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Lo sai che? Cosa provare per ottenere il risarcimento danni?

Lo sai che? Pubblicato il 28 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 luglio 2017

Per ottenere il risarcimento occorre provare il danno effettivamente subito e il rapporto di causa-effetto tra questo danno e la condotta del soggetto che lo ha provocato.

Il fatto di essere stati danneggiati da altri non consente di ottenere sempre e automaticamente il risarcimento. Oltre al danno, infatti, è necessario rimostrare che la lesione è dipesa dal comportamento colpevole o in malafede di un altro soggetto (appunto il responsabile). Questa relazione va tecnicamente sotto il nome di «nesso di causalità». Anche se Tizio commette un illecito non deve risarcire i danni subiti da Caio che si sarebbero ugualmente verificati anche senza la sua condotta. Ecco spiegato il motivo per cui molte richieste di risarcimento vengono rispedite al mittente dai tribunali italiani. Cerchiamo di capire meglio cosa provare per ottenere il risarcimento danni esaminando la vicenda trattata da una sentenza del Tribunale di Vasto [1].

La vicenda

La proprietaria di un terreno faceva causa a una ditta di fuochi pirotecnici, chiedendo di essere risarcita per un incendio che aveva distrutto la sua proprietà. Secondo la donna, infatti, le fiamme erano divampate a causa dei fuochi pirotecnici durante la festa patronale del paese, fuochi che, accesi in maniera del tutto superficiale degli operai della ditta, avevano causato il disastro.

Risarcimento danni: quando chiederlo?

Se una persona danneggia un’altra persona, quest’ultima può farle causa per chiedere e tentare di ottenere un risarcimento; tamponamenti, truffe da parte di negozianti furbetti, vicini di casa rumorosi che non ci fanno chiudere occhio la notte: è solo qualche esempio di ciò che può avvenire.

La somma richiesta viene calcolata nell’atto di citazione in giudizio dallo stesso danneggiato. Chiaramente, non sarà quella la cifra esatta che egli otterrà: si tratta, più che altro, di un’indicazione che fornisce al giudice, l’unico che potrà stabilire se il danneggiato merita di essere risarcito e quanti soldi gli spettano. Per intenderci, se una persona ha parcheggiato l’auto sotto casa e il vicino, nel fare manovra, gliel’ha graffiata leggermente, non si potrà chiedere un risarcimento di, poniamo, 5000 euro. Una richiesta di questo genere sarà sicuramente respinta dal giudice che stabilirà una somma diversa, pari, ad esempio, a 200 euro, dopo aver esaminato le prove e le valutazioni, anche tecniche, che saranno effettuate nel corso del processo. Conviene prestare massima attenzione a questo aspetto: meglio “volare bassi” e non esagerare perché se il giudice ritiene la cifra chiesta troppo alta non solo respinge la domanda ma potrebbe anche negare la restituzione delle spese processuali anticipate.

Risarcimento danni: cosa provare?

Non è tutto. Come abbiamo detto all’inizio, la richiesta di risarcimento deve essere basata su elementi ben precisi: il danno per cui si chiede l’indennizzo deve essere  conseguenza immediata e diretta del comportamento del danneggiante. In altre parole, la persona danneggiata deve sempre dimostrare che il pregiudizio si trova in rapporto di causa-effetto rispetto alla condotta del danneggiante (è la cosiddetta prova del nesso causale).

La prova del danno potrà essere data con elementi diversi a seconda del tipo di pregiudizio che si lamenta:

  • se il danno è di tipo patrimoniale, perché consiste in una perdita economica, lo si può provare in via documentale (con fatture, scontrini), per testimoni, con perizie, ecc…: pensiamo al danno subito per la mancata consegna di merce già pagata; basterà esibire la fattura che ci ha rilasciato il venditore;
  • se si tratta di un danno non patrimoniale – ad esempio, un danno morale – occorrerà procedere con perizia psicologica oppure trovare dei testimoni che riferiscano le sofferenze subite;
  • in caso di danno biologico, si potranno esibire dei certificati medici o delle perizie medico-legali da cui emerga la lesione subita: ad esempio, nel caso di un sinistro stradale che ha provocato alla vittima fratture e ferite varie.

Nella sentenza, la domanda della proprietaria del terreno è stata rigettata proprio in base a quanto appena detto: il giudice, esaminando le prove e la consulenza tecnica effettuata, si è reso conto che il terreno in cui era scoppiato l’incendio era periodicamente soggetto a eventi dello stesso tipo in quanto altamente infiammabile per presenza di erba secca. In pratica, non avendo la donna provato il nesso di causalità tra la negligenza degli operai e l’incendio, ha escluso che il danno si sia verificato per la condotta della ditta e ha considerato che fattori determinanti fossero stati le condizioni ambientali, l’elevata temperatura dell’ora del giorno, le sterpaglie secche presenti nella zona dei fuochi e il vento caldo che soffiava in quel momento.

note

[1] Trib. Vasto sent. n. 135 del 14.04.2017.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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1 Commento

  1. Il risarcimento si può chiedere direttamente all’interessato senza passare per vie giudiziari? tipo che tizio mi rompe una sedia di mia proprietà di 20 euro e caio me li da subito, nel momento, senza fare diffide, ecc. Poi volevo sapere; per risarcimenti danni esigui quanto costerebbe l’avvocato di solito per avere un’idea?

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