Diritto e Fisco | Articoli

Si possono fare video in classe col cellulare?

26 maggio 2017


Si possono fare video in classe col cellulare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 maggio 2017



Cosa rischia un alunno che fa un video con altri studenti durante le ore di lezione o nell’intervallo e poi lo pubblica su YouTube, Facebook o comunque Internet?

Si può fare un video in classe? Cosa rischia lo studente che, con lo smartphone, riprende una scena sui banchi dove appaiono altri studenti e poi la pubblica su YouTube, Facebook, Instagram o, comunque, su Internet? Si rischia un reato per violazione della privacy o solo un cattivo voto sulla pagella? Sembrerà strano, ma per quanto sia delicato e serio il problema, ancora nessuna norma dice se si possono fare video in classe col cellulare. Ad occuparsene sono state solo due circolari [1] e un vademecum del Garante della Privacy. Ed ora una recente ordinanza del Tar di Milano [2].

Se hai letto il nostro articolo Telefono cellulare in classe, il professore può sequestrarlo? saprai già che il personale scolastico (in assenza di un regolamento scolastico che disponga diversamente) non può vietare agli alunni di portare da casa i telefonini, potendo tutt’al più imporne la chiusura durante le lezioni o, quantomeno, la modalità silenziosa. L’insegnante non può perquisire negli zaini dei ragazzi alla ricerca dei cellulari e, qualora dovesse scoprire uno studente con le mani impegnate sullo smartphone durante la lezione, non potrebbe sequestrarglielo, non rientrando tra i suoi poteri (si tratterebbe di una illegittima violazione della privacy). Resta sempre concesso, all’istituto scolastico, di adottare a monte un regolamento con cui inibisce espressamente agli alunni – e quindi alle rispettive famiglie – di portare cellulari in classe (ma anche in questo caso è vietata ogni perquisizione o sequestro).

Veniamo ora all’aspetto più delicato della questione: la pubblicazione di video con immagini di minori. Se è vero che non si può mettere su Facebook una fotografia o un filmato con i volti di bambini o, comunque, di ragazzi inferiori ai 18 anni, che succede se a farlo è proprio un compagno di classe in buona fede? Non ci sono dubbi che mai potrebbe un insegnante, anche nel corso di una gita o di una recita scolastica, scattare una foto ai propri alunni e poi pubblicarla sul proprio profilo o sulla fanpage della scuola. I genitori potrebbero addirittura querelarlo perché le convenzioni internazionali che tutelano i diritti del fanciullo, escludono ogni possibile diffusione delle immagini che ritraggono minorenni. In alternativa, oltre a chiedere l’immediata rimozione del video o dell’immagine, possono denunciare l’accaduto al Garante della Privacy. Proprio quest’ultimo si è occupato della riservatezza nelle scuole pubblicando nel 2012 una guida sull’uso dei cellulari in classe, aggiornata l’anno scorso (la puoi scaricare qui).

Il Garante raccomanda un uso diligente del cellulare a scuola, ricordando che è sempre vietata la diffusione di immagini senza l’autorizzazione del titolare. In altre parole, prima di postare una foto di classe su Facebook è obbligatorio chiedere il consenso a tutte le persone ritratte. L’uso degli smartphone in classe, per riprese video, audio o per scattare foto, è consentito solo per scopi personali e mai divulgativa. Ad esempio sarebbe illegittimo filmare l’interrogazione di un compagno o la performance durante l’ora di ginnastica per poi diffondere il video tramite cellulare, mediante condivisione su Whatsapp o altre forme di messaggistica. Gli studenti e gli insegnanti non possono diffondere o comunicare sistematicamente i dati di altre persone (ad esempio pubblicandoli su Internet) senza averle prima informate adeguatamente e averne ottenuto l’esplicito consenso.

Si deve quindi prestare particolare attenzione prima di caricare immagini e video su blog o social network, oppure di diffonderle attraverso sistemi di messaggistica istantanea. Succede spesso, tra l’altro, che una fotografia inviata a un amico o a un familiare venga poi inoltrata ad altri destinatari, generando involontariamente una comunicazione a catena dei dati personali raccolti. Tale pratica può dar luogo a gravi violazioni del diritto alla privacy delle persone riprese, e fare incorrere in sanzioni disciplinari, pecuniarie e in eventuali reati. Sul punto, peraltro, è intervenuta la recente legge che punisce il cyberbullismo nelle scuole.

Salvo che il fatto costituisca reato, la pubblicazione di foto o video di compagni di classe, ad opera di altri compagni di classe, è anche fonte di responsabilità disciplinare. Si può insomma rischiare la pagella e la «buona condotta». Di tanto si è occupato il Tar Lombardia con l’ordinanza in commento [2]. Sicuramente ad essere responsabile è l’autore del video. Ma che succede al complice, chi cioè provoca l’azione o, comunque, aiuta il compagno nelle riprese? Si tratta di un comportamento anche questo vietato, ma che genera una responsabilità meno grave rispetto al primo. Prima di irrogare la sanzione, però, la scuola deve valutare il comportamento complessivo tenuto dallo studente e l’eventuale consapevolezza del disvalore della condotta. L’istituto scolastico deve, cioè, accertare se vi è stata coscienza della negatività del comportamento; inoltre occorre valutare il nesso di omertà tra corresponsabili, cioè considerare fino a che punto sia stato rispettato l’obbligo di dire il vero senza coprire altri responsabili. Se uno dei corresponsabili «denuncia» il compagno colpevole della pubblicazione del video non può essere punito o dichiarato anch’egli colpevole. Insomma, spezzare il muro di omertà salva dalla sanzione disciplinare.

