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Avvocato negligente: non sempre il cliente può chiedergli i danni

22 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 luglio 2017



Il cliente può chiedere i danni all’avvocato che non fa bene il suo lavoro provando che avrebbe potuto ottenere un esito per lui favorevole se il legale si fosse comportato diligentemente.

 

Non sempre l’avvocato che non svolge correttamente la sua attività è responsabile e può essere chiamato ai danni dal cliente. Bisogna verificare se il pregiudizio lamentato da quest’ultimo sia effettivamente riconducibile alla condotta del legale e se un danno vi sia stato davvero. Non solo: bisogna anche cercare di capire se il cliente avrebbe potuto ottenere un esito per lui favorevole (ad esempio, vincere la causa o una condanna più leggera) nel caso in cui l’avvocato si fosse comportato in modo diligente [1]. A dirlo è il Tribunale di Lecce [2].

 

La vicenda

Un uomo faceva causa al suo avvocato chiedendogli i danni che gli aveva causato nell’esecuzione del mandato conferitogli. L’uomo, vittima di un incidente, si era rivolto al professionista per cercare di ottenere un risarcimento ma il legale, senza avvertirlo, non si era presentato alle udienze del processo che, quindi, si era concluso a favore della controparte.

L’avvocato negava questa versione dei fatti e, anzi, sosteneva che fin da subito aveva informato il cliente che la sua era una causa persa in partenza dato che l’avversario, essendo nullatenente, non avrebbe mai pagato nulla.

Avvocato: quando è negligente?

L’avvocato, nel dare esecuzione al mandato, deve svolgere il suo lavoro diligentemente e in modo tale da soddisfare le pretese del cliente. Ciò non significa che quest’ultimo può sempre pretendere di vincere la causa e che l’avvocato, a sua volta, deve sempre  assicurare la vittoria: l’importante è che il professionista faccia il massimo per conseguire un esito favorevole, informando il suo assistito sulle strategie che si possono adottare in relazione al suo caso specifico e sui loro possibili esiti. Facciamo un esempio per capire il senso di quanto si sta dicendo: se il cliente si rivolge all’avvocato perché non ha rispettato lo stop e ha investito un pedone, è chiaro che non potrà chiedere all’avvocato di vincere il processo. Sarebbe assurdo anche solo pensarlo. Il legale dovrà informarlo sulle scarse o nulle possibilità di successo e delle conseguenze negative circa la partecipazione ad un giudizio. Se il cliente si ostina nel voler andare in tribunale, lo dovrà rassicurare sul fatto che farà di tutto perché la condanna del giudice al risarcimento sia minima. Per contenere i danni, insomma. Il discorso cambia se, non solo le possibilità di successo sono poche ma l’avvocato, come se non bastasse, si dimentica di citare un testimone che avrebbe potuto riferire elementi favorevoli per il cliente. Ma anche in questo caso il risarcimento del cliente non è automatico. Vediamo perché.

Avvocato: se perde la causa è sempre responsabile?

Se l’avvocato perde la causa, il cliente non può – in automatico – dire di essere stato danneggiato e pretendere il risarcimento. Troppo facile. Il processo è un meccanismo complesso e imprevedibile e il risultato finale non è tutta farina del sacco del legale. Certo è che se quest’ultimo compie degli errori palesi o adotta strategie difensive completamente sbagliate il discorso inizia a cambiare. Un esempio? Se l’avvocato notifica in ritardo gli atti o si dimentica di citare dei testimoni fondamentali, qualche dubbio sul suo operato è lecito. Ma non basta.

Il Tribunale di Lecce, a tal proposito, riprende quanto affermato in più occasioni dalla Corte di Cassazione: per poter chiedere un risarcimento è necessario non solo provare il comportamento scorretto e negligente dell’avvocato ma anche il danno effettivamente subito e il nesso di causa ed effetto tra la condotta del difensore e il danno lamentato. Non solo: il cliente deve riuscire a dimostrare che, senza gli errori dell’avvocato, avrebbe avuto ottime probabilità di vincere la causa o di ottenere un risultato più favorevole. Ritornando all’esempio fatto sopra, il cliente dovrà provare che la mancata citazione di quel testimone ha determinato, con certezza o elevata probabilità, la perdita del giudizio.

Ma come si fa a prevedere l’esito favorevole del giudizio? Né l’avvocato né i giudici sono in grado di prevedere il futuro e – di certo – non hanno una sfera di cristallo. La Cassazione dice che non è richiesta una prova rigorosa della vittoria in giudizio perché, se così fosse, non si riuscirebbe mai a dimostrare con certezza il nesso tra danno e negligenza del difensore. Basta un giudizio probabilistico: basta, cioè, dimostrare che molto probabilmente, se l’avvocato si fosse comportato diligentemente, il processo avrebbe avuto un finale positivo.

note

[1] Cass. sent. n. 1984 dello 02.02.2016.

[2] Trib. Lecce sent. n. 1952 dell’11.05.2017.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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