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Caduta ai giardini pubblici: il Comune non è responsabile

22 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 luglio 2017



I genitori che accompagnano i figli ai giardinetti, devono fare attenzione: se il piccolo cade e si fa male, la responsabilità è solo loro che non hanno vigilato a dovere.

Il bambino cade al parchetto comunale e si fa male. Se il danno non è dipeso da un difetto dello scivolo, dell’altalena o da qualche altro vizio di costruzione della giostra, a risarcire non sarà il Comune. Difatti quando i genitori accompagnano i figli al parco giochi devono prestare attenzione perché, se il piccolo si infortuna, la responsabilità sarà soltanto loro che non hanno adottato la normale diligenza e la vigilanza sull’ambiente circostante. I genitori devono insomma tenere quattro occhi aperti e tenere conto della situazione concreta, soprattutto di fronte a una giostra che di per sé è uno strumento potenzialmente pericoloso. In parole povere, in caso di caduta ai giardinetti, non si può ritenere il Comune responsabile. A dirlo è il Tribunale di Urbino [1].

La vicenda

Una donna faceva causa al Comune perché il proprio figlio, giocando su una giostra ai giardinetti pubblici, cadeva riportando seri danni. Affermava che la giostra in questione non era dotata delle dovute misure di sicurezza e chiedeva, pertanto, il risarcimento.

Da parte sua, il Comune sosteneva che la giostra era conforme a tutti i requisiti di legge e che avrebbero dovuto essere gli accompagnatori del piccolo a vigilare su di lui per evitare eventi come quello che si era poi verificato.

Caduta ai giardinetti: di chi è la responsabilità?

Secondo la legge, la pubblica amministrazione (come il Comune) è responsabile per le cose in sua custodia (come, appunto, un parco giochi, i giardinetti, le strade). Ma ciò non significa che sia tenuta a risarcire anche quei danni che possono essere evitati semplicemente usando un minimo di diligenza e precauzione: ad esempio, quando un ostacolo o una fonte di pericolo (come è una giostrina al parco) siano chiaramente visibili e i pericoli percepibili. O come quando, mentre si è intenti a parlare al cellulare, si cade a causa di una buca sull’asfalto che è segnalata con appositi cartelli. Se non si fa attenzione, non si può dare la colpa al Comune che non ha riparato la strada.

Se, ad esempio, come nel caso di specie, il bambino si arrampica su una giostra, i genitori o l’adulto che lo accompagna devono prevedere, data la natura del bene, un possibile pericolo e fare in modo che non si verifichi. A maggior ragione se si considera che, nel caso della sentenza, la giostra era un ponte tibetano che è notoriamente pericoloso in quanto costituito da pioli che oscillano e su cui ci si deve camminare per attraversarlo, tenendosi a corde laterali come corrimano. Trattandosi di gioco per bambini che comunque si basa sull’equilibrio, sotto ai pioli è posizionata una pedana di legno atta ad attutire le cadute ed evitare che chi lo attraversa cada direttamente a terra. Ma ciò non toglie che un genitore che accompagna un bambino piccolo in un parco giochi e gli consente di giocare su una giostra del genere, deve avere ben presenti i rischi che ciò comporta. Se non lo fa, non può poi, una volta che la caduta si è verificata, lamentarsi della situazione di pericolo che, invece, era tenuto a calcolare. E chiedere il risarcimento.

note

[1] Trib. Urbino sent. n. 104 dello 07.04.2017.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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