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Querela per falsa testimonianza

4 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 giugno 2017



Se qualcuno testimonia il falso contro di te, davanti ad un giudice, puoi querelarlo per falsa testimonianza.

Se un amico ti chiede di testimoniare in suo favore in un processo civile o penale, accetta di farlo solo se eri presente ai fatti e dici esclusivamente la verità. In caso contrario, per aiutare il tuo amico, rischierai di subire una querela per falsa testimonianza. Ciò significa che sarai processato dinanzi ad un tribunale monocratico e potrai essere punito con la pena della reclusione da un minimo di due ad un massimo di sei anni.

Cos’è la falsa testimonianza?

Commette il reato di falsa testimonianza chiunque:

  • deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale;
  • afferma il falso, nega il vero, o tace ( in tutto o in parte) ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato [1].

I testimoni sono quelle persone che, avendo assistito ai fatti sui quali si svolge l’indagine o il processo,  vengono interrogati alla presenza del giudice che deve valutarne l’attendibilità. Ai testimoni che devono essere sentiti in un processo viene notificata, da un ufficiale giudiziario (o anche a mezzo di lettera raccomandata), la citazione a comparire in un giorno ed un orario precisati davanti ad un giudice (anch’egli indicato).

La citazione indicherà se si tratta di una procedura civile o penale ed, in quest’ultimo caso, chiarirà qual è il soggetto (imputato) nei cui confronti il testimone dovrà essere interrogato. Normalmente le testimonianze  (sia nelle cause civili che nei processi penali) vengono rese a distanza di molti anni dai fatti da raccontare ma  il pubblico ministero ed i difensori (soprattutto se gli stessi fatti sono già stati narrati, durante le indagini, alla polizia giudiziaria) cercheranno di ricordare ai testimoni ciò che, con il tempo, hanno dimenticato o ricordano meno bene. L’importante, però, è che raccontiate sempre ciò che siete sicuri di aver visto e sentito e che non mentiate mai, altrimenti l’imputato potrà sporgere querela nei vostri confronti per falsa testimonianza.

Se per qualsiasi valido motivo (di salute o di lavoro) il testimone non può comparire, sarà indispensabile, prima dell’udienza, far pervenire alla cancelleria del giudice una giustificazione corredata da certificati medici o attestati.

L’assenza non giustificata potrebbe comportare per il testimone la condanna al pagamento di una somma che va da un minimo di cento euro ad un massimo di mille euro e potrebbe determinare l’ accompagnamento coattivo (con le forze dell’ordine) [2]. L’orario indicato nella citazione, spesso, è generico: nei processi penali, normalmente, la convocazione dei testimoni avviene per le ore nove del mattino, ma questo non significa che la testimonianza verrà assunta in quell’ora o in ora prossima a quella, in quanto l’audizione potrebbe aver luogo anche nella tarda mattinata o addirittura nel pomeriggio.

Nelle cause civili, invece, sono indicati orari più precisi per l’ascolto dei testimoni; tuttavia se i testimoni fossero numerosi, tra l’ora fissata e quella dell’audizione potrebbe trascorrere parecchio tempo.

La testimonianza nelle cause civili e penali

Nelle procedure civili, il giudice  pone le domande al testimone e provvede a far verbalizzare subito le risposte che, successivamente, sono rilette e sottoscritte dal testimone: gli avvocati possono chiedere al giudice di porre ulteriori domande o di avere chiarimenti sulle risposte. (E’ bene dire che, nella prassi, soprattutto quando un giudice ha molte procedure da trattare, capita spesso che siano gli avvocati stessi a porre le domande e verbalizzare e poi sottoporre il verbale al giudice).

Nel processo penale, il testimone è esaminato innanzitutto dalla parte che lo ha citato (esame diretto) e, subito dopo, dalle altre parti (controesame) che potrebbero cercare di ottenere ulteriori informazioni sui fatti narrati, o vagliare l’attendibilità del testimone ponendogli le stesse domande ed inducendolo in contraddizione con la testimonianza già resa nella prima fase: se il giudice lo riterrà necessario, potrà porre a sua volta delle domande (ma per ultimo).

Prima di procedere all’esame del teste, quest’ultimo dovrà leggere una formula di rito, cioè un giuramento con il quale si impegna a dire tutta la verità ed a non nascondere nulla di quanto a sua conoscenza.

Nel processo penale il testimone:

  •      non è obbligato a rispondere  a domande le cui risposte potrebbero provocare la propria incriminazione per qualche reato;
  • non è obbligato a testimoniare se il processo riguarda i suoi ascendenti, i suoi discendenti, il coniuge, i fratelli o sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti;
  •  non è obbligato a deporre se ha conosciuto i fatti come ministro di una confessione religiosa, ed, in determinate situazioni, se li ha conosciuti come notaio, medico, chirurgo, farmacista, ostetrica, esercente una professione sanitaria.

Che succede se il teste mente?

Il testimone che sia ritenuto falso o reticente può essere assoggettato a procedimento penale.

Potrebbe accadere che il pubblico ministero o il giudice si rendano conto della falsa testimonianza proprio mentre il teste depone; a quel punto  l’escussione può (in realtà dovrebbe) essere sospesa con invio degli atti alla procura della Repubblica affinché proceda contro il testimone per il reato di falsa testimonianza.

Qualora, invece, la falsità della testimonianza di palesi successivamente, l’imputato potrà provvedere a sporgere querela per falsa testimonianza.

Il reato di falsa (o reticente) testimonianza è punito con una pena da due a sei anni di reclusione (salvo che ricorrano circostanze che aggravino la pena).

note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Art. 255 cod. proc. civ.


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