HOME Articoli

Lo sai che? Tv nuova non funzionante: cosa posso fare?

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2017

Ho acquistato un tv non funzionante che, dopo 2 anni, mi hanno sostituito. Mi hanno detto che la garanzia ha validità non dal giorno di ritiro del prodotto sostituito nuovo ma dall’acquisto della tv non funzionante. È vero?

Per fornire una risposta esauriente non si può non partire da ciò che la legge prescrive in casi come quello del lettore.

Il Codice del consumo [1] stabilisce che il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, o ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto. Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro. È da considerare eccessivamente oneroso uno dei due rimedi se impone al venditore spese irragionevoli in confronto all’altro, tenendo conto:

  1. del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di conformità;
  2. dell’entità del difetto di conformità;
  3. dell’eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore.

Le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene. Le spese si riferiscono ai costi indispensabili per rendere conformi i beni, in particolare modo con riferimento alle spese effettuate per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali. Il consumatore può richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni:

  1. la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;
  2. il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro un termine congruo;
  3. la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

Nel determinare l’importo della riduzione o la somma da restituire si tiene conto dell’uso del bene. Dopo la denuncia del difetto di conformità, il venditore può offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio disponibile, con i seguenti effetti:

  1. qualora il consumatore abbia già richiesto uno specifico rimedio, il venditore resta obbligato ad attuarlo, con le necessarie conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo, salvo accettazione da parte del consumatore del rimedio alternativo proposto;
  2. qualora il consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, il consumatore deve accettare la proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio.

Un difetto di conformità di lieve entità per il quale non è stato possibile o è eccessivamente oneroso esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione, non dà diritto alla risoluzione del contratto.

Il venditore è responsabile quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene. Il consumatore decade dai diritti se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha occultato. Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità.

L’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene; il consumatore, che sia convenuto per l’esecuzione del contratto, può tuttavia far valere sempre i diritti di cui si è detto, purchè il difetto di conformità sia stato denunciato entro due mesi dalla scoperta e prima della scadenza del termine di cui al periodo precedente.

Questo è ciò che la legge dispone nel caso in cui beni mobili acquistati da un consumatore presentino dei vizi che ne limitino l’uso per il quale sono destinati. Come si può notare, il consumatore è tenuto a denunciare il vizio entro sessanta giorni dalla scoperta e ha il diritto di chiedere, a sua scelta, entro il termine di due anni dalla consegna del bene (cioè, sostanzialmente, dalla data di acquisto del bene riportata in scontrino o in fattura) al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro. Si tenga conto che nei confronti del consumatore a rispondere dei vizi è solo e soltanto il venditore e non il produttore del bene (il venditore potrà rivalersi, poi, nei confronti del produttore se il vizio è imputabile a difetti attribuibili al produttore medesimo, ma non potrà ritardare la sostituzione o la riparazione del bene nei confronti del venditore scaricando la responsabilità sulla casa produttrice).

Nel caso del lettore, ed in ogni altro caso simile, egli, in presenza del lamentato vizio, aveva diritto di richiedere la riparazione o la sostituzione del prodotto; nel momento in cui gli fu riferito che la riparazione risultava impossibile e gli veniva offerto in sostituzione un altro prodotto, aveva e poteva esercitare i diritti di cui si è detto. Poteva, cioè, accettare o respingere la proposta di sostituzione del bene, scegliendo un altro rimedio fra quelli previsti (congrua riduzione del prezzo o risoluzione del contratto) ma questa alternativa (cioè, da parte sua respingere la proposta di sostituzione del bene e chiedere, invece, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto) sarebbe stata possibile solamente se:

  1. la riparazione e la sostituzione fossero state impossibili o eccessivamente onerose;
  2. il venditore non avesse provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine congruo;
  3. la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata avessero arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

In ogni caso, nel momento in cui il lettore ha accettato la sostituzione, così come gli è stata proposta, è venuta meno ogni possibile ipotesi di ottenere altro rimedio astrattamente possibile (riduzione prezzo o risoluzione contratto). Il fatto poi, che, fortunatamente, il bene sostituito non gli abbia arrecato notevoli inconvenienti, è condizione che gli impedisce di richiedere ulteriori azioni al venditore. Se invece il bene sostituito avesse presentato vizi e manifestato inconvenienti, il lettore avrebbe potuto chiedere, sempre al venditore, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto (con la restituzione del prezzo corrisposto).

Infine, si rammenta che non sono a carico del consumatore tutte le spese occorrenti per ottenere la riparazione o la sostituzione del bene, ivi comprese quelle necessarie per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 130 d. lgs. n. 206 del 2005 dello 06.09.2005.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI