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Lo sai che? Cosa si rischia ad avere casa e auto intestata?

Lo sai che? Pubblicato il 25 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 maggio 2017

Chi non ha un reddito sufficiente per permettersi l’acquisto e il mantenimento di beni di elevato valore come casa e auto rischia l’accertamento fiscale.

Rischia grosso il disoccupato, lo studente o, comunque, chi ha un reddito basso se poi risulta titolare di casa e auto. Acquistare la proprietà di un immobile o di una macchina, per quanto si tratti di beni ritenuti ormai necessari – l’uno per vivere, l’altro per lavorare – può far scattare un accertamento fiscale. Questo perché l’Agenzia delle Entrate è legittimata a sospettare che dietro lo scostamento tra la dichiarazione dei redditi – che denuncia un reddito esiguo – e la titolarità di beni di rilevante valore vi sia un’evasione fiscale. Naturale, allora che il fisco voglia vederci chiaro e, dopo l’allarme scattato grazie al redditometro, notifichi al contribuente un avviso chiedendogli chiarimenti. In questo modo, il titolare è messo nella condizione di difendersi e produrre documentazione a proprio sostegno per convincere l’Agenzia di avere tutte le carte in regola. Se il cittadino, però, non riesce in tale compito e non dimostra che i soldi per acquistare e mantenere casa e auto gli derivano da redditi già tassati o non soggetti a tassazione, è inevitabile l’accertamento fiscale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Se hai già letto il nostro articolo Come contestare un accertamento fiscale, saprai già che non tutti i redditi devono essere tassati o, comunque, dichiarati. Ecco perché ben potrebbe essere che una persona risulti titolare di casa e auto pur senza avere un reddito alto. È ad esempio il caso di chi ha contratto un mutuo, ha ricevuto un risarcimento da un’assicurazione o un indennizzo dal datore di lavoro a seguito di una vertenza sindacale. In ogni caso, è necessario che la provenienza dei soldi sia sempre dimostrata o dimostrabile (ad esempio con la tracciabilità degli spostamenti di denaro). Diversamente, sarà difficile dimostrare all’Agenzia delle Entrate di aver acquisto beni di valore elevato in modo lecito, ossia non dai proventi derivati da una evasione fiscale. Difatti – specifica la sentenza in commento – il solo possesso dell’automobile e dell’abitazione principale fanno sì scattare il redditometro, ma questo non è un automatico indice di colpevolezza. L’Agenzia delle Entrate chiama a chiarimenti il contribuente e questi deve riuscire a dimostrare che il presunto reddito non esiste o esiste in misura inferiore. Solo se tali difese risultano insufficienti o inconsistenti si potrà all’esito procedere al vero e proprio accertamento fiscale. E la fase in cui il cittadino viene chiamato a difendersi (il cosiddetto «contraddittorio in via amministrativa») è essenziale perché se l’interessato non vi prende parte oppure omette di presentare documenti essenziali, non potrà più contestare il merito dell’accertamento davanti al giudice tributario.

C’è però un punto su cui non tutti i giudici sono d’accordo. Gran parte degli italiani hanno ormai una casa e un’auto intestata, frutto spesso della liquidazione dei genitori o dei risparmi di una vita. È allora giusto che il fisco faccia il “fiscale” proprio con beni che non si dovrebbero negare a nessuno? Secondo alcuni giudici no, e tanto è stato espresso ad esempio poco tempo fa dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana (leggi Prima casa e auto non fanno più reddito). Ma evidentemente si tratta di un orientamento che non fa breccia in Cassazione.

note

[1] Cass. sent. n. 13041/17 del 24.05.2017.

Autore immagine: 123rf com


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