Pubblicare un video di un compagno su internet o essere complici di tale illecito può avere strascichi sul voto di condotta, anche se il voto di condotta riguarda il comportamento generale dell’alunno. In ogni caso la scuola deve dare allo studente minorenne la possibilità di rimediare, dando segno di maturità.

note

[1] Circolare Min. Pubblica Istruzione n. 30 del 15.03.2007 e n. 3602 del 4.07.2008.

[2] Tar Lombardia, ord. n. 654 del 24.05.2017.

Autore immagine: Pixabay.com

Ordinanza Tar Lombardia Milano 24 maggio 2017 numero 654

Pubblicato il 24/05/2017

  1. 00654/2017 REG.PROV.CAU. N. 00922/2017 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 922 del 2017, proposto da:

-OMISSIS-in Qualità di Esercente La Potestà Genitoriale Sulla Minore -OMISSIS-, -OMISSIS-in Qualità di Esercente La Potestà Genitoriale Sulla Minore -OMISSIS-, rappresentati e difesi dall’avvocato Paolo Maria Zappa, con domicilio eletto presso il suo studio in Cernusco Sul Navigli, via Uboldo 14;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1; Istituto Comprensivo via San Francesco 5 Carugate non costituito in giudizio;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

a)Della sanzione disciplinare comminata dall’Istituto Comprensivo Via S. Francesco 5, con sede in Carugate, Via S. Francesco 5, a -OMISSIS- in data 13.2.2017 Prot. N° 759/fp, conosciuto in data 14.2.2017 in sede di consegna ai genitori ricorrenti delle valutazioni scolastiche del primo

quadrimestre, provvedimento emesso dall’Equipe pedagogica in persona del Coordinatore – OMISSIS-e dal Dirigente Scolastico Dott.ssa -OMISSIS-, nonché di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali, e dei seguenti ulteriori atti:

b)Del verbale relativo al Consiglio di Classe della III A dell’Istituto Comprensivo Via S. Francesco 5, con sede in Carugate, Via S. Francesco 5 tenutosi in data 8.2.2017, relativamente alla votazione di comportamento attribuita a -OMISSIS- dall’Istituto Comprensivo Via s. Francesco 5, con sede in Carguata, Via S. Francesco 5 in data 08.02.2017, conosciuto in data 14.2.2017 in sede di consegna ai genitori ricorrenti delle valutazioni scolastiche del primo quadrimestre, provvedimento emesso dal Dirigente Scolastico Dott.ssa -OMISSIS-, nonché di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali, e dei seguenti ulteriori atti:

c)della decisione assunta dall’ Organo di Garanzia dell’Istituto Comprensivo Via s. Francesco 5, con sede in Carugate, Via S. Francesco 5, Prot.1433, in data 10.3.2017 e comunicata alla scrivente difesa mezzo pec in data 11.3.2017.

d)di ogni altro eventuale atto e/o provvedimento, anche non conosciuto, preparatorio, presupposto, connesso e conseguenziale, comunque lesivo della posizione della figlia dei ricorrenti;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2017 il dott. Alberto Di Mario e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto che il ricorso ad un primo sommario esame risulta assistito dal necessario fumus boni iuris, con riferimento alla sanzione del richiamo scritto, in quanto:

– l’accertamento dei fatti da parte dell’amministrazione non è stato completo, dovendosi valutare prima la condotta più grave, che è quella di chi ha fatto il video (che non è la ricorrente) e poi di chi vi abbia partecipato (la ricorrente), oltre a valutare se la pubblicazione del video sia avvenuta con il consenso dell’interessata o meno;

– nel sistema sanzionatorio, pur doveroso, delle condotte di minori della scuola dell’obbligo assume rilievo fondamentale la consapevolezza del disvalore della condotta e la rottura del nesso di omertà con i corresponsabili, che, se presenti, assumono valore estintivo della punibilità delle condotte e che non risultano valutate nel caso concreto.

Ritenuto che il voto in condotta non possa essere accomunato nel giudizio alla sanzione disciplinare perché ha per oggetto un comportamento più generale ed è emanato da un organo diverso, e, di conseguenza, non possa essere sospeso, fermo restando che, trattandosi del primo quadrimestre, la scuola deve comunque dare la possibilità alla ricorrente di rimediare, dando così segno di maturità

P .Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), accoglie in parte l’istanza cautelare e per l’effetto:

  1. a) sospende la sanzione disciplinare del richiamo scritto;
  2. b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 20 marzo 2018 .

Compensa le spese della presente fase cautelare.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, commi 1,2 e 5 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, manda alla Segreteria di procedere, in caso di riproduzione in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, all’oscuramento delle generalità del minore, dei soggetti esercenti la potestà genitoriale o la tutela e di ogni altro dato idoneo ad identificare il medesimo interessato riportato sulla sentenza o provvedimento.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Ugo Di Benedetto, Presidente

Alberto Di Mario, Consigliere, Estensore Valentina Santina Mameli, Primo Referendario

L’ESTENSORE Alberto Di Mario

IL SEGRETARIO

IL PRESIDENTE Ugo Di Benedetto

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI