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Lo sai che? Chi fa un colloquio di lavoro e non viene assunto che diritto ha?

Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

Se la mancata assunzione avviene per un fatto discriminatorio, l’azienda è punibile con sanzione. Ecco come si deve svolgere il colloquio. 

Valutazioni oggettive e valutazioni soggettive. Su questi due tipi di considerazioni si basano i colloqui di lavoro. Quando un candidato viene chiamato dall’azienda a cui ha mandato il curriculum, deve essere sottoposto – di norma – non una ma anche tre-quattro volte al filtro del dirigente di turno, dell’ufficio del personale, a volte di quello del datore di lavoro per poter superare ogni ostacolo e portare a casa la lettera d’assunzione.

Ma che succede se quella lettera di assunzione viene negata dietro la tipica frase «le faremo sapere»? Chi fa un colloquio di lavoro e non viene assunto che diritto ha? Dipende da come sono state argomentate quelle valutazioni oggettive e soggettive, cioè dai criteri con cui una candidatura è stata esclusa a favore di un’altra.

Nessuno ha il sacrosanto diritto ad essere assunto solo per aver fatto un colloquio di lavoro: non è detto che la sua debba essere per forza la candidatura migliore (se lui passa la selezione, c’è sempre qualcuno che resta fuori e che può fare la stessa considerazione). Ma non ha nemmeno il diritto di essere escluso per un fatto discriminatorio o senza sapere il perché.

Come si deve svolgere un colloquio di lavoro

Le regole di un colloquio corretto sono stabilite dallo Statuto dei lavoratori [1]. L’articolo 8 vieta al datore di lavoro di indagare su alcuni aspetti del candidato all’assunzione. Ad esempio, non è lecito chiedere se è iscritto ad un partito politico o ad un sindacato. E, soprattutto se donna (perché questo, purtroppo, accade piuttosto spesso), il datore di lavoro non può chiedere se è sposata, se intende avere dei figli a breve, ecc.

In altre parole, all’azienda devono interessare soltanto quelle informazioni che abbiano a che fare con la formazione accademica del candidato o con le sue capacità a svolgere quella determinata mansione per la quale è stato convocato (e non per una qualsiasi). Capacità che possono essere valutate anche attraverso dei test psico-attitudinali ma soltanto se i risultati servono a sapere se il candidato è idoneo e se vengono rispettate le norme della privacy.

Non è possibile nemmeno acquisire delle informazioni su eventuali carichi pendenti del candidato con la giustizia: per la Costituzione italiana, infatti, nessuno è considerato colpevole finché non c’è una condanna definitiva [2].

Dev’essere, inoltre, garantita durante un colloquio di lavoro la parità di trattamento al di là della razza, dell’origine etnica, della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età e dell’orientamento sessuale [3]. Non è possibile, dunque, pubblicare un’inserzione in cui si cerca soltanto una donna o un uomo di una certa fascia di età.

 

I diritti di chi non viene assunto per discriminazione

Come già detto, nessuno può avere la certezza matematica di ottenere un posto di lavoro dopo un colloquio, a meno di essere il solo candidato, cosa più unica che rara. Se l’azienda preferisce un’altra persona perché le sue capacità, la sua esperienza e la sua formazione sono più adatte, l’unica cosa da fare è incassare il colpo e cercare altrove sperando di avere maggiore fortuna.

Ma chi non viene assunto dopo un colloquio di lavoro per un motivo discriminatorio, che diritto ha? Ha il diritto di segnalare l’azienda all’autorità competente. Chi, infatti, esclude una persona da un posto di lavoro per un motivo che non ha a che fare con le sue capacità (cioè per ragioni di sesso, razza, religione, idee politiche o sindacali, ecc.) commette un illecito amministrativo ed è punibile con una sanzione che va dai 5.000 ai 10.000 euro [4].

A questo proposito, è irrilevante il tipo di contratto per il quale si propone il candidato, che sia a tempo determinato o indeterminato oppure a progetto.

Lo stesso orientamento è da applicare a chi ha fatto un colloquio di lavoro per uno stage formativo in azienda, oltre che per i percorsi di formazione e orientamento professionali.

note

[1] Legge n. 300/1970.

[2] Art. 27 Cost. italiana.

[3] Dlgs. N. 215/2003 e 216/2003.

[4] Dlgs. N. 7/2016.

Autore immagine: 123rf.com


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