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Editoriali Internet libera per necessità: il problema del copyright

Editoriali Pubblicato il 18 ottobre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 18 ottobre 2012

Internet non vuole essere libera, ma è costretta a esserlo per non mandare tutti in prigione: il problema del copyright.

Tutti dicono di volere una rete libera, senza controllori; e poiché una legge che metta freni a internet sarebbe impopolare, nessuna forza politica si permette di promuovere apertamente bavagli alla rete (salvo qualche imprudente parlamentare, che ogni tanto, isolatamente, ci prova). Ma perché il web non vuole sorveglianti?

Ci sentiremmo più sicuri se, in una rete di strade strette e mal frequentate, specie di notte, fossero istallate le telecamere della polizia. Il web è un po’ come queste strade. Ci sono più criminali nascosti in una connessione wifi di quanti se ne trovino in una via mediamente trafficata.

Sono sicuro che, dinanzi alla necessità, ciascuno di noi chiederebbe garanzie a presidio dei propri movimenti su internet e che, se ciò non avviene, è solo perché ancora non tutti si sono trovati a difendersi da un criminale informatico.

Così, allo stesso modo, credo che ciascuno sia consapevole del fatto che la libertà di una persona termini laddove inizi la libertà di un’altra persona.

Salvo mitomani, pazzi e criminali, nessun cittadino realmente crede di usare la rete per ledere impunemente i diritti altrui.

Se allora il popolo avverte l’esigenza di tutela anche sul web, perché mai, in modo contraddittorio, poi lo stesso popolo non vuole che il web venga controllato?

È una questione di necessità. Come quando faremmo a meno degli autovelox su una strada, pur nella consapevolezza che l’alta velocità altrui potrebbe esserci fatale. Ciò perché dell’autovelox se ne è fatto un uso scriteriato e improprio: per punire chi sfora di cinque chilometri un limite di velocità già di per sé assurdo. Siamo così pronti a rinunciare alla nostra sicurezza pur di non subire i “ricatti” di una forza pubblica formalista e ottusa.

Il paragone è calzante col web. Nessuno accetterà mai un controllo su Internet per non trovarsi incriminato di piccoli peccati veniali. Questi peccatucci si chiamano “violazioni del copyright”.

Ritengo che,  finché non venga definito il problema della proprietà intellettuale, non si creerà mai una forza convergente verso una politica di sicurezza reale su Internet.

Questo piccolo sasso nella scarpa, che si chiama copyright, rischia di compromettere la nostra stessa sicurezza. Pur di essere liberi di scaricare un software, un mp3, un libro, o di condividere un video su Facebook, e non fare magari la fine di Tenenbaum, condannato per violazione del copyright a 675 mila dollari, si preferisce invocare il rispetto di un web libero e franco, abdicando alla possibilità di ottenere tutela dai tribunali.

E’ grave che, pur di difendere un’industria obsoleta e oltranzista – l’industria dei contenuti –, che non riesce ad ammodernarsi, la nostra società sta rinunciando a una tutela legittima.

È incredibile pensare che molti reati di pedopornografia, crimini internazionali e terroristici potrebbero essere sventati se solo i nostri computer contenessero sistemi di controllo – come per esempio Logbox –. Ma ciò sarebbe accettabile solo in un mondo dove i netizen vengano lasciati liberi di creare un giornale online, scaricare una canzone, utilizzare un frame di un film e non essere per ciò accusati di stampa clandestina o di pirateria informatica o di contraffazione.

Ancora una volta un sistema di leggi razionali potrebbe evitare gravi danni alla società. Proprio come gli autovelox che, da strumenti di pura ritorsione contro gli automobilisti, potrebbero essere forme di tutela delle strade.

 


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