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Guida da ubriaco? Niente concorsi pubblici

24 maggio 2017


Guida da ubriaco? Niente concorsi pubblici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2017



Legittima l’esclusione dal concorso per il reclutamento nella Guardia di Finanza per chi si macchia del reato di guida in stato di ebbrezza anche se molto tempo prima.

Può una multa per guida in stato di ebbrezza comportare l’esclusione da un concorso pubblico come quello per il reclutamento nella Guardia di Finanza? Assolutamente sì. E non rileva né il fatto che si sia trattato di un caso isolato, né che l’episodio sia avvenuto diverso tempo prima dalla partecipazione al bando pubblico. Il comportamento è, di per sé, connotato da tanto disvalore sociale da non potersi perdonare a chi si candida a diventare esempio per la collettività. È quanto chiarito dal Consiglio di Stato con una recente sentenza [1].

Il passato di un candidato a un pubblico concorso nelle forze dell’ordine può essere oggetto di valutazione discrezionale da parte dell’amministrazione quando la funzione pubblica a cui questi è chiamato eventualmente ad assolvere (in caso di vittoria del concorso) è particolarmente delicata. L’esempio è appunto quello della Guardia di Finanza, ma potrebbe valere anche per il corpo dei carabinieri, la polizia e tutte le altre forze dell’ordine.

In sostanza, l’essere stato multato per guida da ubriaco è una condotta di per sé sufficiente per far venire meno il requisito – fissato dal bando – del possesso della qualità morali irreprensibili. Tale condotta, seppur si riferisce ad un (singolo) episodio di guida in stato di ebbrezza, può considerarsi un episodio di particolare gravità (nel caso di specie il tasso alcoolico riscontrato era enormemente superiore a quello massimo fissato dalla legge). Non rileva neanche il fatto che l’episodio si sia verificato a distanza di un considerevole periodo di tempo dall’espletamento del concorso.

Sul punto non è d’accordo il Tar Lazio [2] che, in proposito, ha affermato un principio opposto: «l’episodio di guida in stato di ebbrezza avvenuto a distanza di un considerevole periodo di tempo dall’espletamento del concorso per l’ammissione nel Corpo della Guardia di Finanza che, seppur censurabile sotto il profilo morale, non riveste tuttavia valenza tale da sorreggere un giudizio di esclusione dal concorso stesso per mancanza dei requisiti morali e di condotta; ciò anche sulla base di un metro di valutazione rigoroso volto a selezionare solo aspiranti in possesso di elevati standard comportamentali, non trattandosi di un comportamento – peraltro unico ed isolato, ancorché risalente nel tempo – da cui si possa evincere, in assenza di ulteriori valutazioni ed elementi di fatto, l’inidoneità, sotto il profilo comportamentale e morale, ad esercitare i compiti propri del Corpo della Guardia di Finanza. In assenza di ulteriori elementi negativi, tale unico episodio non può motivare l’assenza delle qualità morali e di condotta irreprensibili, richieste dalla vigente disciplina ai fini dell’ammissione all’arruolamento in un Corpo militare». Il precedente, richiamato dalla sentenza in commento, non viene però condiviso: secondo il Consiglio di Stato, infatti, non si può giudicare, nel merito, le valutazioni fatte dall’amministrazione, come nel caso di specie il fatto che la guida in stato di ebbrezza sia una condotta socialmente disdicevole, che implica la perdita delle qualità morali.

note

[1] Cons. St. sent. n. 2353/17 del 18.05.2017.

[2] Tar Lazio, sent. n. 12391/15.


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