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Risarcimento dello Stato per la vittima di violenza

28 Maggio 2017


Risarcimento dello Stato per la vittima di violenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Maggio 2017



Se il colpevole è nullatenente, la vittima può ottenere un indennizzo da parte dello Stato, ma deve dimostrare l’insolvenza del soggetto condannato.

Chi è vittima di un reato violento e intenzionale può chiedere il risarcimento dallo Stato se il colpevole, condannato con sentenza definitiva, è nullatenente e non ha i soldi per risarcire la parte lesa. È quanto prevede una legge approvata l’anno scorso [1]. Ma attenzione: per ottenere l’indennizzo è necessario dimostrare l’insolvenza del condannato attraverso la prova di aver tentato, invano, di aggredire il patrimonio di quest’ultimo. È quanto chiarito dal Tribunale di Torino con una recente sentenza [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona il risarcimento dello Stato per la vittima di violenza.

Indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti

Lo Stato italiano è tenuto a risarcire la vittima di un reato doloso (ossia intenzionale) commesso con violenza alla persona (si pensi alla violenza sessuale, alle lesioni personali aggravate, alle percosse aggravate, ecc.) oppure alla vittima del reato di sfruttamento del lavoro. L’indennizzo scatta però solo se:

  • il responsabile non ha le possibilità economiche per pagare la condanna inflittagli dal giudice;
  • il responsabile è rimasto ignoto.

L’indennizzo dello Stato viene elargito per la rifusione delle spese mediche e assistenziali. Tuttavia, per i fatti di violenza sessuale e di omicidio l’indennizzo è comunque elargito anche in assenza di spese mediche e assistenziali.

Per ottenere l’indennizzo è necessario che ricorrano le seguenti condizioni:

  • la vittima deve avere un reddito annuo non superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;
  • la vittima deve aver tentato, invano, il pignoramento nei confronti dei beni del responsabile al fine di ottenere da questi il risarcimento del danno (anche in forza di una condanna a titolo di provvisionale);
  • la vittima non deve aver concorso, anche colposamente, alla commissione del reato oppure di reati connessi al medesimo;
  • la vittima non deve essere stata condannata per evasione fiscale per Irpef e Iva;
  • la vittima non deve aver percepito, per lo stesso fatto, somme erogate a qualunque titolo da soggetti pubblici o privati.

Come chiedere l’indennizzo per le vittime di violenza?

La domanda va presentata entro 60 giorni dalla sentenza dall’interessato (o, se questi è deceduto, dai suoi eredi) con i seguenti documenti:

  • copia della sentenza di condanna;
  • documentazione attestante l’infruttuoso esperimento del pignoramento per il risarcimento del danno nei confronti dell’autore del reato;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sull’assenza delle condizioni ostative prima viste;
  • certificazione medica attestante le spese sostenute per prestazioni sanitarie oppure certificato di morte della vittima del reato.

Necessario il previo pignoramento

Il tribunale di Torino ha sottolineato la necessità di tentare prima il pignoramento per vedersi accolta la domanda di risarcimento. In altre parola bisogna dimostrare che il responsabile del reato è insolvente almeno quando questi è ben identificato (tale condizione invece non è necessaria quando il colpevole resta ignoto). Non basta neanche far presente che condannato sia recluso perché ciò non implica che prima della detenzione fossa privo di redditi o titolare di crediti oltre che beni mobili e immobili potenzialmente aggredibili.

note

[1] Art. 11 e 12 L. n. 122/2016.

[2] Trib. Torino, sent. n. 2067/2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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