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Genitori divorziati litigiosi: il giudice impone lo psicologo

24 Maggio 2017 | Autore:
Genitori divorziati litigiosi: il giudice impone lo psicologo

Divorzio e litigi tra gli ex coniugi: benché la Cassazione ritenga che i percorsi terapeutici dallo psicologo non possono essere imposti dal giudice, c’è chi la pensa diversamente.

Che si fa quando i genitori, benché separati, non la smettono di litigare e ogni scusa è buona per rinfacciarsi reciprocamente le colpe? Che succede se il peso di questo intollerabile clima d’odio viene scaricato sui figli, con danni alla loro crescita e all’equilibrio interiore, già messo a dura prova dal divorzio? Succede che il giudice potrebbe imporre loro una serie di incontri con lo psicologo al fine di ridurre la conflittualità nel solo interesse del minore. Certo, la violazione di quest’obbligo non comporta sanzioni specifiche, ma una conseguenza ce l’ha: la possibile perdita dell’affidamento condiviso o, addirittura, della responsabilità genitoriale per aver dimostrato, con il proprio comportamento indifferente alla prescrizione del magistrato, un’assoluta non curanza verso gli interessi del figlio. È questo l’indirizzo ormai assunto stabilmente dal Tribunale di Roma [1] con una serie di sentenze emesse in questi ultimi anni.

Per preservare l’affido condiviso e permettere ai figli una crescita serena con entrambi i genitori, il giudice può quindi decidere di far seguire all’intero nucleo familiare o solo ai genitori un percorso terapeutico con uno psicologo nel caso di rapporti particolarmente conflittuali e che minano la tranquillità della prole.

È vero, la Cassazione ha affermato che, se non c’è una legge che lo prevede, nessun tribunale può imporre trattamenti sanitari obbligatori [2], ivi compresi quelli dallo psicologo per aiutare i genitori separati litigiosi. Ma secondo il tribunale romano non si tratta di una vera e propria imposizione perché alla sua violazione non conseguono sanzioni vere e proprie, né coazioni fisiche (non si potrebbe infatti trascinarli dallo strizzacervelli senza il loro volere). Tuttavia, il giudice, all’esito del percorso, sulla base del giudizio offerto dai servizi sociali (cui viene affidato il compito di vigilare sull’osservanza di tale indicazione), potrà decidere se riconoscere ancora l’affidamento condiviso o, invece, accordarlo solo al genitore più meritevole o revocarlo a entrambi. E nei casi più gravi potrebbe anche disporre la revoca della potestà genitoriale. Insomma, le visite con lo psicologo sono – per usare una terminologia più tecnica – non un dovere, ma un onere, alla cui violazione, pertanto, non consegue una sanzione ma la perdita di un potere.

Ai genitori divorziati, che litigano in continuazione, viene così imposto lo psicologo, ma non certo per aiutarli in un percorso di riavvicinamento e per sanare le antiche fratture, ma solo per insegnare loro a essere genitori migliori e a non sfogare la propria rabbia sui figli, riversando sui piccoli innocenti il peso di guerre personali.

Dunque, la prescrizione terapeutica serve a tutelare il diritto del figlio a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori (cosiddetto «diritto alla bigenitorialità» che spetta a tutti i figli) benché il nucleo familiare si sia disgregato. La Cassazione sostiene invece che «la maturazione personale dei genitori non può che restare affidata al loro diritto di autodeterminazione» e non a uno psicologo. È contro la libertà personale tutelata dalla Costituzione prescrivere a mamma e papà di seguire itinerari individuali e di coppia.

Se è vero che l’affidamento condiviso del figlio a entrambi i genitori resta la regola generale, che si applica in automatico, per consentire ai bambini di mantenere pari rapporti sia con la madre che con il padre, c’è sempre l’eccezione; così il giudice può disporre l’affidamento esclusivo non per il semplice fatto che i genitori litigano, ma perché la loro accesa conflittualità pregiudica gli interessi del minore, pregiudicandone la crescita.

In altri casi, sempre il tribunale di Roma ha imposto ai genitori di far seguire il figlio da uno psicologo per un sostegno professionale, allo scopo di fargli superare il trauma del divorzio dei genitori, quando la disgregazione della coppia non è stata da lui accettata serenamente.


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 2083/17; sent. n. 9630/16; sent. n. 25777/15.

[2] Cass. sent. n. 13506/15.

Autore immagine: Pixabay.com


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