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Lo sai che? Come fare a usare metà del bene se l’altra metà è sequestrata?

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2017

Sono proprietario del 50% di un appartamento indiviso, per l’altra metà sotto sequestro conservativo della Corte dei Conti in favore della Provincia. Nessun esproprio è stato compiuto. Come sbloccare la situazione?

Situazioni come quella che ci occupa evidenziano che istituti quali, ad esempio, l’esecuzione forzata o il sequestro conservativo possano colpire uno o più beni indivisi, ossia beni che appartengono al debitore soltanto pro quota. Quindi, nel caso di specie, il proprietario si trova nell’effettiva impossibilità di disporre della sua porzione di bene perché viene inevitabilmente coinvolto nella vicenda espropriativa a causa della situazione debitoria che ha dato causa all’esecuzione, pertanto la sua sfera giuridica viene incisa in maniera più o meno significativa.

Inoltre, se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile, il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa [1]. Pertanto, tendendo conto della riforma attuata con la legge n. 80 del 14 maggio 2005, per uscire da tale posizione di immobilismo, si suggeriscono due strade:

  1. la separazione in natura del bene, qualora possibile, procedendo, coadiuvato da tecnici esperti alla redazione di un progetto apposito da presentare, su istanza, al giudice dell’esecuzione;
  2. l’instaurazione di un procedimento giudiziale di divisione nelle forme del rito ordinario innanzi al giudice dell’esecuzione, funzionalmente competente [2].

La separazione della quota in natura, da effettuarsi dal giudice dell’esecuzione con ordinanza, rappresenta la soluzione preferita dal legislatore anche se a volte nella pratica si presenta di difficile realizzazione in considerazione della tipologia di immobili assoggettati a vincoli di diverso genere. L’alternativa alla separazione della quota in natura è, come detto, l’instaurazione del giudizio di divisione, propriamente finalizzato a far cessare lo stato di comunione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 600 cod. proc. civ.

[2] Art. 181 disp. att. cod. proc. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI – 3 Civile, 19.03.2013, n. 6809

In tema di esecuzione forzata su beni indivisi, mentre è consentita l’espropriazione dell’intera quota delle cose comuni spettante ad uno dei comproprietari, limitatamente a tutti i beni di una determinata specie (immobili, mobili o crediti), non è ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comune comprenda più cose della stessa specie, atteso che, potendosi assegnare al debitore, in sede di divisione, una parte di altro bene compreso nella medesima massa, il pignoramento rischierebbe di non conseguire i suoi effetti, per inesistenza, nel patrimonio del debitore, oggetto dell’esecuzione.

Corte di Cassazione, sez. II, 02.02.1999, sentenza n. 857

Nel giudizio di divisione ereditaria di un bene riscontrato non divisibile, le migliorie apportate da uno dei condividenti allo stesso vengono a fare parte, per il principio dell’accessione, al bene stesso, con la conseguenza che di esse deve tenersi conto ai fini della stima del bene, nonché della determinazione delle quote e della liquidazione dei conguagli.

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