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I diritti di chi si fa ricoverare in una clinica privata

14 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2017



Per la degenza in una clinica accreditata, come in un ospedale pubblico, paga la Regione (extra a parte). Per quella non convenzionata, si anticipano le spese.

La scelta di farsi ricoverare in una clinica privata, nella maggior parte dei casi, viene dettata da due fattori: il tempo e la specializzazione. La struttura pubblica ha delle liste di attesa più corpose e, quindi, più lunghe. Quella privata garantisce un ricovero più veloce. Inoltre, spesso si sceglie una clinica privata perché più specializzata su un determinato problema, senza nulla togliere all’équipe di un ospedale gestito dal Servizio sanitario nazionale.

C’è un’altra differenza per nulla irrilevante tra la clinica privata e l’ospedale pubblico: i costi. La prima, nell’immaginario collettivo, è riservata a chi se lo può permettere. Il secondo viene identificato come quello «di massa».

Eppure non tutte le cliniche private hanno un costo proibitivo per un ricovero, grazie al fatto che sono convenzionate con il Ssn. E quelle non accreditate, comunque, danno la possibilità di usufruire di rimborsi e detrazioni in alcuni casi. Vediamo.

Il ricovero in una clinica privata accreditata

I diritti di chi si fa ricoverare in una clinica privata accreditata, cioè convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, non si discostano molto da quelli di chi si fa ricoverare in un ospedale pubblico. Il vantaggio che può ottenere, al massimo (e non è poco), è quello di accelerare i tempi del ricovero o di mettersi nelle mani di un’équipe specializzata in una certa patologia.

E’ importante precisare che, dal momento in cui in qualsiasi regione il cittadino ha il diritto di scegliere il luogo di cura, è possibile orientarsi verso un ospedale pubblico o verso una clinica privata convenzionata in regime di Sistema sanitario nazionale. Basterà farne richiesta al medico di base.

Alla clinica privata accreditata si arriva sempre dietro impegnativa del proprio medico. Le regole per l’accesso, la degenza e le dimissioni sono le stesse di un ospedale pubblico. Lo è anche la gratuità dei servizi al cittadino. La Regione provvede al rimborso dei costi in base alla convenzione con le singole strutture.

Il paziente dovrà adeguarsi ad un regime di degenza uguale a quello di un ospedale pubblico, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Ma quelli che lo desiderano, possono usufruire di qualche servizio extra: ad esempio una camera singola in un reparto separato con un trattamento simile a quello di un servizio alberghiero. In tutto, ovviamente, a spese del malato. Basta precisarlo al momento della prenotazione del ricovero.

Il ricovero in una clinica privata non accreditata

Se, invece, il paziente sceglie per qualsiasi motivo (opportunità, comodità, velocità e specializzazione nelle cure) di farsi ricoverare in una clinica privata non accreditata, dovrà anticipare le spese, per poi recuperarne solo una parte tramite rimborso della Asl.

Il rimborso si può ottenere chiedendo all’Azienda sanitaria di competenza la relativa autorizzazione, presentando la proposta di ricovero redatta dal medico di famiglia.

Le spese mediche sono detraibili nella misura del 19% entro il tetto massimo di 129,11 euro. Anche le spese sostenute presso una clinica privata non convenzionata per la degenza sono detraibili. Rientrano, ad esempio, anche le differenze di classe, imputabili, ad esempio, alla presenza o meno del bagno in camera [1] ma non quelle che non sono strettamente legate alle esigenze del malato: il pernottamento di un parente, l’abbonamento giornaliero alla televisione, il telefono in camera, ecc. [2]. Insomma, chi vuole in comfort extra, lo paga. Senza detrazione alcuna.

note

[1] Circ. n. 122/E del 1999.

[2] Circ. n. 14/E del 1981.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Attenzione! 129,11 euri non è il tetto massimo entro cui detrarre, ma la franchigia indetraibile.

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