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Divorzio e nuove nozze: come dividere la reversibilità?

22 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 luglio 2017



Come si divide la pensione di reversibilità se il soggetto defunto era divorziato e aveva contratto nuove nozze? Spetta anche alla ex? Come ripartire la somma?

 

In base alle attuali regole, la pensione di reversibilità spetta, alla morte del familiare, ai seguenti soggetti: coniuge, figli, genitori, fratelli celibi e le sorelle nubili. Il caso che andiamo ad affrontare in questo articolo, tuttavia, è diverso e, sicuramente, particolare: come si divide la pensione di reversibilità di colui che è divorziato e poi si è risposato? In sostanza, se Mario è sposato con Maria da cui poi divorzia per risposarsi con Tina, a chi va la reversibilità? A Maria o a Tina? O a entrambe? E, se va a entrambe, in che misura?

A rispondere è il Tribunale di Verbania [1]: la ripartizione va effettuata, oltre che sulla base della durata dei rispettivi matrimoni, anche tenendo conto di ulteriori elementi, quali:

  • l’entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge,
  • le condizioni economiche dei due,
  • la durata delle rispettive convivenze prematrimoniali [2].

La vicenda

La sentenza esaminata nasce dalla domanda di una donna (chiamiamola Tizia) – titolare di assegno divorziale – che chiedeva l’assegnazione del 70% della pensione di reversibilità dell’ex marito defunto, con cui era stata sposata per 44 anni e da cui aveva divorziato.

L’uomo, alla morte, era sposato da tre anni con un’altra donna (Caia), con cui, prima del matrimonio, aveva convissuto per più di 30 anni e da cui aveva avuto una figlia durante la convivenza.

Pensione di reversibilità: cos’è?

La pensione di reversibilità è una prestazione che viene riconosciuta ai familiari dell’assicurato deceduto, che può essere lavoratore o pensionato. In particolare, si parla di pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato e di pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora.

Nel dettaglio, coloro che hanno diritto a ricevere questa somma di denaro sono:

  • coniuge;
  • figli;
  • genitori;
  • fratelli celibi e le sorelle nubili

che, al momento della morte dell’assicurato, sono a suo carico e, quindi, si trovano nel medesimo nucleo familiare. Per conosce la percentuale spettante agli aventi diritto si legga Pensione di reversibilità: in quali percentuali spetta?.

A chi va la pensione di reversibilità se il coniuge morto è divorziato?

La regola generale è quella secondo cui la pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite del pensionato o del lavoratore assicurato: per capirci, Maio e Maria sono sposati. Mario muore. Alla coniuge superstite Maria spetta la reversibilità.

La reversibilità spetta anche al coniuge separato, anche con addebito o per colpa, che sia titolare di un assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto. Che significa? Significa che non basta che il coniuge abbia le condizioni per ottenerlo, deve già esserne titolare effettivo. Riprendiamo l’esempio appena fatto: se Mario divorzia da Maria e si risposa con Tina, alla morte di Mario, se a Maria è stato riconosciuto l’assegno divorzile, le spetterà anche una parte della reversibilità dell’ex marito defunto.

Altra condizione: il coniuge divorziato superstite, per ottenere la reversibilità, non deve essersi risposato e ciò vale anche se, alla data del decesso del pensionato o dell’assicurato, il nuovo matrimonio risulta sciolto per morte del coniuge o per divorzio.

A chi va la reversibilità se l’ex coniuge morto si è risposato?

Nella sentenza del Tribunale di Verbania, l’ex coniuge deceduto si è risposato: in tale ipotesi, la pensione spetta sia al coniuge divorziato che al coniuge superstite, a condizione che entrambi ne abbiano i requisiti. Per effettuare la ripartizione, il giudice deve considerare la durata legale dei rispettivi matrimoni e una serie di altri aspetti, quali:

  • l’entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge,
  • le condizioni economiche dei due: ciò al fine di evitare, ad esempio, che l’ex coniuge si ritrovi senza i mezzi indispensabili per mantenere il tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare nel tempo l’assegno di divorzio,
  • la durata delle rispettive convivenze prematrimoniali; per capire quest’ultimo punto, facciamo riferimento proprio alla nostra sentenza. Il Giudice, dati alla mano, riscontra che il matrimonio con Tizia era durato 44 anni. Con Caia, invece, l’uomo era stato sposato solo 3 anni ma aveva convissuto per oltre 30 anni e da questa unione era nata anche una figlia. Sommando questo dato agli altri parametri indicati – considerando, ciò, anche le altre fonti di reddito tra le due donne – è giunto alla conclusione di assegnare la reversibilità in misura maggiore a Caia con cui l’uomo ha vissuto (pur non essendo sposato), per un arco di tempo maggiore.

note

[1] Trib. Verbania sent. n. 3 dello 03.04.2017.

[2] Cass. sent. n. 16093 del 21.09.2012.

[3] Secondo altri giudici, il diritto alla pensione sussiste a prescindere dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento o alimentare (Cass. sent. n. 4555 del 25.02.2009; Cass. sent. n. 15516 del 16.10.2003).

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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