed ha accolto, invece, la domanda di quest’ultimo di addebito della separazione a lei.

3.La sig.ra F. ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi. Il sig. N. ha resistito con controricorso.

La causa, inizialmente portata in Camera di consiglio su relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che ipotizzava l’inammissibilità del ricorso, è stata dal Collegio rimessa alla pubblica udienza.

Entrambe le parti hanno presentato anche memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.I primi tre motivi di ricorso, tutti attinenti alle statuizioni relative al collocamento dei figli della coppia presso il padre, sono inammissibili per la parte in cui si riferiscono all’affidamento del figlio G.L., riguardo al quale è cessata la materia del contendere essendo il giovane divenuto maggiorenne il (OMISSIS); il loro esame va pertanto svolto con esclusivo riferimento alla posizione della figlia F., tuttora minorenne.

2.Con il primo motivo, denunciando violazione dell’art. 155 c.c. e dell’art. 8 CEDU, si censura la conferma della collocazione dei figli della coppia presso il padre, con diritto della madre di vederli per due soli finesettimana al mese. Si contestano diffusamente le motivazioni addotte dalla Corte d’appello, sostenendo che ciò lederebbe il diritto dei minori alla bigenitorialità ed a mantenere stabili relazioni con la madre.

2.1. Il motivo è inammissibile perchè si risolve in critiche di merito alle ragioni indicate nella sentenza impugnata quale fondamento della valutazione di preferibilità del collocamento dei ragazzi – e in particolare, per quanto qui rileva, della ragazza presso il padre.

3.Con il secondo motivo, denunciando violazione di norme di diritto, si critica la statuizione con cui sono state ritenute legittime le audizioni dei minori ai sensi dell’art. 155 sexies c.c.. In particolare, quanto all’audizione di F., infradodicenne alla data in cui era stata assunta, si lamenta l’omessa motivazione in ordine alla sua ritenuta capacità di discernimento.

3.1. Il motivo è infondato perchè la Corte d’appello ha invece spiegato che, quando il Tribunale dispose l’audizione, aveva già a disposizione la CTU, che descriveva la ragazzina come perfettamente consapevole e in grado di produrre una libera narrazione.

4.Con il terzo motivo, denunciando violazione dell’art. 116 c.p.c., si lamenta che la Corte d’appello abbia tratto argomenti di prova, a fondamento dell’opportunità della collocazione dei ragazzi presso il padre, dall’opposizione della madre all’audizione di F. da parte del giudice, ritenendo che la madre temesse che i figli confermassero quanto avevano già dichiarato al CTU (“Così quello che i due ragazzi hanno detto al CTU ne esce rafforzato da quanto accaduto davanti al giudice”, osserva testualmente la Corte). Con ciò la Corte avrebbe violato l’art. 116 c.p.c., che non può trovare applicazione allorchè siano in discussione diritti indisponibili dei minori.

4.1. Il motivo è inammissibile, avendo ad oggetto un’argomentazione dei giudici di merito non decisiva, ma meramente rafforzativa o di rincalzo.

5.Con il quarto motivo, denunciando violazione dell’art. 151 c.c., comma 2 e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, si censura la statuizione di addebito della separazione alla ricorrente, basata dai giudici di appello su una sua relazione extraconiugale. Si lamenta, più specificamente, che la Corte d’appello:

a) nel considerare pacifica in causa la sussistenza di una relazione extraconiugale della sig.ra F., abbia tuttavia del tutto omesso di motivare in ordine alla circostanza decisiva della preesistenza di essa alla separazione, circostanza mai ammessa ed anzi espressamente contestata dalla ricorrente nelle sue difese;

b) abbia omesso l’esame di una ulteriore circostanza decisiva ai fini dell’addebito, ossia la crisi coniugale preesistente alla separazione, dedotta dalla ricorrente quale causa effettiva della intollerabilità della convivenza dei coniugi.

5.1. Il motivo è fondato.

In tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 c.c., pone a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento della convivenza, deve essere pronunciata la separazione senza addebito (ex multis, Cass. 28/09/2001, n. 12130; 16/11/2005, n. 23071; 27/06/2006, n. 14840).

Tanto premesso, quanto alla censura sopra indicata sub a) va rilevato che manca effettivamente, nella motivazione della sentenza impugnata, qualsiasi riferimento all’epoca in cui la sig.ra F. aveva intrapreso la sua relazione extraconiugale: elemento, questo, indubbiamente decisivo, chiaro essendo che soltanto una relazione intrapresa prima della separazione potrebbe essere stata causa della stessa.

Quanto alla censura sub b), va osservato che la Corte d’appello ha esaminato le deduzioni della ricorrente, relative alla mancanza di sostegno e aiuto da parte del marito, soltanto in relazione alla domanda di addebito a carico di lui proposta dalla moglie, e a tal fine le ha ritenute irrilevanti sia a causa dell’accertata inammissibilità di quella domanda, sia valutandole comunque insufficienti a dare ad essa fondamento, essendo “incentrate su pochi episodi isolati incapaci a dare un quadro complessivo dello stato di abbandono del sostegno maritale apprezzabile oggettivamente al di là della percezione con cui possa averlo vissuto la F.”. Un conto, però, è la valutazione se i fatti denunciati possano giustificare l’addebito al marito; ben altro conto è valutare se i medesimi fatti siano comunque rivelatori di una crisi tra i coniugi, che sia stata oggettivamente la causa della intollerabilità della loro convivenza a prescindere dalla colpa dell’uno o dell’altro. Quest’ultima valutazione è appunto mancata da parte della Corte d’appello.

6.In conclusione, dichiarata la cessazione della materia del contendere in ordine all’affidamento del figlio delle parti G.L. e disattesi i primi tre motivi di ricorso, la sentenza impugnata va cassata, in accoglimento del quarto motivo, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, per un nuovo esame della domanda di addebito della separazione alla sig.ra F. immune dalle deficienze sopra evidenziate al paragrafo 5.1.

Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

P.Q.M.

La Corte dichiara cessata la materia del contendere in ordine all’affidamento del figlio delle parti G.L.. Accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2017

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI