Diritto e Fisco | Articoli

Denaro ricevuto da un amico e non dichiarato: cosa rischio?

1 giugno 2017


Denaro ricevuto da un amico e non dichiarato: cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2017



Un amico mi ha versato mensilmente una somma di denaro. Non ho mai dichiarato nulla. Cosa rischio e cosa posso fare ora?

Le problematiche attinenti alla materia fiscale possono sorgere facilmente, poiché il Fisco possiede strumenti di controllo degli acquisti dei cittadini, il cosiddetto Redditometro, che incrociano quanto si guadagna con quanto si spende [1]. Il Redditometro è uno strumento accertativo presuntivo (cosiddetto sintetico) che fornisce una prima stima del reddito sinteticamente attribuibile alla persona fisica in base alla scelta e misurazione di certi elementi indicativi di capacità contributiva. Se viene rilevato uno scostamento superiore al 20%, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere la provenienza di tali somme e, se non si è in grado di fornirne la giustificazione, sarà automatico il sospetto che esse provengano da redditi “in nero”, ossia non dichiarati al Fisco.

La scrittura privata che il lettore dice di aver sottoscritto è a tutti gli effetti equiparabile ad un contratto preliminare di cessione d’azienda e, poiché il negozio non è stato effettivamente ceduto alla società con la quale ha intrattenuto i rapporti, lo stesso non si è perfezionato, anche da un punto di vista fiscale, questo giustifica la mancata dichiarazione delle somme.

Pertanto, è consigliabile procedere alla restituzione degli importi ricevuti, anche in forma rateale, prevedendo, qualora le parti lo convengano, il trattenimento di una somma a titolo di parziale soddisfo del non perfezionamento nei termini della vendita, in quanto, rifacendosi alla citata scrittura privata, è stata la parte promissaria acquirente a disattendere quanto pattuito, mentre la parte promissaria venditrice, si è vista costretta suo malgrado a prendere atto di tale decisione. Per questa ragione è importante predisporre una nuova scrittura privata, tra le parti coinvolte nella vicenda, con la quale evidenziare:

  • la natura del versamento periodico;
  • la risoluzione dell’accordo precedente per mancata vendita;
  • il trattenimento di una percentuale della somma, convenzionalmente definita tra le parti, a parziale ristoro del mancato guadagno.

L’eventuale somma riconducibile al ristoro del mancato guadagno, anche ai fini fiscali, dovrebbe essere trattata come il corrispettivo della vendita al nuovo acquirente, ossia dichiarata tra i redditi diversi [2]. Quanto detto viene confermato dalla Agenzia delle Entrate [3]: in sede di contraddittorio il contribuente potrà fornire la prova relativa:

  • alla formazione della provvista, che potrebbe anche essersi realizzata nel corso di un periodo diverso rispetto ai quattro anni indicati nel decreto;
  • all’utilizzo della provvista per l’effettuazione dello specifico investimento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 38 d.P.R. n. 600 del 29.09.1973.

[2] Ex art. 67 Tuir.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI